Venerdì, 18 Giugno 2021
Stefano Pagliarini

Opinioni

Stefano Pagliarini

Giornalista Today Today

Perché ci manca così tanto Marco Pannella

Quanto ci manca Marco Pannella. Ma ecco, non è un elogio al Partito Radicale o alle battaglie, questa sì che sarebbe faziosità, sarebbe un po’ come tradire l’idea stessa che il dialogo con tutti, non solo a quelli che la pensano come noi, sia un esercizio di democrazia. Quando dico che ci manca Marco Pannella è perché sono convinto che in Italia manchi una figura di riferimento come la sua. Non tanto le sue idee, quando il metodo, un approccio alla politica, quello che nel secolo scorso era stato rivoluzionario nel vero senso della parola, uscendo da ogni schema, riuscendo a farsi ascoltare da un paese intero e vincere, piaccia o no, battaglie come quelle del divorzio e dell’aborto.

Mentre in Italia i partiti di massa si facevano la guerra; mentre il campo era diviso fra i nostalgici del fascismo, quelli che guardavano come esempio di vita la Russia Sovietica e chi credeva fosse necessario agire nella società seguendo i dettami della Chiesa, insomma, mentre in Italia c’erano tre grandi blocchi che professavano 3 idee diversissime di società e di Stato, c’era un uomo che girava per le strade del paese con un sorriso amorevole e delle cravatte un po’ bizzarre, cercando di spiegare a tutti come, a contare davvero, fosse la difesa della libertà dell’individuo. L’uomo o la donna, non come entità atomistica priva di qualsiasi legame con gli altri ma, al contrario, libera di scegliere per sé, ma con precisi doveri verso gli altri e diritti da rivendicare. Insomma cittadini. Al tempo lo avreste giudicato un pazzo, oggi lo trovereste scontato, ma Marco Pannella scontato non lo sarebbe neppure oggi. A distanza di 5 anni dalla sua morte, dopo quasi 90 anni di vita, l’Italia si divide tra sinistra, desta sociale (Fdi e Lega) e Movimento 5 Stelle, non proprio i più liberali della storia. Ci manca uno che ci ricordi come ognuno di noi sia libero di decidere per se stesso. Un liberale e poi, come si definiva lui, anche radicale, socialista, federalista europeo, anticlericale, antiproibizionista, antimilitarista, nonviolento e gandhiano.

Sì, perché poi, tornando all’immagine di quel politico sempre fuori dal bipolarismo tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista, quell’uomo girava disarmato. Il suo strumento era sempre e solo il dialogo ad ogni costo, con chiunque, anche con chi lo insultava. Credeva talmente tanto nel potere della dialettica, come forma di crescita culturale e intellettuale, che non si privava mai del tempo per parlare con i suoi peggiori avversari, senza mai una parola fuori posto, senza denigrare, solo cercando un punto di incontro. Mentre oggi in politica è solo uno scontro fra tifoserie, tra persone che si insultano o delegittimano, sentiamo la mancanza di “vecchi” politici che la pensino diversamente da noi, ma che darebbero la vita per difendere il nostro diritto di esprimerci.

Qualcuno oggi lo troverebbe un paradosso. Perché difendere il diritto di chi ci attacca? Pannella si sarebbe preso qualche ora e, dai microfoni di Radio Radicale, ce lo avrebbe spiegato e forse ci avrebbe anche convinto, senza mai tentare di privarci delle nostre idee politiche. Questione di metodo. Quello non violento, di chi preferiva fare sciopero della fame e delle sete, mettendo in pericolo la propria vita per difendere i diritti umani dei detenuti o che preferiva autodenunciarsi fumando uno spinello in piazza per denunciare il proibizionismo di Stato. Ci mancano persone che difendano la libertà degli altri senza fare loro la morale perché, come disse lui stesso negli anni ’70, “di morale non m'occupo, se non per difendere la concreta moralità di ciascuno, o il suo diritto ad affermarsi finché non si traduca in violenza contro altri; e quanto alla natura penso che compito della persona, dell'umano, sia non tanto quello di contemplarla o di descriverla quanto di trasformarla secondo le proprie speranze”.

Ci mancano persone che non usino le istituzioni per regolare conti personali bensì per unire le parti intorno ai temi del futuro, che non delegittimino chi la pensa diversamente e anzi riconoscano la dignità di esistere a qualunque forza rappresenti un pezzo di paese, che non badino alla propaganda ma al lavoro parlamentare come unico strumento democratico per cambiare l'Italia. Ci mancano uomini e donne che credano nella forza del dialogo fra chi è culturalmente lontano. Ci mancano politici che credano ed insegnino cosa significhi davvero la politica. Ci mancano grandi visionari come Marco Pannella. 

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