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Domenica, 16 Gennaio 2022
Fantaquirinale

Marcello Pera nuovo presidente della Repubblica: perché se ne parla

Salvini non vuole bruciarsi su Berlusconi e porterebbe contestualmente avanti una candidatura di centrodestra: c'è un nome sul quale potrebbero convergere i voti di tutta la coalizione e di gran parte del mondo centrista (Renzi compreso)

Il primo nome è Berlusconi. Ma su tutto il resto è nebbia fitta. C'è attesa per il vertice di centrodestra che si terrà domani, venerdì, per ora solo tra i leader dei tre principali partiti. Dal quale Lega e Fratelli d'Italia vogliono uscire con un quadro preciso dei numeri che Berlusconi ritiene di avere per giocarsi la partita del Quirinale. Berlusconi secondo i beniformati si presenterà con questa linea: "Voi non mi dovete chiedere dove sono i voti, ma li dovete cercare, garantendomi i vostri". Ma i voti non sono assicurati nemmeno da Coraggio Italia, la formazione di Toti e Brugnaro che ieri si è riunita e non ha espresso un nome da appoggiare, ma ha mandato un messaggio a Forza Italia: non saremo noi a togliere le castagne dal fuoco nel centrodestra. Un sostegno a Berlusconi non è escluso, ma in pochi ci credono.

In queste ore c'è chi racconta che il capo leghista Matteo Salvini avrebbe un suo ipotetico schema di inizio. Far provare Berlusconi, magari senza arrivare alla quarta votazione dove – a quel punto – con i franchi tiratori in azione imploderebbe lo schieramento. Il leader della Lega non vuole bruciarsi su Berlusconi e porterebbe contestualmente avanti una candidatura di centro-destra, ragiona oggi il Sole 24 Ore. Un nome che si fa strada è quello dell'ex presidente del Senato Marcello Pera (il fatto che potrebbe avere il si di Renzi e dei centristi non è un dettaglio di poco conto). E se Renzi e Salvini convergono su un nome, potrebbero avere il peso per farlo diventare uno dei nomi più "papabili". Matteo Salvini e Matteo Renzi vogliono il pallino dell’elezione per il Colle. "Giocano di sponda, muovono pedine, pianificano strategie nel grande risiko parlamentare, tutto per perseguire un obiettivo comune: un’uscita soft di Silvio Berlusconi dalla partita del Quirinale, una soluzione vantaggiosa per il proprio futuro - scrive Repubblica - L’ostacolo che blocca ogni passo avanti è quello delle ultime settimane: nel centrodestra molti si sentono costretti a fornire una prova d’amore — almeno formalmente, almeno sulla carta — a Silvio Berlusconi. Nessuno, però, rinuncia nel frattempo a guardarsi intorno". L'ex premier sarebbe sempre più convinto di potercela fare sulla base di una constatazione realistica: finora non è sorta alcuna alternativa credibile alla sua candidatura.

E qui spunta Pera. Quando immaginano un profilo moderato, Renzi e Salvini ipotizzano proprio profili tipo Pierferdinando Casini, Marcello Pera e Letizia Moratti. Ma deve essere un profilo poco divisivo, istituzionale. Pera lo è. 78 anni, da Lucca. Filosofo, accademico, politico, un passato nel Partito socialista, già senatore per Forza Italia e Popolo della Libertà, presidente del Senato fino al 2006, un elenco di libri e pubblicazioni invidiabile. Già a novembre, a vocce ferme,  il Corriere della Sera scriveva che del nome di Pera si vociferava "anche nei colloqui privati tra la Lega di Matteo Salvini e la nave pirata di Matteo Renzi", come di "un candidato che potrebbe spuntarla, dalla quarta votazione in poi, se fallisse la possibilità di eleggere un capo dello Stato da unità nazionale. Perché dal fronte Pd e Cinque stelle non avrebbe dalla sua nemmeno un grande elettore, ma c’è pur sempre in Parlamento una terra di mezzo che conta un centinaio di voti".

Marcello Pera da settimane sarebbe, sottotraccia, uno dei nomi che circolano di più in area di centrodestra per il Colle. "Pensi al malcapitato che si trova l’etichetta di candidato sul collo - commentava lo stesso Pera in un'intervista di qualche settimana fa - Se smentisce, conferma. Se conferma, esce dal novero dei candidati". Lui non conferma né smentisce. Il centrodestra ha i numeri per imporre un proprio candidato e nell’area ce ne sono diversi che paiono godere di buone chances. E se è vero che al Quirinale andrà chi ha meno veti, non chi ha più voti, il nome di Marcello Pera è da tenere d'occhio. La riservatezza di Marcello Pera è proverbiale, e come per Mattarella nel 2015 potrebbe essere un punto di forza della candidatura. Resta lontano dagli echi, dai venti e dalle insidie dei palazzi della politica. E se ci sarà bisogno di un nome indubitabilmente di centrodestra, grazie al quale Salvini, Berlusconi e Meloni potranno dire di "non aver perso" la sfida del Colle, quello di Marcello Pera è il primo che viene in mente.

Nel Pd, invece, si punta solo su due nomi: Draghi o Mattarella bis. Gli unici due che potrebbe far dire al Nazareno di non aver "perso" la partita Quirinale. Matteo Salvini non chiederà mai un bis a Mattarella, come vorrebbe il Pd. Ma la sensazione, secondo la Stampa, è che o Salvini propone ai giallorossi una rosa di nomi di profilo "centrista" o riformista, da Amato, a Franceschini, a Casini, oppure si arriverà per forza sul nome di Mario Draghi: il quale per il Pd è una opzione gradita, ma per la destra (e per Conte) molto meno. Salvini ci starebbe "riflettendo", ma la speranza che si convinca sono molto basse. Percorrerà un'altra strada: il centrodestra sente di avere, come mai in passato per il Quirinale, il pallino in mano. Almeno nelle prime battute.

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