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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Il caso

"Quando Mattarella negò le morti dei soldati italiani"

Il blog di Beppe Grillo attacca Sergio Mattarella sul caso dell'uranio impoverito

ROMA - Sergio Mattarella, quando ricopriva la carica di ministro della Difesa, "negò le morti dei soldati che erano stati in missione in Bosnia, per colpa dell'uranio impoverito, a cavallo tra gli anni '90 e i primi 2000". E' la critica che Lorenzo Sani, giornalista e inviato nazionale del Resto del Carlino-Nazione-Giorno, muove al giudice costituzionale in un lungo post sul blog di Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle.

A Mattarella, che da ministro della Difesa si adoperò per eliminare l’uso dell’uranio impoverito dai proiettili, venne contestato di aver taciuto il pericolo, che gli era stato manifestato molto tempo prima - a fine 1998 - da padre Jean Marie Benjamin "con una ricca documentazione", quando era vicepresidente del Consiglio del governo D’Alema.

"Ho avuto occasione di incontrare il candidato di Renzi al Quirinale, Sergio Mattarella - racconta Sani - quando questi era ministro della Difesa del governo Amato. Lavoravo da qualche mese sulla vicenda dell'uranio impoverito e sull'impressionante numero di leucemie linfoblastiche acute e linfomi tra i nostri militari che erano o erano stati in missione nei Balcani, soprattutto in Bosnia, ma non solo. Sergio Mattarella negò a più riprese il possibile nesso tra l'insorgere delle patologie e il servizio. Negò che la Nato avesse mai utilizzato proiettili all'uranio impoverito (DU, Depleted Uranium), tantomeno che questo fosse contenuto nei Tomahawk (missili) sparati in zona di guerra dalle navi Usa in Adriatico. Insomma, Mattarella, candidato di Renzi al Quirinale, negò su tutta la linea".

"Negò pure - ricorda Sani - ciò che era possibile reperire nei primi giorni di internet sugli stessi siti della Difesa Usa, che magnificava l'efficacia degli armamenti al DU e dettava, contestualmente, le precauzioni sanitarie da adottare in caso di bonifica: protocolli di sicurezza molto rigidi, che prevedevano l'utilizzo di tute, guanti e maschere protettive, per svolgere il lavoro che invece a mani nude e senza protezioni facevano i nostri soldati. I quali, nel frattempo, continuavano ad ammalarsi e morire...".

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