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Sabato, 4 Dicembre 2021
Tutte le ipotesi

Draghi al Quirinale dopo Mattarella? C'è il rischio franchi tiratori

Esiste uno scenario nel quale nella primavera 2022 il premier si ritrova "disoccupato" (si fa per dire)? Non più Presidente del Consiglio dopo essere stato tagliato fuori anche dalla Presidenza della Repubblica? Il Pd intende scongiurare a ogni costo l'ipotesi

C'è uno scenario nel quale nella primavera 2022 Mario Draghi si ritrova "disoccupato" (si fa per dire)? Non più Presidente del Consiglio e tagliato fuori anche dalla Presidenza della Repubblica? Il Pd intende scongiurare a ogni costo il rischio dei cosiddetti franchi tiratori in parlamento. Ma chi sono i 'franchi tiratori' e perché si chiamano così? Nelle aule del Parlamento italiano non sarebbe certamente la prima volta che compaiono, basti pensare alla corsa al Quirinale di Romano Prodi nel 2013, affossata da più di 100 'franchi tiratori' appartenenti al suo stesso partito, il Pd.

Totoquirinale: Mario Draghi è il favorito ma...

Si tratterebbe di eventuali deputati e senatori pronti ad ascoltare strategie del centrodestra, voglioso di tornare protagonista dopo le ultime batoste elettorali, oppure di parlamentari interessati a fare in modo che la legislatura non finisca anzitempo (rischiando di non maturare la pensione), facendo saltare l'elezioni del favoritissimo Draghi per il post Mattarella. Fantapolitica? Secondo Repubblica "potrebbero impallinare il candidato naturale al Colle, bruciando in colpo solo l’esecutivo d’unità nazionale e la possibilità di issare Draghi al Quirinale. Il frutto avvelenato di una crescente litigiosità fra le forze politiche e di divisioni interne agli stessi partiti".

L'ipotesi di arrivare allo scrutinio segreto senza un accordo, sebbene al momento difficile da immaginare, sarebbe un rischio non calcolato e potenzialmente deflagrante per il futuro del governo Draghi. Una vecchia volpe come Goffredo Bettini metteva pochi giorni fa le mani avanti: "Non vorrei che Draghi, per uno sfortunato combinato disposto, ossia, non fa il capo dello Stato e poi fanno cadere il suo governo, scomparisse dalla scena politica italiana. Sarebbe un disastro". E' per questo che il Pd segue per ora la consegna del silenzio e della cautela. Enrico Letta assicura che di totoquirinale se ne parlerà soltanto dopo Natale. Difficile che abbia ragione, perché la scelta del successore di Sergio Mattarella è il cardine su cui si poggeranno tutti i futuri equilibri.

"Dico no a urne anticipate - spiegava Letta ieri sera da Fabio fazio - ora bisogna uscire dalla pandemia, tenere la barra dritta. Continuare con un governo che sta facendo bene, sta impostando una manovra di bilancio che deve dare segnali su grandi temi come salute, istruzione, lavoro". Le interlocuzioni con M5s e Forza Italia sarebbero in corso da tempo, e Letta è conscio del fatto che nel Pd in tanti, forse più del previsto, puntano forte sulla permanenza di Mattarella al Quirinale. Al quotidiano romano un ministro confida: "Protegge Draghi e garantisce il quadro attuale, che coincide con l’interesse del Paese".

Ma serve un piano a prova di franchi tiratori

Ma serve un piano a prova di franchi tiratori, che per ora non c'è. In caso di un mancato accordo su un nome condiviso alternativo a Draghi (Cartabia?) non è detto che dal voto segreto per il Quirinale non emergano sorprese. Mario Draghi resta il grande favorito, quella di Silvio Berlusconi non è un'ipotesi realistica (senza i voti di Pd e M5s nessuno può salire al Colle) ma assicurare la prosecuzione delle Camere dopo le elezioni del nuovo Presidente della Repubblica sarà molto complicato. Il Parlamento "è pieno di cavalli scossi, come quelli del Palio di Siena - diceva la scorsa settimana un big del Pd - Almeno 350 eletti che sanno di non avere chance di tornare, non rispondono più a nessuno, ma hanno un potere di stroncatura enorme. E se Draghi volesse andare al Colle senza garantire che il governo andrà avanti lo stesso, altro che i 101 di Prodi. Il rischio è che, nel segreto dell’urna, venga impallinato senza pietà".  Difficile ipotizzare che un'altra figura diversa da Draghi possa tenere insieme questa strana maggioranza. Un governo Draghi se il premier venisse impallinato dai franchi tiratori perderebbe tenuta e compattezza. E almeno su questo, sono tutti d'accordo.

E' qui che entrano in gioco i voti di Forza Italia, non tanto per un'improbabile elezione di Berlusconi al Quirinale. Sarebbero invece fondamentali per decidere un altro capo dello Stato e blindare l'esecutivo dell'ex banchiere centrale, tenendo a bada l'eventuale spinta elettorale dei "sovranisti" Meloni e Salvini.

Giancarlo Giorgetti, reduce dal viaggio negli Usa, ha compreso che il desiderio diffuso negli Usa è che Mario Draghi resti al suo posto per guidare la ripresa dopo il Covid, nella speranza che apra un nuovo corso di lungo termine per il paese. La Stampa oggi "legge così" gli incontri del ministro dello Sviluppo Economico con l'amministrazione Biden e in quelli privati col mondo dei think tank e del business. Ora si tratta di capire se questi segnali spingeranno la Lega a rivedere la sua strategia, visto che proprio Giorgetti aveva detto di volere Draghi al Quirinale, per poi andare alle elezioni anticipate e puntare su Palazzo Chigi. Giorgetti, scrive oggi la Stampa, ora "pensa che il premier voglia andare al Quirinale, ma il sistema non glielo permetterà".

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