Lunedì, 21 Giugno 2021
Grillo tifa Dibba

Di Maio fuori, Di Battista dentro: come cambierebbe il M5s di Conte con il limite di due mandati

L'Avvocato del Popolo non è ancora leader del MoVimento 5 Stelle ma già deve risolvere la grana più spinosa. Da una parte c'è il ministro degli Esteri che spinge per abolire la regola aurea dei grillini. Dall'altra ci sono i barricaderi che vogliono mantenerla per scacciare i governisti. E Grillo si è già schierato. Con loro

Giuseppe Conte non è ancora diventato ufficialmente leader del MoVimento 5 Stelle ma è già nei guai. Dopo il battesimo di fuoco dell'intervista a DiMartedì l'ex premier deve affrontare la questione più spinosa: quella del limite dei due mandati. E a quanto pare si trova già tra due fuochi. 

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Da una parte ci sono infatti i "governisti" del M5s come Luigi Di Maio, che oggi occupano ruoli di primo piano nell'organigramma del governo e gli hanno dato una mano nella scalata alla leadership e, soprattutto, nella guerra alla fine vinta contro l'Associazione Rousseau e Davide Casaleggio. E che molto volentieri gradirebbero una cancellazione o un'eccezione al limite di due mandati che li mette fuorigioco per le prossime elezioni. Dall'altra però c'è la linea dei duri e puri che quella regola vogliono confermarla a tutti i costi. Il che non sarebbe di per sé un guaio, se non ci fosse il problema che tra questi c'è un certo Beppe Grillo. 

Ospite della trasmissione 'Di Martedì' su La7, Conte ha spiegato che la questione relativa a una possibile modifica della regola 'aurea' dei 5 Stelle non sarà affrontata nel nuovo Statuto (che entro la fine di giugno sarà sottoposto al voto degli iscritti sulla nuova piattaforma web). Il nodo, ha sottolineato l'ex premier, sarà sciolto in seguito: "Subito dopo l'approvazione dello Statuto lavoreremo per riformulare, per quanto necessario, codice etico e vari regolamenti. Affronteremo questo tema", ha assicurato il leader in pectore del M5S. Ma la tensione resta alta nei gruppi parlamentari: molti eletti chiedono a Conte di prendere una posizione netta sull'argomento e nell'attesa si guardano bene dal versare i mille euro mensili chiesti per riempire le casse del nuovo Movimento.

Ora però c'è un problema. Come ha ricordato l'AdnKronos, il garante Grillo ha più volte espresso la sua contrarietà all'idea di mandare in soffitta la regola dei due mandati: e stando alle ultime indiscrezioni, il cofondatore del M5S sarebbe tornato a ribadire il concetto anche negli ultimi giorni, blindando quello che di fatto resta uno degli ultimi totem del Movimento. La linea del garante viene sposata da numerosi eletti alla prima legislatura, pronti alle barricate per impedire eventuali modifiche alla regola del doppio mandato (invocate, invece, dai 'veterani'): "Beppe è da sempre lungimirante e ora è necessario tenere la barra dritta sull'inderogabilità di alcuni principi. Il ricambio generazionale e il divieto di concertazione di potere sono valori non rinviabili ad un codice etico post statuto, l'etica non sia in secondo piano", dicono fonti parlamentari della 'nuova guardia'.

"La priorità - afferma Francesco Berti, deputato alla prima legislatura - è riorganizzare il M5S sui territori e fare rete con i consiglieri eletti. Il tema del doppio mandato va affrontato in tempo utile per le prossime elezioni, ma il vero tema è come valorizzare le competenze interne del M5S indipendentemente dal secondo o terzo mandato". Il boccino è nelle mani di Conte, che secondo alcuni rumors avrebbe incontrato nei giorni scorsi Grillo nella villa del comico a Marina di Bibbona per parlare del nuovo Statuto e della Carta dei valori Stelle, documenti che passeranno per un voto sulla nuova piattaforma. Successivamente, entro la fine di giugno, gli iscritti saranno chiamati a esprimersi sulla leadership di Conte.

Attori & Spettatori 

Ma il problema per Conte sarà riuscire a scontentare il minor numero di persone possibile. E questo sembra una mission impossible. Anche se una via d'uscita sembra essere già scritta: quella della consultazione degli iscritti. Una soluzione che sgraverebbe Conte dalle responsabilità, e che metterebbe nei guai Di Maio & Co. Visto che dovrebbero essere coloro che vorrebbero un terzo mandato a esporsi per chiederlo alla base. Ben sapendo che si andranno a scontrare con Di Battista e gli altri che non hanno intenzione di mollare sul tema. 

D'altro canto, spiega oggi Repubblica, derogare al principio che animò il primo V-day del 2007 significherebbe perdere fette di consenso tra i parlamentari al primo mandato, che sono più numerosi; non farlo equivarrebbe a mettersi contro big di prim’ordine, a partire da Di Maio. Il quale dovrebbe tornare a fare l'attivista a 37 anni dopo essere stato vicepremier e ministro in tre governi di fila, compreso quello di Mario Draghi. Da attori tornerebbero ad essere spettatori. Mentre per gli eletti nei governi locali, meno in vista rispetto ai big nazionali, una soluzione parziale come quella del "mandato zero" era già stata trovata e potrebbe essere replicata passandola dai comuni alle Regioni. 

Ma il problema è il parlamento. Dove un governista come Di Maio potrebbe essere costretto a passare la mano a un barricadero come Di Battista. Il che non è necessariamente un male per chi immagina in prospettiva un M5s che ritorna "di lotta" rispetto a quello "di governo" che ha vinto le elezioni nel 2018. Ma questo potrebbe mettere in difficoltà anche la leadership dello stesso Conte, che istintivamente è più facile associare a un Crimi rispetto che a un Dibba. Il M5s si troverebbe nella necessità di fare un altro cambio di pelle dopo quello che lo stesso Conte sta preparando con la sua ascesa al vertice.

Ma riportare dentro Dibba spegnerebbe le velleità di costruzione di un "contromovimento" mostrate da Davide Casaleggio e da alcuni ribelli che in molti danno in uscita. Ma c'è un altro problema da risolvere. Dibba, per tornare, ha chiesto che il M5s tolga la fiducia a Draghi. Dicendosi persino disposto a trattare sul doppio mandato in cambio dell'addio al governo. Lanciando così un segnale di pace a Di Maio. Adesso Grillo vuole fare il contrario. Ma allora Conte cosa conta?

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