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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Politica

Il parlamentare francescano si racconta: "Montecitorio non cambierà la mia vita"

Mario Sberna, sposato, cinque figli e una casa popolare come tetto, è stato eletto nelle file di Scelta Civica: ogni mese devolve in beneficenza circa il 75% del suo stipendio da deputato. "Passare da 2500 a oltre 10mila euro al mese cambia la visione della realtà. E io voglio evitarlo"

A chi gli dà del cattocomunista risponde ridendo: “Molto più ‘catto’ che tutto il resto”. Sandali ai piedi, pendolare amante della seconda classe, l’onorevole Mario Sberna, eletto a Montecitorio nelle fila di Scelta Civica, si è messo in testa di riformare gli usi e i costumi della politica partendo dai fatti. Del suo stipendio da parlamentare, 7.268,53 euro a marzo e 11.657,24 euro ad aprile, ha tenuto per sé 2500 euro. Il resto non l’ha ridato indietro: ha pensato di devolverlo in beneficenza (tutta la lista dei movimenti del conto corrente è pubblicata sul suo sito: www.mariosberna.it). E farà così anche a maggio e nei mesi che verranno. L’aveva promesso in campagna elettorale. Ha mantenuto la parola data. Bresciano, sposato con Egle, padre di 5 figli, di cui due adottati (uno lavora gli altri 4 a carico), vive in una casa popolare. Per tutti, per chi lo conosce, è “l’onorevole francescano”.

Onorevole, perché ha rinunciato al grosso dello stipendio da deputato accontentandosi di 2500 euro?
“Era lo stesso importo che percepivo prima di diventare parlamentare. Semplicemente io e mia moglie non abbiamo voluto modificare il nostro stile di vita, il nostro modo di conoscere e di vivere la realtà, il quotidiano. Passare da 2500 euro al mese ad uno stipendio da parlamentare cambia la visione della realtà e magari capita di dimenticarsi da dove si è partiti e dove si vuole andare. Ci si dimentica degli altri e io non voglio correre questo rischio. Guardi oltretutto c’è tanto bisogno in giro”.

E così ha deciso di devolvere l’eccedenza in beneficenza.
“Sì, ad associazioni che sostengono i più bisognosi. E a famiglie che spesso hanno esigenze molto concrete come far la spesa, pagar le bollette, l’affitto o l’assicurazione della macchina”.

Tutto questa attività poi viene rendicontata e pubblicata in rete nel suo sito. Sobrietà e trasparenza. Crede che sia la formula magica per una nuova stagione della politica?
“Abbiamo più poveri sempre più poveri e ricchi sempre più privilegiati. Chi è stato eletto ha il dovere assoluto di prendere in mano la situazione per cambiarla: semmai facendo sì che i ricchi siano un po’ meno ricchi – e vogliate perdonarmi per il concento velatamente comunista. È schifoso paragonare lo stile di vita di alcune persone con quello della stragrande maggioranza del Paese. Per questo i primi a dover rinunciare, e non a voler che è diverso, ad una parte del di più che hanno devono essere proprio coloro che sono stati eletti per invertire questa tendenza”.

La sua scelta quindi più che un esempio è una necessità impellente soprattutto per quel che riguarda la politica?
“Di più. C’è un Paese che soffre e uno che sta bene. In questa condizione chi sta bene deve stare un po’ meno bene, e non è una questione che riguarda solo i parlamentari. C’è da togliersi dei pezzi per darne a chi non ne ha. Anche perché per avere quel che si ha si è portato via a qualcun altro: la torta, al di là delle teorie economiche, è sempre la stessa; e c’è chi si è preso più pezzi di altri”.

Le sue scelte come si sposano con i colleghi di Scelta Civica?
“Qui non si tratta di giudicare le vite degli altri ma di fare quello che la coscienza chiede. Io non posso costringere nessuno”.

Stipendi dimezzati e tagli ai costi della politica. Beppe Grillo ci ha costruito gran parte della campagna elettorale. Poi è scoppiato il caso diaria.
“Non voglio fare come ha fatto Grillo, cioè chiedere agli altri, in maniera molto incoerente visto che proprio come un grillo salta da una villa all’altra, quello che lui non fa. Non capisco perché i suoi non gli chiedano di cominciare ad essere un po’ meno miliardario”.

Grillo che predica bene e razzola male, insomma.
“Non voglio dar giudizi. Semplicemente prendo atto di quanto sia incoerente chiedere ad altri di rinunciare a quello a cui non si è rinunciato. Che venda le ville, vada a stare in una casa popolare, viva con 2mila euro al mese. Semmai rinunciando ad andare a Malindi come fece sua moglie in campagna elettorale. Qui comunque la questione non è dar giudizi, ma fare i conti con se stesso. C’è troppa gente che soffre ed è ora che qualcuno se ne faccia carico, accolga questa sofferenza, e cerchi di alleviarla per come può”.

Come ha fatto lei?
“Per quel che mi riguarda il modo più semplice che ho trovato è questo. Che comunque non è una strada banale: la beneficenza, se fatta bene, serve. È una via immediata per aumentare il prodotto interno lordo. I 500 euro che ho dato, a chiunque abbia dato, sono stati spesi in beni di prima necessità. Per questo non concordo la scelta che hanno fatto i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle in Sicilia. Per carità sono stati bravissimi a creare e alimentare un fondo economico con i loro stipendi. Ma il fondo è ancora lì, fermo in attesa di decidere il da farsi. A cosa è servito? A niente. Sono stato in Brasile alcuni anni, lì dicono ‘porque burros ver’, perchè gli asini vedano. Un modo, in sostanza, per farsi notare”.

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