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Giovedì, 19 Maggio 2022
Politica Italia

"Renzi, ma non te ne dovevi andare?", l'ex premier "riparte" dal Pd

"Non sono come gli altri - aveva giurato - torno a fare il libero cittadino", invece Matteo Renzi apre domenica l'assemblea del Partito Democratico: perché al Governo ci vuole tornare che a fare il mammo a Pontassieve ci è rimasto sì e no qualche ora

Il referendum sulla Riforma costituzionale per Matteo Renzi a gennaio era "la madre di tutte le battaglie" e l'ex presidente del Consiglio a marzo era tornato a dire: in caso di sconfitta "è sacrosanto non solo che il governo vada a casa ma che io consideri terminata la mia esperienza politica". "Se perdo troveranno un altro premier e un altro segretario", aveva scandito davanti alle telecamere "Vado a fare altro”, aveva garantito a Radio Capital, "Non sono come gli altri”, aveva giurato al Messaggero. "Torno a fare il libero cittadino", avrebbe confermato poi ad un perplesso Bruno Vespa.

Domenica l'ex premier si presenterà in veste di segretario del Pd sul palco dell'Hotel Ergife a Roma per aprire l'assemblea del partito, propedeutico al congresso che dovrebbe essere convocato per il 5 marzo prossimo. E Matteo Renzi ha tutta l'aria di chi vuole vincere questa nuova sfida. Lo ha fatto da far suo, riapparendo su Facebook da dove lancia quello che sembra un annuncio di battaglia. 

Salta dunque l'annunciato ritiro a vita privata? Eppure Matteo Renzi lo aveva annunciato più e più volte: ecco qualche esempio che non ha alcuna pretesa di essere esaustivo. 

29 dicembre 2015, conferenza stampa di fine anno: Matteo Renzi annuncia "Se perdo il referendum considero fallita la mia esperienza politica”.

10 gennaio 2016, intervistato al Tg1 Matteo Renzi parla della riforma costituzionale promossa dal suo governo come la madre di tutte le battaglie: "Se i cittadini non sono d’accordo, hanno tutto il diritto di dirlo ed io ho il dovere di prenderne atto".

Dieci giorni dopo l'Aula del Senato è chiamata al voto sulla riforma che "cancella" i senatori: Matteo Renzi prende la parola e proclama all'aula: "Se perdessi il referendum considererei conclusa la mia esperienza perché credo profondamente nel valore della dignità della cosa pubblica".

Un leit motiv che ripete a Quinta Colonna il 25 gennatio "Se sulle riforme gli italiani diranno di no, prendo la borsettina e torno a casa“; poi ancora a febbraio e a marzo alla scuola di formazione del Pd: "E' sacrosanto non solo che il governo vada a casa ma che io consideri terminata la mia esperienza politica"

Al congresso dei Giovani Democratici il 20 marzo Renzi prospetta il suo futuro: "Io ho già la mia clessidra girata. Se mi va come spero, finisco tra meno di 7 anni. Se mi va male, se perdo la sfida della credibilità o il referendum del 2016, vado via subito e non mi vedete più". 

Il 28 aprile in diretta Facebook e Twitter #Matteorisponde chiarisce: "Sto personalizzando? No, se perdi una sfida epocale che fai? Racconti che i cittadini hanno sbagliato? No hai sbagliato tu”. Poi ancora a maggio quando inizia la vera campagna referendaria, sono proclami su radio e tv: l'8 maggio, intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa Renzi è chiarissimo: "Se io perdo, con che faccia rimango. Ma non è che vado a casa, smetto di fare politica. Non è personalizzazione ma serietà" 

Renzi ospite a Che tempo che fa (Ansa)

Poi quando capisce di aver personalizzato il referendum in un plebiscito sul suo Governo cambia registro, evita le domande, sposta il bersaglio. Sulla stessa linea, pur con qualche oscillazione, il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. Anche lei, che ora orfana del defunto dicastero complice l'accantonamento dell'impegno riformatore, ha trovato una comoda poltrona di sottosegretario a Palazzo Chigi con il governo Gentiloni, prima di perdere il referendum propinava lo stesso leit motiv dell'ex premier: "Se un governo ha avuto il mandato da Napolitano a fare le riforme” se queste poi non passano “è normale che prenda atto di questo voto. E’ un atto di serietà". 

La serietà è rimasta sul piatto, perché lei al Governo è rimasta dopo la crisi dell'immacolata, risolta con un veloce sliding doors a palazzo Chigi e al solo ministero dell'Istruzione. Ma anche perché al Governo ci vuole tornare anche Matteo Renzi che a fare il mammo a Pontassieve ci è rimasto sì e no qualche ora. 

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Dalla sua provincia fiorentina detta le trame di un Pd che ancora gestisce come cosa propria. Il più duro di una minoranza democratica tutt'altro che coesa è Roberto Speranza che accusa il "capo" fiorentino di voler tramutare il Pd in PdR, il Partito di Renzi. "Al congresso io ci sono, farò la mia battaglia politica nel Partito democratico per cambiarlo, perché o cambia o muore", afferma. "Ma va fatto un confronto vero, non un votificio ma per ridefinire il 'Chi siamo' e 'Dove andiamo', perché noi nelle fabbriche non esistiamo più: votano Lega o 5 Stelle".E così l'assemblea di domenica dall'evocativo titolo "Ripartiamo dall’Italia” sarà il primo vero banco di prova per l'ex presidente del Consiglio. "Abbiamo subito una sconfitta dura nel referendum. E io mi sono dimesso da premier. Domenica discuteremo di molte cose" posta Matteo Renzi.

Se ci sarà la convocazione di primarie aperte il 5 marzo per farsi trovare pronti in caso di elezioni anticipate in primavera lo si saprà solo domenica 18 dicembre quando dalle ore 10, presso l'Hotel Ergife cominceranno i lavori dei mille delegati trasmessi in diretta streaming sul sito del Pd.

Renzi ha chiesto ai militanti di segnalare cosa, a loro giudizio, non ha funzionato e cosa è piaciuto del governo. Resta ancora il nodo del passo indietro di Renzi, non si esclude che possano arrivare le sue dimissioni tecniche con una reinvestitura immediata da parte dell’assemblea.

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