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Domenica, 28 Novembre 2021
MANIFESTAZIONI / Roma

Roma, il #19ottobre sarà #assedio: "In piazza chi lotta, non la vecchia politica"

Sale la tensione in vista della manifestazione: "Sarà #sollevazione generale". Chi scenderà in piazza assicura: "Non sarà un nuovo 15 ottobre, nessuna simulazione del conflitto ma vera rabbia". E niente "politica politicante"

#sollevazionegenerale. #assedio. Questo sarà il #19ottobre a Roma. Il giorno "in cui portare in piazza la tua rabbia precaria, disoccupata, cassaintegrata, studentesca, migrante". Il giorno in cui "circondare i palazzi del potere" dopo essersi accampati, la notte del 18 ottobre, in piazza San Giovanni. Un'accampata che sarà "allietata" da artisti e musicisti che trasformeranno la piazza dei sindacati confederali in quella del conflitto.

Per capire cosa accadrà da qui a quella notte e chi sarà a riempire le strade di Roma il 19 ottobre abbiamo intervistato Paolo Di Vetta dei Blocchi precari metropolitani. Voce storica dei movimenti per l'abitare della capitale.

Partiamo da oggi: avete presentato la settimana di mobilitazione che porterà al 19 con un "blitz" davanti alla sede della Banca d'Italia. Perché? E cosa accadrà da oggi alla notte del 18 ottobre?

La settimana di mobilitazione presentata con la conferenza stampa - blitz parte con la giornata del 12 ottobre, una giornata condivisa a livello nazionale tra le varie componenti della piazza del 19 ottobre e che sarà dislocata sui territori. L'obiettivo è quello di intrecciare le lotte per il diritto all'abitare a quelle contro le devastazioni e le nocività. Chi lotta per la casa è spinto dalla stessa rabbia di chi si oppone alle discariche, alla Tav in Val di Susa, alle Grandi navi a Venezia, al Muos in Sicilia. Ai grandi eventi. "Siamo" un intreccio prezioso. Come movimento per il diritto all'abitare per il 12 ottobre daremo vita a uno "tsunami" nazionale in cui ci riappropieremo di spazi non solo abitativi, non solo palazzi e abitazioni, ma aree, parchi destinati alla speculazione e alla cementificazione. Solo sottraendo questi luoghi alla rendita possiamo restituirli ai cittadini. Il 15 ottobre sarà una giornata contro austerità e precarietà, con una serie di iniziative che avranno al centro il tema del carovita. Il 18 invece ci mobiliteremo in occasione dello sciopero generale del sindacato conflittuale e di base in una relazione che si manifesterà in piazza dove finirà il corteo sindacale e nascerà quello della sollevazione del 19.

Cosa accadrà a Roma il 19 ottobre?

Quella del 19 è una giornata che ha rovesciato gli schemi classici con i quali si organizza una manifestazione nazionale. Storicamente siamo abituati a manifestazioni organizzata da un comitato promotore. All'interno di questo viene condotto un lavoro di relazione tra grandi strutture organizzate, partiti di sinistra, sindacati confederali di vecchio stampo. Tutto legato al mondo della sinistra. E questi meccanismi venivano solo "attraversati" dai movimenti che non avevano protagonismo se non attraverso alcune parole d'ordine e alcune pratiche portate nel corteo. La morte di questo modo di organizzare le manifestazioni è stata il 15 ottobre (il giorno degli "scontri di Roma", ndr). Stavolta, invece, non c'è stato spazio per leader e strutture. La partita vera che stiamo giocando è quella che parte dal rovesciamento di questo modo di ragionare. Il nostro obiettivo è ridare protagonismo a chi le cose le fa e non le simula. Un obiettivo nelle corde, nel dna tanto dei movimenti per il diritto all'abitare che in quelli nati in Val di Susa contro la Tav, in Campania contro le discariche, in Sicilia contro il Muos. Per la prima volta la parola d'ordine di una manifestazione, anche in Italia, sarà "sollevazione dal basso". 

Il 19 ottobre sembra quindi uno spartiacque per quel mondo che i media bollano semplicemente come "antagonismo". Cosa sta cambiando?

