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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Il caso

Milleproroghe: quali sono i rilievi di Mattarella e cosa succede ora con i balneari

La lettera del capo dello Stato mette in difficoltà la maggioranza sul rinnovo delle concessioni demaniali. Secondo il Quirinale la proroga è in contrasto con la normativa europea. Per questo, pur non potendo rinviare la legge alle camere, governo e parlamento sono chiamati a intervenire

Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha firmato la conversione in legge del decreto "Milleproroghe", un provvedimento che contiene la proroga di diverse norme in scadenza tra cui ad esempio lo smartworking per i genitori e i lavoratori fragili e la possibilità di chiedere mutui agevolati per l’acquisto della prima casa. A fare notizia è stata però soprattutto la presa di posizione di Mattarella sul tema dei balneari. Con il "Milleproroghe" è stata infatti approvata anche la proroga delle concessioni demaniali fino al 31 dicembre 2024, un rinvio che i partiti di maggioranza auspicavano da tempo. 

La riforma che prevede la liberalizzazione degli stabilimenti balneari è attesa da anni. Sul tema, l'Italia non è in regola con le leggi europee. La Commissione Europea ha più volte minacciato una procedura d'infrazione perché lo Stato italiano non applica una direttiva approvata nel 2006 - la direttiva Bolkestein - secondo cui la gestione dei beni pubblici va assegnata con una procedura di gara. In Italia, al contrario, le spiagge - beni pubblici che appartengono al demanio dello Stato - vengono assegnate tramite concessioni decennali molto vantaggiose per gli stabilimenti e poco redditizie per lo Stato. Con l'attuale normativa, in caso di impedimenti oggettivi all'espletamento delle gare, le attuali concessioni resterebbero valide fino a tutto il 2025. 

I rilievi di Mattarella

Il capo dello Stato nella sua lettera solleva una serie di perplessità (non solo sui balneari) chiedendo in sostanza a parlamento e governo di intervenire di nuovo sul tema.  Sulle modifiche approvate in materia di concessioni demaniali, si legge nel documento che accompagna la promulgazione della legge di conversione del decreto, "è evidente che i profili di incompatibilità con il diritto europeo e con decisioni giurisdizionali definitive accrescono l'incertezza del quadro normativo e rendono indispensabili, a breve, ulteriori iniziative di Governo e Parlamento".

Nel testo sono infatti presenti "molteplici profili critici" tali "da giustificare l’esercizio della facoltà attribuitami dall’articolo 74 della Costituzione", ovvero la promulgazione della legge con un messaggio motivato alle Camere. 

Perché la legge non è stata rinviata alle Camere

"Sono tuttavia consapevole - spiega il capo dello Stato - della delicatezza, sotto il profilo costituzionale, del rinvio alle Camere esercitato nei confronti di una legge di conversione di un decreto-legge, a pochi giorni dalla sua scadenza: farebbe, inevitabilmente, venir meno, con effetti retroattivi, in molti casi in maniera irreversibile, tutte le numerose altre disposizioni che il decreto-legge contiene, determinando incertezza e disorientamento nelle pubbliche amministrazioni e nei destinatari delle norme". 

Nella sua lettera Mattarella individua anche altre perplessità e manifesta la sua contrarietà nello specifico alla decretazione d'urgenza, insistendo poi sul fatto che i decreti legge, e in particolare i Milleproroghe, non si trasformino in provvedimenti omnibus "del tutto disomogenei, vale a dire in meri contenitori dei più disparati interventi normativi. Verrebbe in tal modo palesemente violato il requisito dell’omogeneità di contenuto che la Corte costituzionale ha, in più occasioni, ritenuto oggetto di tutela costituzionale". Non è la prima volta che Mattarella decide di intervenire promulgando una legge con riserva. Lo aveva già aveva fatto nella precedente legislatura e nel suo primo mandato, l'11 settembre 2020 e il 23 luglio 2021. 

Tornando alla questione dei balneari Mattarella ritiene "indispensabili, a breve, ulteriori iniziative di Governo e Parlamento", per far fronte ai "profili di incompatibilità con il diritto europeo e con decisioni giurisdizionali definitive" che "accrescono l’incertezza del quadro normativo". Non potendo bloccare la legge - per evitare il rinvio di altri provvedimenti - il capo dello Stato chiede dunque esplicitamente di intervenire sulle concessioni per evitare di entrare in conflitto con l'Ue e con le sentenze della stessa magistratura su questo tema. 

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