Domenica, 7 Marzo 2021

Perché Draghi dovrebbe aver paura di Giorgia Meloni

SuperMario deve temere la leader di Fratelli d'Italia? La risposta è sì, nella misura in cui cercherà di riformare fisco, scuola e pubblica amministrazione attirandosi le critiche delle categorie che scontenterà. La "Draghetta" potrebbe cavalcarle per superare Salvini come leader del centrodestra

foto copertina da: Cyberdude

Ai tempi di Mirc, una delle prime chat su Internet, Giorgia Meloni si firmava “La Draghetta di Undernet #italia”. Era il 2001 e con il suo soprannome Mario Draghi non c'entrava assolutamente nulla: a spingere l'allora ventunenne, diplomata al linguistico e studentessa universitaria a usare il nome in codice “Khy-ri” sulla rete era invece la passione per il fantasy. Ma oggi che, vent'anni dopo la Draghetta di Undernet, Fratelli d'Italia è l'unica opposizione al governo Draghi, il presidente del Consiglio dovrebbe avere paura di Meloni proprio per il ruolo che si sta ritagliando in quest'ultima fase della legislatura. 

Perché Mario Draghi dovrebbe aver paura di Giorgia Meloni

Fratelli d'Italia chiede di andare alle elezioni dall'inizio della legislatura e la richiesta si è ampliata sempre di più man mano che i sondaggi davano il partito degli ex Alleanza Nazionale in crescita tumultuosa. A spese principalmente di altri due partiti: il MoVimento 5 Stelle e la Lega. Se il M5s stava già subendo un'emorragia di voti nei confronti del Carroccio all'epoca del governo Conte I, quando l'alleanza tra i due partiti stava fagocitando (com'era prevedibile) i grillini, la crisi del Papeete e la sua conclusione che ha visto sconfitto Matteo Salvini ha determinato una crescita sempre più ampia dei consensi nei confronti di Fdi: comprensibile, visto che l'elettorato di destra ha visto il Capitano fallire miseramente nella sua più importante iniziativa politica (fino ad oggi) e, si sa, gli italiani odiano i perdenti. Ma quell'onda sovranista e populista che il segretario della Lega era riuscito a intercettare negli anni precedenti alle elezioni politiche ed europee a poco a poco lo ha cominciato a travolgere (come succede a tutti questi tipi di leader) quando chi lo ha votato ha cominciato a rendersi conto della differenza tra le promesse e la realtà. 

Di più: la sua recente virata al centro con tanto di foto "di famiglia" con Silvio Berlusconi lo ha reso ancora più inviso agli occhi degli estremisti che accoglieva nel suo elettorato. Loro, come spesso succede in questi casi, hanno cominciato ad accusarlo di tradimento fin dall'annuncio dell'intenzione di votare la fiducia a Draghi, e le successive giravolte sui migranti come problema europeo, sull'Europa e sulla valuta unica non hanno fatto che peggiorare la sua situazione. Anche il blast a lui dedicato dallo stesso presidente del Consiglio sull'euro eterno il Capitano ha dovuto incassarlo senza reagire, mentre l'idea di prendere un caffè con Laura Boldrini per sotterrare l'ascia di guerra è stata respinta con sdegno dall'interessata. Come abbiamo spiegato, Draghi e Giancarlo Giorgetti hanno messo il governo e la Lega in una traiettoria politica che è semplicemente antitetica a quella di Salvini, con l'obiettivo di trasformare il partito in qualcosa di completamente diverso a quel "Noi con Salvini Premier" che era nella testa del Capitano. 

In questa ottica a Salvini conviene cercare il prima possibile di liberarsi di Draghi, o eleggendolo presidente della Repubblica "in cambio di una data certa per le elezioni", come aveva detto all'inizio dando un prezzo al suo appoggio, oppure mollando il governo per passare all'opposizione, dove potrebbe perseguire più comodamente i suoi obiettivi. Il problema è che difficilmente glielo faranno fare. Perché i ministri scelti da Draghi sono tutti rappresentanti degli interessi del Nord e quindi hanno tutti i motivi per restare seduti sulla poltrona anche se il Capitano ordinasse loro di alzarsi. Per questo il piano di Draghi e Giorgetti con Salvini sta riuscendo e per questo da guadagnare, oltre a loro, ne ha Meloni. 

