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Martedì, 25 Gennaio 2022
Caso marò / India

Caso marò, tra India e Italia tensione alle stelle

Parla la moglie di uno dei pescatori uccisi: "Cospirazione ai più alti livelli". Il Governo indiano convoca l'ambasciatore italiano. Il comandante 'di seconda': "I due marò sono innocenti".

Sale la tensione tra Italia e India dopo la decisione del governo italiano di trattenere in patria Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò accusati di aver ucciso due pescatori al largo delle coste del Kerala.

I primi a insorgere sono stati gli esponenti dell'opposizione indiana: da destra e da sinistra i commenti sono infuocati e gridano al "tradimento"e al "complotto" del governo di Delhi con l'Italia, con allusioni implicite al presunto ruolo di Sonia Gandhi nella vicenda. Diversi internauti indiani collegano la vicenda anche a quella dello scandalo delle tangenti per la fornitura all'India di elicotteri dell'Agusta Westland, controllata dell'Italiana Finmeccanica.

"Questi sono due criminali che sono protetti dal governo indiano, colluso con gli italiani", ha affermato un membro del Bjp, il partito nazionalista Indù Bharatiya Janata, principale formazione dell'opposizione. Il Bjp ha assicurato che intende portare la questione in parlamento per "mostrare la collusione fra i governi di Italia e India" e chiedere spiegazioni al governo. Membri del Partito comunista indiano Cpm hanno parlato di "un qualche tipo di complotto", sottolineando che "è un fatto molto grave e la gente è molto scossa: speriamo che il governo intraprenderà immediatamente iniziative per riportarli qui".

La decisione dell'Italia di trattenere in patria i fucilieri ha provocato l'ira delle massima autorità indiane: "E' inaccettabile", ha affermato il premier indiano Manmohan Singh, secondo quanto riporta il Times of India. Per il quotidiano, il capo del governo di Nuova Delhi ha detto che si occuperà della questione, e ha spiegato a dei parlamentari indiani che chiederà al ministro  degli Esteri Salman Khurshid di affrontare il caso con l'Italia.

"COSPIRAZIONE". Per Dora, la moglie di Gelastine, uno dei due pescatori indiani uccisi il 15 febbraio 2012, "questa non è altro che una cospirazione ai più alti livelli e il governo indiano dovrebbe riportare i marines a giudizio nel nostro paese".

"SITUAZIONE INACCETTABILE". Il primo ministro indiano Manmohan Singh ha definito "seria" e "inaccettabile" la decisione del governo italiano di far restare in patria Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Secondo i media indiani Singh ha incontrato una delegazione di deputati provenienti dalla provincia di Kerala, lo stato indiano in cui è avvenuto l'incidente in cui sono coivolti i due marò, ai quali ha assicurato che affronterà la questione con il ministro degli Esteri Salman Khurshid.

PROTESTANO I PESCATORI. "E' ingiusto, così è stata tradita la fiducia": questa la reazione di Abdul Ghani, presidente dell'Unione Nazionale Marittimi in India, alla notizia che i marò italiani non rientreranno a New Delhi per il processo.

"Il nostro sistema giudiziario è stato molto leale con i militari italiani permettendo loro di andare e, se non ritornano, il diritto dovrà fare il suo corso". Intanto in Kerala, T Peter, della Fisherworker Society, ha preannunciato uno sciopero dei pescatori in segno di protesta per l'accaduto. "L'avevamo detto che se fosse stato concesso ai militari italiani di rimpatriare, non sarebbero tornati; ma il governo e la Corte Suprema l'hanno concesso. Tutti i pescatori si sentono truffati, perchè sapevamo che sarebbe accaduto".

PARLA IL COMANDANTE IN SECONDA. Non sono stati i due marò italiani a uccidere i pescatori ma gli indiani. Lo afferma a Radio Capital Carlo Noviello, comandante in seconda dell'Enrica Lexie a bordo della quale si trovavano Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Noviello ricostruisce così le fasi della vicenda: "Eravamo sul ponte. Quando la barca si è avvicinata a 100 metri, Latorre ha fatto le segnalazioni ottiche, poi ha mostrato il fucile. Ma loro continuavano imperterriti ad avvicinarsi, in una chiara manovra d'abbordaggio. E allora Girone e Latorre hanno sparato. In acqua, però. Quando la barca si è allontanata, col binocolo abbiamo visto che erano armati ma non era morto nessuno, e le due persone, fuori dal cabinato, erano ancora in piedi".

"Dopo - aggiunge il comandante - c'è stato un altro scontro a fuoco, fuori dal porto, con la guardia costiera locale di Koci. Penso che i due pescatori morti fossero quelli. E per coprire questo errore siamo capitati noi di mezzo".

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