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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Riposizionamenti

Armi all'Ucraina e incontro con Meloni, Calenda tenta l'asse governo-terzo polo

Terzo polo pronto a votare il Dl con l'emendamento a sorpresa. Durigon: "Questione di urgenza" ma poi il testo viene ritirato

Nello stesso giorno in cui Carlo Calenda incontra la premier Giorgia Meloni, alla Camera si assiste a un riposizionamento dei blocchi sul tema dell'invio delle armi in Ucraina, con Italia Viva e Azione pronti a votare un decreto del governo su cui il Pd (teoricamente a favore) annunciava la propria astensione. Un "soccorso", quello dei centristi, che ricorda molto quanto avvenuto nella strana elezione a presidente del Senato di Ignazio La Russa. Fatto sta che l'asse fra il governo Meloni e i parlamentari del Terzo polo è servito, ben oltre le semplici prove di dialogo.

L'emendamento a sorpresa e il soccorso del terzo polo

"Credo che la scelta sia stata dettata dall'urgenza della questione". Così il sottosegretario al ministero del Lavoro Claudio Durigon aveva spiegato direttamente a Today la scelta, da parte di Lega e Fratelli d'Italia, di infilare un emendamento per prorogare l'invio di armi in Ucraina in un decreto di tutt'altro genere. Era quanto successo ieri al Senato, salvo poi ritirarlo nel pomeriggio di oggi.

Intanto la mossa di Lega e Fdi ha creato un vespaio politico a Montecitorio, dove si è discusso proprio del ruolo dell'Italia in ambito internazionale. Il fatto non era stato digerito dalle opposizioni che, in Aula, hanno stigmatizzato quanto meno il metodo. Sulla guerra fra Ucraina e Russia si erano ricompattate così le opposizioni. Anche il Partito democratico, da sempre favorevole a sostenere Kiev, aveva annunciato il voto contrario al decreto in arrivo da Palazzo Madama.

"Se è una questione di metodo, è un problema del Pd perché l'importante è quello che c'è dentro" aveva tagliato corto Durigon. Dunque niente sostegno del Pd ma il Terzo polo era pronto a intervenire. "È una cosa che non si fa, siamo d'accordo ma il risultato è lo stesso e credo che noi voteremo comunque il decreto" avevano fatto sapere fonti parlamentari di Italia Viva e Azione. Dunque, prima che l'emendamento di ieri fosse ritirato dagli stesso relatori, la maggioranza parlamentare avrebbe potuto contare sull'appoggio del terzo polo.

La lista delle armi inviate dall'Italia all'Ucraina 

Ma che cosa prevedeva la modifica al testo? Driblando di netto il dibattito parlamentare, il governo aveva anticipato tutti, ponendo un emendamento che prorogava "l'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari" per tutto il 2023. Il problema è che andava a modificare un decreto legge sulle missioni Nato e la sanità della Regione Calabria.

"Non possiamo votarlo perché ci sono questioni che riguardano la sanità della Calabria su cui non siamo d'accordo. - aveva spiegato la deputata democratica Lia Quartapelle - Noi vogliamo continuare a sostenere la linea del sostegno all'Ucraina però est modus in rebus. È la questione più importante che il Parlamento deve votare in tutto l'anno, non la puoi infilare lì così". 

Eppure il risultato sarebbe stato lo stesso. Votare il decreto contenente l'emendamento delle forze di governo o votare un decreto ad hoc, avrebbe avuto lo stesso risultato: l'Italia invia le armi a Kiev per tutto il 2023. Un obiettivo auspicato anche il Pd. "Quello che auspichiamo noi è vedere il nostro Paese unito su una scelta di politica estera e non su un emendamento del relatore in un decreto che si occupa di Nato e sanità calabrese" ha chiosato Quartapelle.

Il governo Meloni torna draghiano 

Ora, visto che l'emendamento è stato ritirato, il governo si prepara forse a un decreto ad hoc, come aveva fatto Mario Draghi. A questo punto il percorso sarà più lungo perché dovrà passare per il vaglio delle Aule e potrà contare sul sostegno anche delle truppe democratiche. Ma i problemi veri potrebbero arrivare proprio da dentro la maggioranza di governo. Infatti alcuni deputati sono conviti che la mossa di inserire l'emendamento servisse soprattutto per evitare un lungo dibattito in Aula. Il rischio di trappole e divisioni nella maggioranza è alto.

Ne è convinta la deputata di Alleanza verdi e sinistra Elisabetta Piccolotti che, intervenendo in Aula, ha chiesto: "Perché il governo agisce con un emendamento comparso all'ultimo minuto? Perché hanno timore di venire in aula con un provvedimento specifico? Forse perché ci sono troppe divisioni interne alla maggioranza e troppi parlamentari che hanno frequentato gli alberghi di Mosca negli anni passati o troppi che ricevono lettere dolcissime da Putin?".

Calenda incontra Meloni e provoca Forza Italia

Il tutto mentre Carlo Calenda incontrava Giorgia Meloni. Un incontro giudicato "molto positivo" dal leader di Azione, che ha spiegato di aver parlato con la presidente del Consiglio della manovra di bilancio. "Abbiamo discusso di un'estensione di impresa 4.0, un tetto al costo del gas al posto dei crediti di imposta, - ha detto Calenda - nel dettaglio abbiamo parlato di un aumento degli stipendi dei sanitari, abbiamo detto che va ripristinata Italia sicura, abbiamo fatto un'analisi della situazione del Pnrr, e chiesto di riproporre il Reddito di cittadinanza come Rei".

Temi su cui Azione avrebbe trovato apertura da parte dell’inquilina di Palazzo Chigi. Ma le manovre all"interno dei palazzi dicono che, fra maggioranza e terzo polo, ci sia molto di più di una semplice interlocuzione. Calenda potrebbe voler rivendicare il ruolo di ago della bilancia in Parlamento. Meloni è sempre alla ricerca di un piano B nell'eventualità che un pezzo di centro si sgretolasse, mettendo a rischio i numeri, soprattutto al Senato.

A preoccuapre Fratelli d'Italia sono le truppe di Silvio Berlusconi che, guarda caso, sono state il bersaglio di Calenda, quando ha definito i forzisti dei "sabotatori". Licia Ronzulli, capo gruppo in Senato di Fi, ha replicato: "Capiamo la confusione di Calenda, che parla di 'opposizioni' come se non ne facesse parte, ma i suoi attacchi puerili a Forza Italia, saldamente e lealmente in maggioranza, non gli serviranno. Per quanto sgomiti alla ricerca di un ruolo, è condannato all'irrilevanza politica". Parole dure che, a loro modo, confermano certe tensioni nel centrodesta. Quelle su cui sta giocando proprio Calenda. 

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