Domenica, 7 Marzo 2021

Maurizio Martina non è più segretario del Pd: le dimissioni con una lettera

L'ex ministro dell’Agricoltura ha annunciato le sue dimissioni dalla segreteria, in modo da permettere l'avvio vero e proprio della fase congressuale. L'Assemblea Nazionale del partito sarà convocata molto probabilmente il prossimo 11 novembre

Maurizio Martina | Ansa

Maurizio Martina si è dimesso da segretario del Pd. Martina, che aveva già ricoperto la carica di ministro dell'Agricoltura, era diventato segretario subito dopo le dimissioni di Matteo Renzi, a seguito della rovinosa sconfitta elettorale del 4 marzo 2018, ricevendo poi un ulteriore mandato dall’Assemblea Nazionale del Partito Democratico il 7 luglio. Ora si apre la fase congressuale vera e propria, con l’organismo di partito che sarà convocato molto probabilmente per il prossimo 11 novembre.

Si aprirà così il percorso che porterà alle primarie e all'elezione del nuovo segretario.

Le dimissioni di Martina sono arrivate con una lettera all'ufficio di Presidenza del Partito democratico, in cui si legge: "Caro Presidente (Matteo Orfini, ndr), dopo il nostro Forum nazionale tenuto a Milano il 27 e 28 ottobre scorsi ritengo assolto il mandato affidatomi dall'Assemblea nazionale il 7 luglio scorso quando, eleggendomi, indicava per la mia Segreteria una serie di obiettivi utili alla ripartenza del PD dopo la sconfitta elettorale di marzo. Faccio quindi seguito agli impegni presi, dimettendomi dall'incarico di Segretario e chiedendoti di poter convocare a breve l'Assemblea stessa per gli adempimenti conseguenti. Fino a quel momento garantirò ovviamente per la mia parte un ordinato lavoro di tenuta in attesa delle nuove deliberazioni".

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Infine i ringraziamenti di rito: "Colgo l'occasione per ringraziare la presidenza e tutti i componenti dell'Assemblea nazionale per la collaborazione e l'impegno garantito in questa fase molto particolare della vita del nostro partito. Mi piace ricordare uno dei messaggi più forti incontrati in questi mesi di lavoro intenso e appassionato: noi siamo somma, non divisione. Lo dobbiamo alle donne e agli uomini del Partito Democratico e lo dobbiamo all'Italia".

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