Martedì, 22 Giugno 2021
Politica

Marta Cartabia: chi è la donna che potrebbe diventare premier al posto di Conte

Se il premier non riuscisse a varare il Conte-Ter il presidente Mattarella sarebbe costretto a guardarsi intorno: il nome della giudice emerita della Corte Costituzionale potrebbe essere il suo piano B. E sarebbe una scelta coraggiosa

Marta Cartabia è il piano B di Mattarella. E non da oggi, visto che già nell'agosto 2019 sembrava sul punto di arrivare a Palazzo Chigi, ora come allora al posto di Giuseppe Conte. Ma oggi le condizioni sono cambiate rispetto a quella pazza estate in cui la crisi del Papeete aveva portato alla nascita del governo giallorosso. 

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C'è da ricordare che all'epoca lei smentì decisamente: "Sono e resto alla Corte Costituzionale", dove era approdata nel 2011, scelta da Giorgio Napolitano, e di cui all'epoca era vicepresidente e firmò, tra l'altro, anche la sentenza sull'obbligo vaccinale. Quattro mesi dopo ne divenne presidente e oggi è presidente emerito. Come ha ricordato Today, Cartabia si è laureata con lode in giurisprudenza all’Università di Milano nel 1987 con una tesi dal titolo “Esiste un diritto costituzionale europeo?”: relatore Valerio Onida, futuro presidente della Corte costituzionale. Dopo la laurea, ha proseguito il proprio percorso con un dottorato di ricerca presso l’istituto universitario europeo di Fiesole e una specializzazione sui temi della giustizia costituzionale comparata all’Università di Aix-Marseille, insieme ad attività di ricerca all’estero, in particolare negli Usa (è stata research fellow all'University of Michigan Law School di Ann Arbor sotto la direzione dei professori J. H. H. Weiler e T. Sandalow).

Ricercatrice di diritto costituzionale all’università di Milano da 1993 al 1999, fra il 1993 e il 1995 ha svolto le funzioni di assistente di studio presso la Corte costituzionale. Professore associato (1999-2000) e ordinario (2000-2004) di istituzioni di diritto pubblico presso l'Università degli Studi di Verona, dal 2004 Marta Cartabia è professore ordinario di diritto costituzionale presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove è anche stata titolare del corso Jean Monnet in diritto costituzionale europeo (2005 - 2008). Ha insegnato in numerosi atenei, in Italia e all'estero, tra cui Tours, Tolone, San Sebastián, Eichstätt. È stata Inaugural Fellow allo Straus Institute for Advanced Study in Law and Justice (New York University), diretto da Joseph H.H. Weiler. È anche Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana.

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Marta Cartabia: il piano B di Mattarella?

Ce n'è abbastanza per pensare che se l'Avvocato non ce la dovesse fare a varare il Conte-Ter allora toccherebbe alla giudice. Natalia Aspesi oggi su Repubblica la propone in un editoriale dal titolo beneaugurante: "Proviamo con una donna". Nel testosteronico mondo della politica italiana sarebbe quasi una rivoluzione. E d'altro canto Luciana Lamorgese è stata di gran lunga la migliore ministra del Conte-Bis (e anche il suo nome rimbalza nel toto-premier che si aprirà ufficialmente dopo il primo giro di consultazioni). Negli anni, ricorda ancora il quotidiano, ha preso decisioni non solo sui diritti degli ultimi, dai detenuti alle donne, ma sui referendum, le leggi elettorali, il diritto d’impresa e tributario, su immigrazione e droga. Ha un marito, Giovanni, e tre figli che studiano all'università. 

Disse che la giustizia "deve sempre esprimere un volto umano: ciò significa anzitutto, come dice l’articolo 27 della Costituzione, che la pena non deve mai essere contraria al senso di umanità, ma che la giustizia deve essere capace di bilanciare le esigenze di tutti". Nei giorni scorsi il suo nome era spuntato a più riprese perché un governo istituzionale potrebbe essere lo sbocco finale della crisi visto che è impossibile andare a votare presto durante la campagna di vaccinazione e l'emergenza coronavirus. Gli altri nomi sono sempre i soliti: Mario Draghi, Carlo Cottarelli (che però ha detto che la soluzione della crisi è il Conte-Ter) e, appunto, Luciana Lamorgese. Appare invece complessa, al momento, la possibilità di sostituire Conte con un politico: per il Pd sarebbe difficile digerire il nome di Luigi Di Maio o Stefano Patuanelli, considerati i 'papabili' del Movimento, e ancor più per i grillini metabolizzare un premier dem. Nel toto-nomi entra per forza di cose anche il presidente della Camera Roberto Fico, che tuttavia accetterebbe -è pronto a scommettere chi gli è vicino- solo se il Colle lo mettesse all'angolo. 

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