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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Politica

La piazza spenta del leone rauco

Silvio Berlusconi non è più senatore della Repubblica italiana. L'Aula di Palazzo Madama vota sì alla decadenza. "Giorno di lutto, ma resto", dice il Cavaliere. La piazza è delusa e stanca. E lui sale sull'ultima zattera

ROMA - E' combattiva ma un po' spenta, arcigna come sempre, ma delusa e sfibrata. Eccola la piazza di Silvio nel giorno che ha sancito la sua estromissione dal Parlamento.

Se le parole del leader suonano come l'ultimo ruggito un po' rauco del leone chiuso in gabbia, i fedelissimi arrivati da ogni parte d'Italia ne replicano le mosse: non intendono fermarsi neppure davanti alla decadenza, ma lo fanno senza lo spirito delle origini, quando l'entusiasmo era ben più accentuato.

E così le bandiere della nuova-vecchia Forza Italia sventolano (GUARDA IL VIDEO), ma con meno vigore, e i volti si contraggono per "maledire chi ha permesso tutto ciò": i vari Napolitano, Alfano, Letta, D'Alema. E poi i soliti comunisti e i soliti magistrati.

Gli inni e gli slogan, quelli di sempre, diventano tripudio in via del Plebiscito, sotto la residenza romana dell'ex premier, quando Berlusconi prende la parola alle 16.30 davanti a qualche migliaio di manifestanti radunati da ore. "E' una giornata di lutto - dice - ma noi non ci ritireremo. Ogni appartenente ai club di Forza Silvio sarà un soldato della democrazia". E i soldati acclamano. Eccitati ma dolenti per com'è finita (è davvero finita?).

Decadenza Berlusconi, fedelissimi in piazza (Foto Today.it)

Certo, come in tutte "le piazze di Silvio" non manca mai "il colore". Anche qui c'è il pensionato arrivato con la moglie in macchina da Palermo "per una battaglia di libertà", il ragazzo che recita a memoria il discorso della discesa in campo del '94 perché "la piazza è troppo silenziosa", le signore attempate in pelliccia e i vecchietti con il cagnolino in braccio (Dudù parte seconda, la vendetta). E ci sono persino le turiste polacche che si fanno fotografare con le bandiere di Forza Italia.

"Silvio, Silvio, Silvio!". Parte l'inno, riparte l'inno. Applausi a scena aperta, poco prima dell'ufficialità delle 17.43: Berlusconi non è più un senatore della Repubblica. Marcia indietro e tutti a casa. Anzi no, perché "si resta". Si sale, anzi, sull'ultima zattera, quella alla quale il Cavaliere ha deciso di aggrapparsi: la leadership del partito, da gestire "da fuori", da padre nobile decaduto.

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