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Martedì, 18 Giugno 2024
Verso le elezioni

Arriva il condono di Salvini: cos'è il salva-casa (e salva Milano)

Tra i decreti che il governo vuole varare prima delle elezioni europee c'è la norma fortemente voluta dal leader leghista, che prevederebbe anche una sanatoria per alcuni grattacieli sorti nel capoluogo milanese

Le elezioni europee di giugno si avvicinano e il governo Meloni sarebbe pronto a varare sei decreti da rivendersi nelle ultime settimane di campagna elettorale. Una strategia che avrebbe allarmato il Quirinale che già nel recente passato aveva chiesto all'esecutivo di non abusare della decretazione d'urgenza, uno strumento che invece andrebbe usato con parsimonia e solo in situazioni di effettiva necessità. Mattarella teme anche un "ingorgo", quello che si potrebbe verificare nei prossimi mesi, quando andranno poi convertiti in legge tutti i provvedimenti varati in fretta e furia per cercare un tornaconto elettorale.

Sanatoria solo per "piccoli problemi interni"

Di tutti i decreti in discussione in queste ore, quello che fa più discutere è il cosiddetto "salva-casa", che altro non è che un condono edilizio firmato Matteo Salvini. La premier Giorgia Meloni nelle scorse settimane si era opposta alla proposta, rispedendo al mittente ogni proposta che in qualche modo prevedesse modifiche alle case che ne aumentassero le cubature: la premier non ha alcuna intenzione di mettere la faccia su norme che sanino gli abusi edilizi, soprattutto se evidenti. La chiusura di Palazzo Chigi ha portato il vicepremier e leader della Lega ad abbassare le sue pretese e di rimodulare la norma per portare comunque a casa un risultato: "La maggioranza delle case degli italiani - ha spiegato - ha piccoli problemi interni: bagnetti, finestre, verande, soppalchi, tende: milioni di case bloccate dalla burocrazia, il nostro obiettivo è sanare queste piccole irregolarità interne". Quelle a cui si riferisce Salvini, in termini tecnici, sono definite "modeste difformità": oggi la "tolleranza" è fissata al 2 per cento, ma con la nuova norma - si legge in un documento del Mit - la percentuale della tolleranza potrebbe arrivare all’8 per cento nelle abitazioni fino a 100 metri quadri, per poi scendere, progressivamente, fino al 2 per cento per quelle oltre i 500 metri quadri.

Su due questioni la premier non sembra disposta ad arretrare neanche di un millimetro, ovvero le eventuali modifiche sul rilascio del certificato di agibilità degli immobili e gli interventi esterni (balconi e modifiche della sagoma dell'edificio). Il leader del Carroccio dovrà superare anche lo scoglio Forza Italia: il partito di Antonio Tajani, rimasto scottato per la totale chiusura ricevuta sul Superbonus dal ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, non sembra disposto a concedere ulteriori "rese incondizionate" agli alleati: il condono di Salvini cancellerebbe le proposte di legge sulla rigenerazione urbana depositate in Parlamento dai forzisti: "Siamo tendenzialmente favorevoli a tutte quelle norme che vanno nella direzione di sbloccare situazioni incagliate per problemi burocratici, ma per poter dire sì dobbiamo prima leggere il testo. le decisioni comunque si prendono in Consiglio dei ministri, che è un organo collegiale".

La norma "salva Milano"

Il provvedimento dovrebbe prevedere una norma ad hoc per Milano. Il sindaco di Milano Beppe Sala e il ministro delle Infrastrutture si sono sentiti al telefono venerdì 17 maggio per discuterla: al centro della telefonata il destino di alcuni edifici sorti in città, al centro di indagini della procura per abusi edilizi. Si tratta di quegli edifici costruiti in base a una Scia (segnalazione certificata d'inizio attività) e trattati dagli uffici urbanistici milanesi come "demolizioni e ricostruzioni", per i quali invece la procura ritiene che dovesse essere rilasciato un vero e proprio permesso a costruire con un piano dei servizi. In massima parte, la demolizione ha riguardato piccoli manufatti, a fronte dell'edificazione di edifici più alti, con il risultato di "portare" nel quartiere un significativo aumento del numero degli abitanti. Di qui, secondo la procura, la necessità di una procedura che guardi anche alle dotazioni di verde, scuole, strade. Il Comune di Milano ha sempre difeso la propria interpretazione della norma, ma il moltiplicarsi delle inchieste ha fatto emergere la necessità di un rimedio "politico".

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