L'ordinanza di Speranza oggi: le regioni che rischiano la zona arancione e rossa e la richiesta di lockdown totale a Draghi

Perché a Giorgia Meloni conviene l'opposizione al governo Draghi

Prima di tutto perché Meloni all'opposizione ci sta già seduta e assai comodamente. "Dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati", ha detto ieri citando un comunista del calibro di Bertold Brecht mentre incassava due nuovi arrivi tra i suoi eletti, provenienti ovviamente dalla Lega: Gianluca Vinci in Italia e Vincenzo Sofo in Europa. Gli eletti serviranno, nei piani della Draghetta, per veicolare gli elettori e che le intenzioni di Giorgia siano queste lo si è capito quando, uscendo dalle consultazioni con Draghi, ha annunciato ai giornalisti presenti che il presidente del Consiglio non aveva alcuna intenzione di varare la flat tax (che voleva la Lega) dando così a intendere che la partecipazione di Salvini al governo non aveva ottenuto nemmeno uno dei suoi caposaldi all'interno di una riforma del fisco che deve essere ancora delineata (ma cosa farà Mario Draghi con tasse è abbastanza certo). 

Sul governo Draghi sa già cosa dire fino a che starà in piedi, ovvero che "è troppo simile a quello precedente nonostante la sua autorevolezza, presidente", come ha già cominciato ieri, e che si tratta di un'operazione di palazzo guidata da Sergio Mattarella (il che non è nemmeno del tutto falso), infilandosi così in una linea di chiara opposizione anche nei confronti del Quirinale che è stata un must nel centrodestra di cui lei vuole essere l'erede dal 1994 (ovvero dall'epoca di Scalfaro) ad oggi. Ma Mario Draghi deve avere paura di Giorgia Meloni? La risposta è sì, nella misura in cui Draghi sarà Draghi. Se davvero l'ex presidente della Bce si appresta a mettere in opera le idee che ha portato in questi anni nel dibattito pubblico, dalla riforma del fisco a quella della pubblica amministrazione, dalla rivoluzione nei ristori che non devono andare alle aziende già in pericolo che vanno lasciate fallire alla selettività nella conferma del blocco dei licenziamenti che scade il primo marzo, fino alla rimodulazione del regime forfettario per le Partite Iva, Draghi si prepara a mettersi in rotta di collisione con molte delle categorie che oggi hanno un peso politico ed elettorale in Italia. 

In questo cuneo può infilarsi facilmente l'"unica opposizione" di Fratelli d'Italia, che potrebbe mettersi alla guida di tutti quelli che protesteranno per qualcosa durante il governo Draghi visto che praticamente il resto del Parlamento gli ha votato la fiducia. La sua strategia politica sarebbe tanto semplice quanto efficace e, soprattutto, è quella che ha già collaudato il suo predecessore Matteo Salvini: basterà copiargliela passo per passo per diventare l'unico simbolo all'opposizione del governo Draghi e lucrare poi quando arriveranno le urne da qui al 2023. Con una prospettiva affascinante: superare il Maestro e Capitano per diventare lei la leader del centrodestra esattamente come è successo nel 2018, quando il successo elettorale della Lega ha convinto Berlusconi a cedere il suo scettro. E poi? Poi ci sarà da governare e da mantenere le promesse nei confronti del malcontento che ha cavalcato. E che non si accontenterà di giochi di parole come "noi in Europa vogliamo una confederazione e non una federazione", che sono una buona risposta per i talk show ma in concreto non significano nulla, così come il blocco navale senza dichiarare guerra. Qui verrà il difficile. Anzi, l'impossibile, come ha insegnato Salvini al Papeete. 

Cosa vuole fare Draghi sui migranti?

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Perché Draghi dovrebbe aver paura di Giorgia Meloni

Today è in caricamento