Martedì, 22 Giugno 2021
Come si cambia

Marco Zanni: il caso del leghista anti-euro convertito sulla via di Mario Draghi

Le giravolte sono all'ordine del giorno, ma quella del Carroccio sul premier incaricato ha sorpreso persino i commentatori più scafati. La vicenda deflagra anche in Europarlamento, dove il deputato "discepolo" dei profeti no euro Borghi e Bagnai, secondo cui l'ex capo della Bce era "il draghetto" e diceva "scempiaggini", cambia toni

Marco Zanni, foto Ansa Epa

Le giravolte sono all'ordine del giorno, ma quella leghista su Mario Draghi ha sorpreso persino i commentatori più scafati. Il leader del Carroccio ha detto sì alla formazione del nuovo esecutivo, senza porre neppiure troppe condizioni (d'altronde il premier incaricato non è figura tirabile per la giacchetta). All'interno del Carroccio ci sono personaggi la cui conversione "sulla via di Città della Pieve" sorprende più di altre.

Chi è Marco Zanni, l'eurodeputato leghista (ex M5s) che "difende" Mario Draghi

Il caso arriva e deflagra anche in Europarlamento. Il leghista Marco Zanni, presidente del gruppo Identità e democrazia, attacca il suo vice, Jorg Meuthen dell’ultradestra tedesca Afd, proprio per difendere l’ex governatore della Bce Mario Draghi. La Lega potrebbe davvero lasciare il gruppo "sovranista" di Identità e Democrazia e valutare una comunque difficile adesione molto complicata al Ppe, col rischio di restare senza gruppo politico all’Eurocamera.

Che cosa è successo ieri? Venerdì scorso il vicepresidente del gruppo Identità e democrazia, Jörg Meuthen, ha picchiato duro contro Mario Draghi, definendolo "il grande maestro in materia di debiti, oltre a essere l’uomo che ci ha portato una politica della Bce completamente sbagliata, responsabile dell’eccesso incontrollato di denaro nell’eurozona". E chi si è eretto a difensore di Draghi? Addirittura l’eurodeputato leghista Marco Zanni, presidente del gruppo Id: "Se qualcuno all’estero critica il professor Draghi per aver difeso l’economia, il lavoro e la pace sociale europea – quindi anche italiana – e non solo gli interessi tedeschi, questa per noi non sarebbe un’accusa, ma un titolo di merito". Insomma, "non è il momento delle polemiche".

Davvero sorprendente la traiettoria politica di Marco Zanni. Originario di Lovere (Bergamo), alle elezioni europee del 2014 era stato eletto europarlamentare per il Movimento 5 Stelle. L'11 gennaio 2017, a seguito del tentativo del Movimento 5 Stelle di aderire al gruppo ALDE, decide di lasciare il partito e il gruppo EFDD, entrando come indipendente nel gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà (ENF). Il 15 maggio 2018, aderisce alla Lega Nord e l'11 marzo 2019 ne viene nominato responsabile Esteri. Candidato alle Elezioni europee del 2019 con il Carroccio, viene eletto. Il 13 giugno 2019 viene eletto presidente di Identità e Democrazia. Il 16 luglio di quell'anno annunciò il voto contrario degli eurodeputati leghisti alla candidata Ursula von der Leyen.

Zanni viene considerato vicino a Borghi e Bagnai, che sono (o sono stati?) a tutti gli effetti i responsabili economici della Lega, che da anni indicano la linea a Salvini: la Lega si è presentata alle ultime elezioni politiche proponendo agli elettori di uscire dalla moneta unica. Come raccontava un articolo del Foglio datato 14 febbraio 2020, Zanni "discepolo dei profeti no euro Borghi e Bagnai e scelto dal partito di Giorgetti come presidente del gruppo parlamentare di estrema destra Identità e democrazia, è il deputato europeo che – nonostante le ripetute figuracce – ha per anni contestato Draghi, definendolo tra le altre cose come un “signore” che dice “falsità”, “stronzate” e “scempiaggini”".

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Zanni è uno dei critici più accaniti dell’euro nella Lega. Mai ha risparmiato critiche nei confronti del governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi. In un tweet pubblicato l’8 marzo 2019 scriveva: "Ancora una volta ci fanno credere che il buon draghetto sia andato contro i cattivoni falchi del Nord Europa per amor di patria. La realtà è che senza droga monetaria il sistema bancario crolla, e si tira giù l’Euro". 

Quanto è credibile la svolta "europeista" del Carroccio se a metterci la firma sono anche Zanni, Borghi e Bagnai? Ai posteri l'ardua sentenza. Il futuro è già oggi, ed è una giornata potenzialmente importante. Ecco perché.

Svolta della Lega, verso il sì al Recovery?

Già oggi la svolta europeista della Lega può concretizzarsi. Nelle prossime ore infatti la plenaria dell’Europarlamento voterà per l’approvazione definitiva del regolamento della ‘Recovery and resilience facility’, la parte del recovery fund che da sola contiene 672,5 miliardi di euro, di cui 312,5 mld di sussidi, 360 mld di prestiti. Venti giorni fa (pare una vita fa) in Commissione, gli eurodeputati del Carroccio si sono astenuti. Non è detto che oggi facciano lo stesso. Anzi.

"Parlamentari, economisti e tecnici della Lega sono al lavoro in queste ore in vista del voto sul Recovery Fund previsto per domani sera - si legge in una nota - La Lega, che si astenne sul documento in commissione ai tempi del governo Conte, attende l’incontro col professor Draghi previsto prima di prendere la decisione definitiva. Se invece dell’austerity praticata in passato si passasse ad una fase di investimenti, di crescita e di rilancio economico, senza aumento di tasse ma liberando energie e risorse in ambito pubblico e privato, lo scenario cambierebbe completamente. Un conto era il silenzio del precedente governo, che non ha coinvolto nessuno nella stesura del Recovery, altro sarebbe un piano di investimenti, crescita e sviluppo condiviso col Paese, che permetta di superare le politiche di tagli e austerità che tanti danni hanno provocato”.

Gli europarlamentari della Lega si erano astenuti durante il governo Conte, ma ora attendono l’incontro del partito con Mario Draghi prima di prendere la decisione definitiva. Il voto sarà positivo, con ogni probabilità, inutili girarci intorno. "Ci manca solo che Salvini annunci l’iscrizione al Ppe e la riconversione giorgettiana sarebbe compiuta", commenta il quotidiano La Stampa. Si è capito che per la Lega Draghi non è Mario Monti, ok, ma un feeling così smaccato sembrava davvero fantapolitica fino a pochi giorni or sono. E' la politica. odierna: il passato non esiste, c'è solo un eterno presente, il qui ed ora, che cancella come robaccia inutile il passato, anche quello recentissimo. Consenso, non coerenza.

"Draghi? Ma io Draghi l’ho sempre stimato" diceva Bagnai qualche giorno fa al Corriere della Sera. Vale tutto.

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