rotate-mobile
Lunedì, 20 Maggio 2024
Verso le elezioni

L'ultimo dietrofront di Renzi: si candida al Parlamento europeo e promette di andarci sul serio

Il leader di Italia Viva protagonista di un vero tira e molla: candidato in solitaria, non candidato dopo l'accordo con Bonino e infine nelle liste di Stati Uniti d'Europa

"Matteo Renzi si candiderà all’ultimo posto in lista in quattro circoscrizioni su cinque, garantendo così il suo pieno sostegno al progetto. Tutti i candidati della Lista Stati Uniti d’Europa si sono impegnati, se eletti, a lasciare eventuali altri incarichi e andare al Parlamento europeo". Con queste parole di Emma Bonino ha annunciato la candidatura del leader di Italia Viva alle elezioni europee di giugno. E l'ennesimo dietrofront dell'ex presidente del Consiglio, che fino a poche ore prima aveva escluso una sua discesa in campo con la "lista di scopo", motivando la scelta con l'ennesimo "passo di lato" all'indomani dell'accordo con i radicali, che aveva mandato in soffitta "Il Centro", la lista con cui l'ex premier era in campo con una corsa in solitaria.

Fdi cala ancora e Forza Italia è sopra la Lega. La lista di Renzi e Bonino vale meno della loro somma 

Chi mastica di politica sa bene che la parola di alcuni leader come Matteo Renzi e l'ex alleato Carlo Calenda (anche lui candidato dopo aver detto per mesi che non lo avrebbe fatto...) sono sempre scritte sulla sabbia, perché vanno sempre soppesate con quei cambi di strategia che fanno parte del loro modi di fare politica. E così, nel giro di una manciata di ore, il senatore di Scandicci è passato da "I partiti usano le candidature per contarsi in Italia, noi usiamo i nostri candidati per contare in Europa", alla pubblicazione di un video sui social in cui chiede ai suoi elettori - follower di sostenere la sua candidatura, promettendo che - ma a questo punto si può tranquillamente ipotizzare che la promessa lasci il tempo che trova - a differenza di altri leader lascerà il seggio del Senato per occupare quello all'Europarlamento. 

"Vi parlo da Palazzo Giustiniani - esordisce Renzi - vi parlo dal mio ufficio. È un ufficio al quale sono molto, molto affezionato. Pensate, qui, in questo tavolo, è nata l'operazione che ha portato a mandare a casa Giuseppe Conte e a portare Mario Draghi alla Presidenza del Consiglio. E qui abbiamo fatto interminabili riunioni sulla nascita di Italia Viva o sull'elezione del Presidente della Repubblica. Insomma, io in questo ufficio lascio un pezzo di cuore". L'ex premier attacca gli altri leader, definisce "una truffa ai cittdini" il fatto che dopo le elezioni di giugno non andranno in Europa e promette una "nuova generazione di politici" che manderanno a casa i burograti come Ursula von der Leyen: parole che tra qualche mese potrebbero suonare come una nuova versione di "Se perdo il referendum lascio la politica", perché dopo il 9 giugno le variabili saranno così tante che escludere a priori una riconferma dell'attuale presidente della Commissione, magari per mettere all'angolo l'estrema destra di Marine Le Pen, appare quantomeno azzardato. 

Perché l'ultima posizione sulle liste è solo una scelta simbolica

Renzi ci ha tenuto a sottolineare che non sarà sul simbolo di Stati Uniti d'Europa (sarebbe strano il contrario, visto che è un contenitore di più liste) e che il suo nome sarà posizionato all'ultimo posto nelle liste. Una scelta singolare, che ha più un sapore simbolico che pratico e forse vuole essere un tentativo di non smentire completamente il Matteo Renzi delle scorse settimane. Con le preferenze - infatti - la posizione del candidato in lista è totalmente ininfluente, compresa quella degli stessi capilista che hanno una funzione di indirizzo politico (da qui la scelta dei leader o di nomi "di traino" come il generale Roberto Vannacci o Ilaria Salis). La verità è che se la lista formata da +Europa, Italia Viva e "cespugli" dovesse raggiungere la soglia di sbarramento del 4 per cento, Matteo Renzi quasi certamente sarà il più votato. Resta da capire come farà a gestire le sue altre attività (come far parte del board di alcune società estere come la Future Investment Initiative, la fondazione che fa capo al principe ereditario dell'Arabia Saudita, Mohammad bin Salman), che a Strasburgo sono considerate incompatibili con il ruolo di eurodeputato. Non è da escludere che una volta eletto possa essere "costretto" a cambiare nuovamente idea (ovviamente a malincuore...) e a restare nell'ufficio di Palazzo Giustiniani a cui è tanto affezionato.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

L'ultimo dietrofront di Renzi: si candida al Parlamento europeo e promette di andarci sul serio

Today è in caricamento