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Sabato, 21 Maggio 2022
POLITICA

Effetto Renzi: anche D'Alema non si candida

Dopo la 'ritirata' di Walter Veltroni, l'ex premier Massimo D'Alema annuncia di voler "agevolare il rinnovamento. Ma se Renzi vince le primarie sarà scontro".

ROMA - Rottamatori o non rottamatori, un dato è certo: il Pd perde "pezzi di storia" in vista delle prossime elezioni politiche. Dopo la rinuncia al seggio parlamentare da parte di Walter Veltroni, arriva il "no" anche dell'ex premier e attuale presidente del Copasir Massimo D'Alema.

E' chiaro l'ex segretario dei Ds: "Non chiederò deroghe, con Bersani candidato - dice a Otto e mezzo su La7 - il rinnovamento lo agevolerò...ma se vince Renzi sarà scontro, in quel caso ci sarà scontro politico". Rinuncia alla candidatura in Parlamento in caso di vittoria del segretario del Pd alle primarie, dunque.

COLPA DI RENZI? - Il presidente del Copasir ricorda di essere andato mesi fa da Bersani a dirgli che pensava di non ricandidarsi ma poi con Renzi "è diventata un'intimazione alla rottamazione, e a quel punto, forse sbagliando, ho detto che non voglio dare l'impressione di cedere all'aggressione, ma ora visto come si mettono le cose, ho cambiato radicalmente idea, non perché voglio cedere, ma perché mi sono reso conto che è meglio non chiedere deroghe". Del resto, osserva ancora D'Alema, Renzi dice "tolgo questo e quello ma le liste non le fa Renzi, e neppure Bersani, le liste le fa l'organismo dirigente del partito" e se alle primarie vincesse il sindaco di Firenze, "a quel punto si aprirebbe una discussione molto seria. Se uno parte con l'idea 'rompo tutto' alla fine rischia che qualcosa si rompe. Io so già che vincerà Bersani e sono già pronto per un incarico extraparlamentare".

LA "BATTAGLIA" DEL RINNOVAMENTO - Con le primarie alle porte e il "pericolo-Renzi", anche il segretario di partito Pier Luigi Bersani sembra voler accelerare sul tema del rinnovamento. E dietro questa scelta ci sarebbero le indicazioni che vengono dai sondaggi. Bersani aveva già da mesi preso la decisione di smarcarsi, gradualmente, dallo storico gruppo dirigente. La scelta di indire le primarie, e di farle 'aperte', nonostante l'opposizione di buona parte dei maggiorenti democratici, si inserisce proprio in questo filone. Ma, secondo alcune ricostruzioni smentite dallo staff del segretario, negli ultimi giorni alcune rilevazioni che danno Matteo Renzi in avvicinamento e la mossa di Walter Veltroni avrebbero spinto Vasco Errani, uno dei consiglieri più ascoltati da Bersani, a suggerire la mossa di accentuare il tema del rinnovamento. Certo, il segretario ora deve far fronte alla reazione di Massimo D'Alema che avrebbe fatto capire che questa scelta potrebbe avere delle conseguenze.


I SONDAGGI: RENZI E BERSANI VICINI - Gli uomini del segretario negano recisamente, spiegano che i loro sondaggi danno a Bersani 8-9 punti di vantaggio sul sindaco di Firenze e che non si può attribuire a Errani, per quanto ascoltato, la strategia del segretario. Eppure, altri resoconti offrono un quadro diverso: dopo l'assemblea del Pd lo scarto tra i due era aumentato, Bersani aveva guadagnato terreno, mentre negli ultimi giorni gli studi di due tra i principali istituti di rilevazioni darebbero a Bersani un margine di due punti (39%-37%) in un caso, e di quattro punti (40%-36%) in un altro. Quest'ultimo dato, peraltro, è simile a quello diffuso ieri sera da Nando Pagnoncelli a Ballarò: Bersani 37%, Renzi 33%. Non solo, ma uno studio esteso anche a coloro che non dichiarano di votare alle primarie, Renzi risulterebbe persino più gradito di Bersani.

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