Sabato, 31 Luglio 2021
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M5s, strappo vicino: voci di scissione, statuto "invisibile" e i numeri di Conte a Camera e Senato

Crimi ha comunicato a Grillo di aver avviato tutti gli adempimenti per le votazioni del comitato direttivo. Lo scontro totale è intorno a una cosa, lo Statuto, che nessuno ha mai visto: è evidentemente una guerra di potere e di posizione. Al Senato la maggioranza dei pentastellati sta con Conte, alla Camera quadro meno chiaro. Di Maio media

Il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi ha comunicato a Beppe Grillo di aver avviato tutti gli adempimenti per lo svolgimento delle votazioni sulla piattaforma SkyVote per il nuovo comitato direttivo. Il ministro Di Maio è andato a casa di Giuseppe Conte per incontrare l'ex premier sullo sfondo delle fibrillazioni interne. Quattro consiglieri capitolini M5s lasciano intanto il Movimento. Il caos pentastellato è ben lontano dall'essere risolto. Secondo alcuni quotidiani oggi in edicola Conte sarebbe pronto al passo d’addio: con lui ci sarebbero quasi cento parlamentari. E' soprattutto al Senato che la stragrande maggioranza dei pentastellati (l'80 per cento dei senatori secondo indiscrezioni) starebbe con l'ex premier, mentre a Montecitorio ci sono ancora molti che restano fedeli a Beppe Grillo, a partire dal capogruppo Crippa. Alla Camera sarebbero molti meno i seguaci dell'avvocato pugliese: con lui starebbe "solo" il 50% dei deputati su un totale di 161 eletti. 

Lo Statuto che non ha visto nessuno

Ieri Crimi ha, attraverso una mail, comunicato al garante di aver avviato tutti gli adempimenti prodromici allo svolgimento delle votazioni per il comitato direttivo, individuando modalità e tempistiche per la presentazione delle candidature. Ma Giuseppe Conte presenterà lo statuto ai parlamentari che glielo hanno chiesto? "Se c’è un invito volentieri, ci mancherebbe, io sono sempre a disposizione dei deputati e senatori", ha detto. Non è chiaro se Conte incontrerà nuovamente Grillo nei prossimi giorni.

"L’assemblea dei deputati del MoVimento 5 Stelle ha avanzato la richiesta di conoscere i contenuti della bozza di statuto e 'carta dei valori' oggetto di discussione degli ultimi giorni. Il capogruppo Davide Crippa, sta portando avanti la richiesta emersa dall’assemblea verificando nel contempo, stando all’evolversi della situazione, la possibilità di incontrare il garante, Beppe Grillo, e la possibilità di un incontro con Giuseppe Conte" rende noto il gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle Camera. Nel Movimento 5 stelle lo scontro totale, va rimarcato, è intorno a una cosa, lo Statuto di Conte, che nessuno ha mai visto: è evidentemente uno scontro di potere e di posizioni: "vecchia" politica allo stato puro. Dello Statuto nessuno sa nulla, tranne quello che l’ha scritto (Conte) e quello che l’ha letto (Grillo). Curioso. "Forse sarebbe opportuno fermarsi tutti un attimo e vedere le carte" ha chiesto, inascoltato, il sottosegretario Sibilia.

Il fuoriuscito Nicola Morra si schiera con Beppe Grillo nel 'duello' interno al M5s con Giuseppe Conte. Il Presidente della commissione Antimafia ha spiegato di essere contrario a un'eventuale "leadership unica" del Movimento. "Credo che fra Grillo e Conte abbia ragione il Garante. Perchè nessuno, a partire dal sottoscritto, può guidare un movimento multiforme, proteiforme e magmatico pensando di poterlo fare da solo, altrimenti si trasforma in partito", ha sottolineato.

Spadafora: "Conte ci ha diviso"

"Auspico ancora l'unità, ma abbiamo la responsabilità di porre presto fine a questo scontro con una soluzione definitiva, per concentrarci sui problemi dei cittadini". A parlare è Vincenzo Spadafora, deputato del Movimento 5 Stelle,già ministro per le Politiche giovanili e Sport nel secondo governo Conte. Intervistato dal Corriere della Sera sulla frattura nel Movimento 5 Stelle e l'uscita di molti pronti a seguire l'ex premier, Spadafora a proposito dell'ex presidente del Consiglio spiega: "Conte è stato un ottimo presidente, apprezzato in Italia e all`estero, ha accompagnato il Paese nel momento più difficile con prudenza e saggezza. Fare il leader politico, però, è un altro mestiere".

"In questi quattro mesi - attacca - ha impostato male il piano politico. Ci ha diviso decidendo di incontrare solo alcuni, senza un processo ampio di partecipazione democratica della base, ma anche del gruppo alla Camera. Non sapere cosa stesse accadendo ha alimentato solo confusione".
"Ciascuno - aggiunge Spadafora in merito al ruolo svolto da Grillo nello scontro con Conte - ha una quota di responsabilità. La chiusura di Conte ha creato molti malumori, in conferenza stampa ha chiesto il voto su un testo chiuso che nessuno di noi aveva letto. Si costruisce così un movimento politico?". Per Spadafora i parlamentari eletti con il Movimento dovrebbero lasciare gli incarichi nel caso seguano Conte che si appresta a fondare un suo partito: "Già in passato ex presidenti del Consiglio hanno pensato che la popolarità bastasse a fondare un partito. Non è mai andata bene. I partiti nati in Parlamento sono storicamente morti con le elezioni. Se si arriverà ad una divisione sarà una scelta non facile, anche perché chi esce dovrebbe per decenza dimettersi dai propri incarichi".

