"Il Governo vende pezzi d'Italia all'estero": sì, ci hanno provato veramente

Presentato e poi ritirato in fretta e furia un emendamento alla Manovra che avrebbe reso possibile "la vendita a uno Stato estero di un cespite appartenente al demanio dello Stato italiano" compresi beni Culturali e della Difesa

Un emendamento quantomeno discutibile, tanto che lo stesso Governo che lo aveva presentato ha deciso di ritirarlo in fretta e furia, ma la frittata è presto fatta. Tra le proposte di modifica della legge di bilancio che arriverà lunedì in aula c'erano tre righe che hanno fatto letteralmente saltare giù dagli scranni decine di parlamentari. Tutto si è consumato in poche ore mentre l'Italia era impegnata nella maratona di regali dell'ultimo weekend prenatalizio. E in un pacco dono per gli Stati esteri si potevano tramutare anche i tesori d'Italia: beni culturali compresi. Per capirlo basta leggere il testo dell'emendamento.

"Uno Stato estero potrà acquistare immobili del Demanio statale, anche quelli appartenenti alla Difesa".

Come spiega la relazione, la proposta introduce la disciplina "di vendita a uno Stato estero di un cespite appartenente al demanio dello Stato italiano" per utilizzare poi i proventi realizzati attraverso la vendita, sottoposta al controllo preventivo della Corte dei Conti, "per le esigenze di funzionamento e investimento del ministero che ha proceduto alla vendita".

Apriti cielo. Dalle opposizioni, Fratelli d'Italia in testa, è stato un profluvio di critiche e levate di scudi.

"In pratica - spiega Giorgia Meloni - se domani un governo avesse bisogno di soldi potrebbe vendere interi palazzi di pregio, nella migliore delle ipotesi, ai francesi o ai tedeschi. Immobili di pregio che appartengono all'Italia da secoli verrebbero venduti al miglior offerente come in un bazar. Come se non bastassero le centinaia di aziende italiane passate in questi anni in mano straniera, nel silenzio generale e con la complicità delle istituzioni".

Poche ore dopo il dietrofront: nel pomeriggio di domenica il Governo ritira il testo.

Dopo le proteste e le richieste di approfondimento giunte dai rappresentanti delle opposizioni, l'esecutivo ha infatti ha presentato un sub emendamento per chiarire che la norma era riferita alla vendita di Palazzo Caprara che con Palazzo Baracchini costituisce le due ali storiche di via Venti Settembre su quella che era la parte più pittoresca dei giardini Barberini.

Acquistato nel 1940 Palazzo Caprara (costruito nel 1884) è stato la sede dell'ufficio del Capo di Stato Maggiore della Difesa fino al 21 febbraio 2017, ora dovrebbe diventare una sede diplomatica (probabilmente quella del Qatar).

Il vice ministro all'Economia, Enrico Morando, ha deciso di ritirare l'emendamento "giudicando la norma di tipo puntuale e non universale, quindi inammissibile".

Una toppa se vogliamo, molto peggiore del buco.

Ecco il testo dell'emendamento del Governo che avrebbe autorizzato la vendita a Stati Esteri di proprietà demaniali dello Stato Italiano.

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