Martedì, 2 Marzo 2021

L'attacco di Marco Travaglio ad Alessandro Di Battista

Il direttore del Fatto all'attacco dell'ex deputato che tifa Laricchia in Puglia rischiando di far perdere Emiliano. A chi daranno retta gli elettori grillini?

Marco Travaglio con Alessandro Di battista

Marco Travaglio dedica il suo editoriale sul Fatto Quotidiano nel giorno delle elezioni regionali ad attaccare Alessandro Di Battista, che venerdì è andato a fare un comizio a Bari per sostenere Antonella Laricchia, candidata grillina in Puglia che però rischia di far perdere le elezioni a Michele Emiliano. Nei giorni scorsi il Fatto si è schierato per il voto disgiunto e ha anche intervistato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla questione. 

Con eleganza pari all’acume politico, Di Battista paragona il turarsi il naso, cioè scegliere il candidato meno lontano per scongiurare la vittoria del peggiore, a“un cesso pubblico”. E, con sicumera pari alla disinformazione, attribuisce il voto disgiunto alla “vecchia Democrazia cristiana”, che mai neppure lo nominò in 50 anni di vita perché nel sistema proporzionale non c’era niente da disgiungere.

Poi scomunica le alleanze che “distruggono i progetti ”, dimenticando che tutti i risultati ottenuti dal M5S nell’ultimo biennio con i governi Conte sono dovuti alle alleanze (potrebbe spiegarglielo Barbara Lezzi, che si spellava le mani alle sue spalle: al ministero del Sud chi ce l’ha portata? L’alleanza con la Lega o la cicogna?).

Il direttore del Fatto torna a invitare gli elettori M5S al voto disgiunto criticando l'ex deputato grillino:

Bisognerebbe spiegare a Di Battista cos’è il voto disgiunto (o panachage ), previsto in molti Paesi Ue: non un vile e sotterfugio vetero-partitocratico, ma un potere in più che la legge dà agli elettori per differenziare, se vogliono, la scelta sul presidente della Regione da quella sulla lista dei consiglieri. Una specie di doppio turno a turno unico. Se anche nelle Regioni, come nei Comuni, fosse previsto il ballottaggio, oggi i grillini voterebbero M5S e Laricchia; poi, al secondo turno, nello scontato derby Emiliano-Fitto, molti sceglierebbero il meno lontano Emiliano.

Ma in Puglia si vota a turno unico, dunque il voto disgiunto consente di concentrare in una sola tornata la scelta che nel ballottaggio si fa due settimane dopo: voto di lista ai 5Stelle e possibilità di scegliere fra i due presidenti possibili. Fra i quali Laricchia, come sanno benissimo anche lei e Dibba, non c’è. Lo stesso vale per la Toscana (che va al ballottaggio solo se nessuno supera il 40%): anche lì la brava candidata Irene Galletti è a distanza siderale da Giani e Ceccardi.

Quando un governo cadde dopo aver perso le elezioni regionali

Infine arriva l'ultimo pronostico: 

Laricchia e Galletti arriveranno comunque terze, ma il M5S avrà più consiglieri regionali per tener d’occhio e combattere Giani ed Emiliano ogni volta che lo meriteranno. Se invece chi arriva terzo si arrocca e impedisce ai suoi elettori di scegliere fra gli altri due, condanna i 5Stelle all’irrilevanza. E lavora per Salvini e/o per Draghi. Magari a sua insaputa, che è pure peggio.

Fonte: Il Fatto Quotidiano →
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