Da un lato sta cambiando, è cambiato il linguaggio. Le parole si avvicinano sempre di più ai fatti. Fino a ieri eravamo abituati a manifestazioni che nascevano sull'evocazione. Parlavano di guerra ai potenti della terra e poi portavano in piazza persone che aspiravano a diventare potenti della terra. Ora le parole sono vicine ai fatti concreti. Alle pratiche. Chi ha come obiettivo quello di sottrarre spazi alla speculazione lo fa quotidianamente. Chi si oppone alla rendita lo fa davvero. Chi dice di volersi opporre all'Alta velocità taglia le reti dei cantieri. Il 19 ottobre ci muoveremo al grido di "assedio". E assedio sarà. Non arriveremo davanti al ministero delle Infrastrutture per poi dire "scusate, ci siamo sbagliati, ce ne andiamo". Ci andremo per rimanerci finché non verremo ascoltati.

Quali sono le condizioni che ponete al governo con l'assedio del ministero delle Infrastrutture?

La piattaforma del 19 ottobre è chiara e netta: moratoria generalizzata degli sfratti per morosità; piano straordinario di edilizia residenziale popolare con i soldi della Cassa depositi e prestiti che non pensa ai cittadini ma finanzia imprenditori spericolati e banche; ius soli generalizzato. Il che non significa "solo" che chi abita in questo paese deve essere riconosciuto come cittadino, ma che pone il problema dell'uso del suolo: precari, studenti, disoccupati, movimenti devono poter decidere cosa fare del proprio territorio. Se farlo attraversare dall'Alta velocità o meno.

Pochi giorni prima dell'assedio c'è un'altra giornata di mobilitazione, quella del 12 in difesa della costituzione. Il gioco dei media sembra essere che "i buoni" saranno in piazza quel giorno, "i cattivi" il 19. E' davvero così?

Il gioco sembra essere quello. E i volti noti che stanno spingendo per riempire le piazze il 12 ottobre in difesa della costituzione ci stanno, a questo gioco. Chi sta dando vita alla manifestazione in difesa della costituzione non ha voluto dialogare con la piazza del 19, forse perché spaventata dal disagio sociale. Meglio, evidentemente, parlarsi tra simili, tra persone che comprendono un linguaggio incentrato intorno alla costituzione. Ma a noi quella giornata sembra una stampella socio-culturale all'attuale politica "di sinistra". Il 19 nasce come rottura radicale. La differenza è tutta qui. Però, ora, la nostra difficoltà è quella di rappresentarci per quello che siamo: non un popolo di "spaccavetrine" come ci vorrebbe dipingere Rodotà bensì un popolo che ha deciso di camminare da solo, senza la vecchia politica ma insieme a forze e sindacati realmente conflittuali con questo sistema. Da qui il nostro appello: chi ha organizzato il 12, il 19 resti a casa. Ma chi scenderà in piazza il 12 per difendere la costituzione, torni in piazza il 19. C'è e ci sarà spazio per tutti.

Un'ultima domanda. E non possiamo non toccare il tema del 15 ottobre e degli scontri di Roma. Quel giorno è morto il movimento. Oggi c'è un nuovo movimento?

La manifestazione del 15 nasceva dentro un quadro complesso di relazioni. Un quadro non condiviso. Le tre anime che hanno partecipato a quel corteo non erano in sintonia. C'era chi voleva andare a San Giovanni e riportare tutto non a un percorso di lotta ma a un comizio politico. Chi invece voleva andare "oltre", non fermarsi, accamparsi a Roma e andare verso un'ottica di conflitto contro i signori della crisi e chi, più semplicemente, voleva solo far saltare il banco. E, nella maniera peggiore, ha "vinto" chi voleva far saltare il banco. I tatticismi politici hanno costruito le condizioni perché finisse così. Ora però l'ipotesi riformista di chi voleva finire a San Giovanni con un comizio è saltata. Da lì noi siamo ripartiti ed eccoci qui. Eccoci al 19 ottobre 2013. Abbiamo costruito le condizioni per far sì che precari, disoccupati, cassaintegrati, studenti, migranti possano fare una vera manifestazione che non parli di Turchia, Grecia, Brasile con la paura che quelle piazze possano realizzarsi anche in Italia, ma con quella speranza. 

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