Mercoledì, 12 Maggio 2021
Il progetto di SuperMario da Palazzo Chigi al Quirinale

Cosa c'è dietro Mario Draghi e l'Italia "delinquente"

Il titolo del Financial Times che elogia il premier e dà dell'"inadempiente" al Belpaese è funzionale al progetto di SuperMario. Che va da Palazzo Chigi al Quirinale. Passando per Angela Merkel

Il titolo del Financial Times su Mario Draghi che regala credibilità a un'Italia “teppista” (secondo alcuni traduzioni) oppure “inadempiente” (rispetto agli impegni sulle riforme con l'Unione Europea) è stato visto in qualche modo come un'offesa nei confronti del Belpaese, costantemente trattato con sufficienza dagli europei e dai britannici.

Mario Draghi, l'Italia delinquente e l'Europa che verrà

D'altro canto di esempi del genere nella pubblicistica europea ce ne sono tantissimi. Dalla famosa prima pagina dello Spiegel con gli spaghetti e la P38 fino a quella copertina dell'Economist in cui si dichiarava Silvio Berlusconi “unfit to lead Italy”. Qui però il Ft ha intenzioni semmai agiografiche visto che dipinge Draghi come “il primo leader europeo a bloccare l'esportazione di vaccini verso Paesi extra-comunitari” e quello che ha avuto il coraggio di chiamare Erdogan “dittatore”.

E fa pendant con quel “Basta così, per l'Italia ci vuole rispetto” che lo stesso Draghi avrebbe pronunciato all'indirizzo di Ursula von der Leyen perché l'atteggiamento di Bruxelles sull’ultima versione del Recovery plan “è stato segnato da una serie di richieste sulle riforme che accompagneranno il Piano «piene di cavilli» e «di sfiducia nelle capacità del Paese» di implementarle”.

Un Draghi “fermo”, che esprime “franchezza”, che “non alza la voce ma manda un messaggio che chiude una trattativa estenuante”. L'esatto contrario del SuperMario che invece si fa imporre da Matteo Salvini e dalla Lega il decreto riaperture con la data del 26 aprile fissata per il ritorno della zona gialla in Italia. E che poi si presenta in conferenza stampa parlando di “rischio ragionato” da prendersi anche se da quello che risulta il Comitato Tecnico Scientifico non è stato consultato prima che il governo prendesse la decisione, che non a caso tutti gli esperti del Cts hanno definito “politica”.

Come a voler sottolineare che la scienza non ci sia entrata granché. Forse è più facile essere “fermi” in politica estera rispetto a quella interna? O forse tutta questa decantata fermezza fa parte di un progetto di costruzione di leadership?

Il progetto di SuperMario

Andrebbe ricordato che non è stato per la prima volta Matteo Renzi a proporre a Mario Draghi di diventare presidente del Consiglio, ricevendo una risposta interessata all'argomento. Quando SuperMario era “solo” governatore di Bankitalia ricevette altre proposte di discesa in campo quando a Palazzo Chigi c'era Silvio Berlusconi. E all'epoca declinò anche con un po' di ironia l'offerta dell'interlocutore. All'epoca disse no, oggi ha detto sì. E ha bevuto l'”amaro calice” della politica, cambiando idea. Ma questo perché in primo luogo sono cambiate le condizioni di partenza. Che oggi prevedono un interessante intrecciarsi di scenari nella politica italiana e soprattutto europea.

Non è un mistero infatti che oggi Draghi sia il candidato “naturale” alla successione di Sergio Mattarella al Quirinale. Una carica che dura sette anni ed è di forte significato politico oltre che meno effimera rispetto alla presidenza del Consiglio. Mentre per un certo periodo a Roma si sono affollati rumors che vedevano la possibilità di una rielezione “a tempo” di Sergio Mattarella (come fu per Napolitano), il quale però sembra fermamente contrario a quest'ipotesi.

E allora Draghi. Che però ha un primo ostacolo da fronteggiare. Ovvero il semestre bianco che comincia a luglio. A partire dall'estate non sarà possibile sciogliere le camere ed andare a nuove elezioni finché non sarà entrato in carica il nuovo presidente della Repubblica, la cui elezione si prevede per i primi mesi del 2022. Proprio perché un'eventuale caduta del governo non porterebbe a nuove elezioni. E, di converso, la minaccia delle urne sarebbe sterilizzata nei confronti di chi voglia farlo cadere.

Mario Draghi al Quirinale sulla scia di Angela Merkel

Per questo c'è chi dice che sarà durante il semestre bianco che Draghi correrà il maggiore rischio di cadere. E un addio al governo metterebbe anche in pericolo lo scenario che lo vuole al Quirinale dopo Mattarella. Ma ad oggi non si capisce davvero chi possa volere la caduta di SuperMario. Non la Lega, che attualmente ottiene quello che vuole e in ogni caso annovera nel partito molti ammiratori entusiasti dell'ex presidente della Banca Centrale Europea. Non certo il MoVimento 5 Stelle e il Partito Democratico, che ad oggi hanno molto interesse ad andare alle urne il più tardi possibile. Così come Forza Italia. E molti degli attuali azionisti di minoranza del governo, che rischiano di non tornare più in Parlamento.

E allora forse significa davvero pensare male a ipotizzare che tutta quest'accondiscendenza nei confronti di Salvini su un'ora di coprifuoco in più o in meno possa essere un modo per tenersi amico chi può portare Draghi al Quirinale. Ma, diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato ma raramente si sbaglia. E una volta arrivati al Colle per Draghi potrebbe aprirsi la porta della sua vera ambizione.

Il presidente del consiglio italiano infatti è uno dei pochi in Europa che può vantare un filo diretto con Angela Merkel: con il Whatever it takes salvò l'euro, sì, ma anche la rielezione della Cancelliera. Che gli rese il favore nella battaglia condotta contro la Bundesbank di Weidmann prima e con il ricorso alla Corte Costituzionale tedesca sul Quantitative Easing poi. A settembre Angela cesserà di essere cancelliera della Repubblica Federale di Germania e, di fatto, anche di essere la leader poltiica storica della Ue e dell’Eurozona dei 15 anni passati. È difficile che Draghi si discosti da quel solco. Specie se vuole prenderne il posto.

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