Giovedì, 16 Settembre 2021
Politica Palermo

Firme false M5s a Palermo, la Procura chiede 14 rinvii a giudizio

La procura contesta a 11 indagati di aver falsificato materialmente le firme; al cancelliere del tribunale Scarpello, in concorso con Francesco Menallo, di aver dichiarato il falso; a Nuti, candidato alle elezioni del 2012, di aver usato le sottoscrizioni ricopiate

PALERMO - La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per i 14 esponenti del Movimento 5 Stelle indagati nell'ambito dell'inchiesta sulle firme false a sostegno della lista presentata alle elezioni amministrative del capoluogo siciliano, tenute nel 2012.

Tra chi si troverà a comparire davanti al giudice anche per i tre deputati nazionali Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia di Vita, i due deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca dell'Assemblea regionale siciliana, il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello. I reati contestati, a vario titolo, sono il falso e la violazione di una legge regionale del 1960 che recepisce il Testo unico nazionale in materia elettorale. L'articolo 90 del Testo unico punisce con la reclusione da due a cinque anni, "chiunque forma falsamente, in tutto o in parte, liste di elettori o di candidati o altri atti dal Testo Unico destinati alle operazioni elettorali, o altera uno di tali atti veri oppure sostituisce, sopprime o distrugge in tutto o in parte uno degli atti medesimi". 

Dall'indagine è emerso che in molti nel movimento sapevano. E' stata la parlamentare regionale Claudia La Rocca a presentarsi spontaneamente davanti ai magistrati  per raccontare la propria versione dei fatti. Una "mossa" che ha scatenato le ire dei colleghi portando a una "faida" senza esclusione di colpi. I "rivali" hanno poi accusato la stessa La Rocca e dipingendola in un esposto come "manovrata" dal suo legale Ugo Forello, oggi candidato sindaco. 

L'inchiesta

?L'inchiesta è stata riaperta dopo un servizio della trasmissione televisiva Le Iene. In poche ore i pentastellati palermitani avrebbero raccolto 1.200 firme per presentare la lista alle elezioni. Firme che però risulterebbero essere state autenticate a marzo. Secondo la procura, Nuti e un gruppo ristretto di attivisti si sarebbero accorti che per un errore di compilazione le firme raccolte erano inutilizzabili ed era quindi a rischio la presentazione delle candidature. Avrebbero deciso di ricopiare dalle originali le sottoscrizioni ricevute e corretto il vizio di forma.

Come riporta Palermo Today nel dettaglio, il procuratore aggiunto Dino Petralia e il sostituto Claudia Ferrari, contestano a 11 indagati di aver materialmente falsificato le firme. A Nuti, ai tempi candidato a sindaco, si imputa, di avere usato le sottoscrizioni ricopiate. Non c'è infatti la prova della commissione del falso materiale. Per il cancelliere l'accusa è di avere dichiarato il falso affermando che erano state apposte in sua presenza firme che invece gli sarebbero state consegnate dai 5 Stelle. Reato di cui risponde in concorso con Francesco Menallo, avvocato ed ex attivista grillino che consegnò materialmente le firme al pubblico ufficiale per l'autenticazione.

La Procura di Palermo aveva chiuso le indagini lo scorso 9 febbraio. Il reato contestato si riferisce alla ricopiatura, avvenuta nella notte fra il 3 e il 4 aprile 2012, delle firme dei sostenitori della lista, cosa che fu fatta a causa di un errore che avrebbe potuto invalidare tutto. Il reato non viene consumato solo da chi materialmente avrebbe scritto ma anche da chi avrebbe deciso e partecipato a vario titolo al "disegno criminoso": il deputato nazionale Riccardo Nuti, nel 2012 candidato sindaco, è infatti indagato come istigatore, anche se non è accusato di avere ricopiato le firme. Inserire i dati personali dei sottoscrittori non significa averne falsificato le firme, ma riscontra la presenza di tutti nella notte del 2-3 aprile 2012 e rafforza, secondo la procura, le tesi di investigatori e inquirenti.

La consulenza grafologica ha esaminato 310 sottoscrizioni e dà atto della falsità di quasi tutte le firme disconosciute da coloro che in apparenza le avevano apposte: alcune, pur essendo state "smentite" dai diretti interessati, sono state ritenute autografe, mentre su altre viene sospeso il giudizio. E sono quattro gli esponenti del Movimento 5 Stelle per i quali i grafologi nominati dalla Procura di Palermo hanno individuato profili di parziale compatibilità con le mani degli autori della falsificazione delle firme a sostegno della lista grillina. 

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