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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Scenari

Manovra (e non solo), si è rotto qualcosa tra Pd e M5s: "Così si va di corsa alle elezioni"

Inizia la lunga traversata della legge di Bilancio in parlamento: sospetti incrociati, e in casa M5s sembra traballare la leadership dell'Avvocato

Sarà una lunga traversata quella della manovra 2022 in parlamento. Che la navigazione non fosse una passeggiata, Enrico Letta lo ha detto chiaramente quando ha lanciato la proposta di 'tavolo di maggioranza' nei giorni scorsi. Ma i problemi si stanno presentando già ai nastri di partenza. Le divisioni si mostrano plasticamente sul tema del relatore: da una parte Pd e Leu e dall'altra i 5 Stelle.

Pd e Leu sono per indicare Vasco Errani come relatore della manovra da affiancare a un senatore indicato dalla parte di 'centrodestra' della maggioranza. Ma i 5 Stelle non sono d'accordo. La maggioranza si spacca subito. Con i Cinque stelle che, pur avendo già nelle loro fila il presidente della commissione Bilancio Daniele Pesco, rivendicano proprio una delle "caselle" disponibili per gestire il provvedimento.

Cosa succede tra Pd e M5s

Scorie della vicenda Rai sulla quale Giuseppe Conte se la sarebbe presa anche con il Pd? Intanto, per dirla con un 'eufemismo', "al Senato è un casino", ammette un parlamentare. Una soluzione potrebbe essere quella di allargare il numero dei relatori. Ma i dem non sono d'accordo e lo ha spiegato in chiaro Alan Ferrari, vicepresidente del gruppo: "Sui relatori voglio essere molto netto: siano persone di riconosciuta esperienza, siano non più di 2 - sarebbe ridicolo se fossero 3 o 4. Per noi del Gruppo del Pd il senatore Errani sarebbe in questo contesto la soluzione migliore e sono convinto che valga lo stesso per tutto il centrosinistra e per i Cinque Stelle".

Nel mirino c’è la casella che sembrava destinata, almeno nelle intenzioni di Pd e Leu (ma non solo) a Vasco Errani, iscritto al gruppo Misto in quota Liberi e uguali. Ieri intanto sul decreto varato per aumentare le capienze nei luoghi di cultura e sport il governo è andato sotto su due emendamenti votati da Italia viva insieme a tutto il centrodestra, Lega e Fi incluse. Segnali di instabilità: si è di fatto materializzata la stessa maggioranza che ha affossato il Ddl Zan.

E' iniziata una nuova complessa fase dei rapporti tra i due alleati, ragiona oggi Repubblica: "Il Movimento è balcanizzato. Giuseppe Conte, dopo essere rimasto con un pugno di mosche in mano sulle nomine Rai, ha annunciato l’Aventino televisivo. La sua leadership si sta rivelando debole, insidiata silenziosamente da Luigi Di Maio, che gestisce in proprio i dossier importanti, quelli decisivi". E poi ancora "Il sospetto, tra molti dem, è che i Cinquestelle intendano “controllare” la legge di Bilancio anche in vista di probabili elezioni, nel caso in cui Draghi traslocasse al Quirinale".

Quando mancano poche settimane dalla convocazione delle Camere per l’elezione del Capo dello Stato la parola «sfilacciamento» si pronuncia sempre più spesso nei corridoi dei due rami del Parlamento. E anche la navigazione della manovra potrebbe farne le spese. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato per il 29 novembre: a quel punto rimarrà a disposizione di Parlamento e governo poco più di un mese, festività natalizie incluse, per condurre in porto la manovra.

Zanda: "Così si va di corsa alle elezioni"

"Non do pagelle a nessuno - chiosa in un'intervista a Repubblica Luigi Zanda, ex capogruppo del Pd al Senato, vecchia volpe della politica - ma è evidente che se da ora a fine gennaio si dovessero ripetere fatti negativi come quelli accaduti nell’ultimo periodo al Senato, vorrebbe dire che dopo le elezioni del nuovo presidente della Repubblica, si romperebbe tutto e andremmo di corsa alle elezioni con conseguenze sull’economia e sulla nostra reputazione internazionale".

C'è una spaccatura "ormai evidente dentro il Movimento 5 stelle - scrive oggi Annalisa Cuzzocrea sulla Stampa -  che porta uno dei suoi più autorevoli esponenti a dire: «Dopo il tradimento sulla Rai siamo costretti a reagire». Non si tratta solo di non mandare i propri esponenti nelle trasmissioni della tv di Stato, scaramuccia di poco valore e di scarsa fattibilità [..]   Il rischio, adesso, è che il Vietnam sia scientemente cercato da chi si sente tradito, quasi irriso, dalle ultime decisioni di Mario Draghi. E da un fronte interno rappresentato da Luigi Di Maio. Il presidente M5S - rivela il quotidiano torinese - non ha preso bene l'attivismo del ministro degli Esteri: non ha gradito le frasi, riportate da La Stampa, secondo cui a un tavolo con Matteo Salvini non è possibile sedersi, come invece Conte aveva accettato di fare. Men che meno ha ritenuto accettabili gli incontri con l'amministratore della Rai Carlo Fuortes, con il quale il capo della Farnesina è accusato dai suoi avversari interni di aver trattato parallelamente. Senza alcun mandato per farlo".

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