Martedì, 27 Luglio 2021
Il ritratto

La metamorfosi di Renzi: da rottamatore della sinistra a colonna del centrodestra liberale

Da rottamatore della sinistra italiana a punto di riferimento del centro e destra italiana, con la quale oggi dialoga su molti punti. Qual è il futuro di Renzi e Italia Viva è difficile da dire, ma di certo la storia dell'ex sindaco di Firenze lo ha portato ad una mutazione politica

Matteo Renzi - foto Ansa

Che Matteo Renzi non fosse il classico dirigente della sinistra abituato a salire in cattedra per dare lezioni di democrazia a chiunque la pensasse diversamente da lui, lo aveva dimostrato già durante il suo mandato da sindaco della rossissima Firenze. All'epoca, per “spingere” una legge che introducesse una tassa di soggiorno ai turisti fiorentini, varcò i cancelli di Arcore per parlare direttamente con l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Destò scandalo nella famiglia del Partito Democratico, dove si guardava al Cavaliere come il male assoluto, capace di corrompere l’animo di chiunque incrociasse il suo sguardo. Renzi lo fece perché aveva sempre detto di credere in una politica diversa e lo stesso Berlusconi avrebbe detto: “Renzi mi somiglia, è fuori dagli schemi”. 

Ma in realtà il primo cittadino fiorentino si preparava a scalare il Partito Democratico. Divenne in poco tempo prima segretario di partito nel 2013 e poi anche Presidente del Consiglio a seguito delle dimissioni rassegnate da Enrico Letta. Decisiva fu la votazione a larghissima maggioranza (136 favorevoli contro 16 contrari), da parte della Direzione del Pd, di un documento dello stesso Renzi, che proponeva la sostituzione del governo. L’ascesa di Renzi è sempre stata improntata su un approccio liberal che, anche in quanto a comunicazione, imitava efficacemente i modelli di campagna elettorale all’americana, con eventi di grande respiro (Leopolde), dove la spettacolarizzazione del dibattito pubblico e l’immagine del massimo coinvolgimento di tutti gli elettori attraverso social network e piattaforme tv, la faceva da padrone. Ma anche quello non fu solo marketing: fu un simbolo, l’immagine di chi si candidava a rottamare un’intera classe dirigente ormai chiusa nelle stanze di palazzo e percepita dagli elettori come lontana anni luce dai problemi del Paese. Renzi non solo ribaltò quell’immagine, ma tentò una vera rivoluzione da dentro la sinistra italiana, tentando di trasformarla in una sinistra liberale, simile ai democratici statunitensi e i laburisti inglesi. 

  • Jobs act, disegno di legge che propone importanti riforme del mercato del lavoro italiano, tra cui l'onere fiscale di circa 80 euro è stata annunciata per coloro che guadagnano meno di 1.500 euro al mese.
  • Sblocca Italia, che aveva lo scopo di facilitare l'implementazione di grandi progetti, opere civili e infrastrutture sospese in quel momento, oltre a ottenere un'ulteriore semplificazione amministrativa. 
  • Promessa di cancellare l'Irpef, l'Imu e la Tasi, le tasse sugli individui, i servizi pubblici e le residenze.
  • Unioni civili, con l'eliminazione sul finale della "stepchild adoption" che avrebbe concesso la responsabilità genitoriale a un genitore non biologico in un'unione omosessuale. 

Sono solo alcune riforme e prese di posizione che contribuirono a far risultare Renzi come un vero nemico della sinistra perché la maggior parte di quelle, venivano considerate troppo liberali da un pezzo del Pd, dalla sinistra a sinistra dei democratici e anche dalle destre sociali. Ma lui diventò il nemico numero uno quando, dopo essere diventato Presidente del Consiglio, dichiarò che uno dei suoi compiti più importanti era quello di realizzare riforme costituzionali, avviando un ampio progetto di riforme costituzionali con l'abolizione del bicameralismo perfetto e la modifica della struttura e delle funzioni del Senato. Dopo una campagna mediatica molto pesante, soprattutto da parte di quotidiani che si schierarono apertamente contro ogni riforma alla Costituzione e la mobilitazione di una parte della opinione pubblica, Renzi perse sul campo la battaglia delle urne nel dicembre 2016, con il 59,11% di “No”. Si dimise, annunciando la sua uscita di scena dalla politica. 

Quello fu un bluff. L'ormai ex rottamatore, ricandidato col Partito Democratico alle elezioni politiche del 2018, entrò in Senato. Nel 2019, annunciò l’uscita dal Pd fondando un nuovo partito: Italia Viva. Considerato ormai come un corpo estraneo all’interno della galassia di sinistra, Renzi tornò al centro delle critiche di mezzo paese, quando, dopo le dimissioni dei suoi Ministri dal Governo giallorosso, fece cadere il Governo Conte, spianando la strada per l’arrivo di Mario Draghi.  

Oggi Matteo Renzi sembra aver davvero poco a che fare con il mondo dal quale è venuto e nel quale ha percorso la gavetta politica. Anche perché lo stesso partito di Italia Viva è molto più vicino alle idee di centro e in generale dei moderati, che non quelle della sinistra, a partire dal Pd. Lui, che comunque non è mai partito da posizioni oltranziste e anzi, come detto, si è sempre posto come un riformatore e moderato, si è allontanato sempre più dalle battaglie della sinistra. Tuttavia oggi anche il Pd, nato come un progetto di rinnovamento della vecchia sinistra post comunista, si sta allontanando dal centro, soprattutto con l’arrivo del nuovo segretario Enrico Letta, che sta serrando le fila con temi economici e di welfare, che con il Renzi pensiero hanno molto poco a che fare.

L’ex sindaco di Firenze sembra invece molto più simile a quel Silvio Berlusconi che, negli anni ’90 e 2000, veniva dipinto a sinistra come un pericolo per la Repubblica. Oggi Renzi parla come Berlusconi; è odiato come Berlusconi perché, citando lo psicanalista Massimo Recalcati, "in gioco è l'identità stessa del Pd, di ereditare autenticamente la propria storia, della sua capacità o incapacità di interpretare il suo tempo. La demonizzazione del figlio bastardo di Rignano è oggi il paravento dietro il quale nascondere la propria dipendenza politica dal M5s".

Il leader di Italia Viva è anche indagato come lo era Silvio Berlusconi, difeso compattamente da tutti i giornali di quell'area che hanno sempre preso posizione in favore del Cavaliere. Infatti Renzi è accusato di finanziamento illecito e false fatturazioni in merito ai "bonifici del documentario "Firenze secondo me", che finirono nel 2019 in una relazione dell'antiriciclaggio della Uif".

Forse non solo aveva ragione Berlusconi dicendo che Renzi gli somigliava, ma era stato anche profetico. A quanto pare, dopo il tentativo fallito col Pd, Renzi è pronto a rappresentare una colonna portante di un nuovo centrodestra o comunque di un nuovo polo liberale, riformatore e moderato, capace di rappresentare un elettorato di centro, la cui ampiezza è direttamente proporzionale allo spostamento verso l'esterno di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle a sinistra, Lega e Fratelli d’Italia a destra. 

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