La diffida al comitato di garanzia

"Rispettare la volontà degli iscritti, mettendo da parte le aspirazioni dei singoli". Con una diffida sottoscritta dalle consigliere regionali Francesca De Vito, Antonella Laricchia, Marì Muscarà e da un cospicuo numero di consiglieri comunali, tra cui Matteo Brambilla e Raffaella Andreola, e municipali, il Comitato di Garanzia del M5S era stato formalmente invitato "a porre in essere quanto necessario per procedere agli adempimenti prodromici alle votazioni per consentire l'elezione dei componenti del Comitato direttivo tramite voto sul Rousseau, unica piattaforma abilitata, e ad astenersi dall'avviare procedure per eventuali modifiche statutarie diverse da quelle indicate dagli Stati Generali". Se il Comitato di Garanzia M5S non farà votare l'elezione dell'organo collegiale sulla piattaforma Rousseau, i portavoce si riservano "di adire le competenti sedi giudiziarie, anche in via risarcitoria, per lesione dei diritti associativi e politici dei sottoscritti", si legge. La diffida si fonda sul presupposto che "la mancata attuazione di quanto stabilito dall'assemblea degli iscritti e prescritto dallo statuto costituisce grave, irreparabile e non più tollerabile lesione dei diritti degli associati e in primo luogo del diritto di concorrere alla decisioni fondamentali per l'azione politica del Movimento 5 Stelle quali appunto l'elezione dei componenti del Comitato direttivo".

"In un momento estremamente delicato per il Movimento 5 Stelle, in cui due importanti personaggi stanno faticando a trovare una ipotetica intesa per dare nuova linfa al Movimento, ciò che ci si aspetta è che qualcuno sia garante delle nostre regole e non le stravolga", si legge nel testo che l'Adnkronos ha potuto visionare. "Con la nostra diffida", concludono i 'portavoce' firmatari, "non intendiamo prendere posizione né in favore di uno né in favore dell'altro ma ci schieriamo esclusivamente a fianco della volontà generale degli iscritti, come emersa agli Stati generali e cristallizzata nella votazione assembleare di febbraio. Per il bene del Movimento non c'è tempo da perdere: si presentino le candidature per il Comitato direttivo e si ricominci a ragionare di democrazia, partecipazione e condivisione".

Per i sottoscrittori della diffida, rappresenta una "violazione" il non aver provveduto all'elezione dei membri dell'organo collegiale. I 'portavoce' puntano il dito anche contro la scelta di "procedere ad ulteriori modifiche statutarie". Modifiche, scrivono i firmatari del documento, "che non solo contravvengono alle indicazioni concertate in occasione degli Stati generali del M5S del novembre 2020, ma che sono suggerite da chi non risulta neanche iscritto al MoVimento e con procedure che appaiono in evidente contrasto con i principi e le finalità dello statuto, che fondano la decisione politica sull''efficiente scambio di opinioni e sul confronto democratico, riconoscendo a tutti gli iscritti, in conformità con le disposizioni del presente Statuto ed in specie attraverso lo strumento della Rete, un effettivo ruolo di indirizzo e determinazione delle scelte fondamentali per l'attività politica dell'associazione'. Concertazione e volontà chiaramente espressa con la votazione assembleare del febbraio 2021".

Aria di scissione e il ruolo di Di Maio

Conte ieri mattina ha avuto un colloquio di circa un'ora con Luigi Di Maio che, a sua volta, ha anche avuto modo di parlare con il presidente della Camera, Roberto Fico, ma praticamente nulla è filtrato dalla galassia pentastellata oltre alle parole di Conte all’uscita di casa sua. L'orizzonte più probabile è dunque quello di altre 24-48 ore di tempo per arrivare a soluzione. Lo spettro di una scissione è il più probabile oggi come oggi.

Nei gruppi in agitazione ci si chiede cosa succederà e tutte le strade per ora rimangono aperte e assolutamente percorribili: c’è chi non esclude (o spera) in una possibile ricucitura. Gli unici segnali pubblici veri continuano ad arrivare da Luigi Di Maio. E' stato lui ad andare a casa dell’ex premier, è stato lui a predicare calma, a fare appelli all’unità e addirittura, alla vigilia dello strappo, si era detto "ottimista" che la situazione sarebbe rientrata. Poi ha scelto anche lui il silenzio. Di Maio ha ancora molta influenza sia con il garante che con l'ex presidente del Consiglio, ed è di fatto lui che si sta spendendo per non far morire il "vecchio" M5s. Soprattutto è uno dei pochi che sembra avere la possiblità di far sedere Grillo e Conte intorno allo stesso tavolo per trovare un accordo nero su bianco. L'ipotesi di una clamorosa pace resta ancora in piedi, almeno per qualche altra ora. Altrimenti, lo strappo di Conte segnerebbe la fine del Movimento 5 stelle così come lo conosciamo. E l'inizio di una nuova fase imprevedibile. Perché spesso la politica dei sondaggi e dei like è ben diversa da quella reale. E quello di Conte secondo molti sarebbe un salto nel buio.

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