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Venerdì, 9 Dicembre 2022

Fabrizio Gatti

Direttore editoriale per gli approfondimenti

Se il partito di Giorgia Meloni ci prende per fessi

Nonostante lo sforzo di Giorgia Meloni nel tagliare ogni legame di Fratelli d'Italia con il passato, il suo assessore alla Sicurezza in Regione Lombardia, Romano La Russa, si è fatto beccare con il braccio teso in mezzo ad altri camerati durante il funerale del cognato a Milano. Il video, pubblicato da Ilfattoquotidiano, sta facendo il giro dei social e ha riacceso le polemiche sul saluto fascista: va condannato o, come hanno concluso alcune sentenze della magistratura, va tollerato? Sul caso, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo e, come racconta MilanoToday, ha delegato le indagini alla Digos. Mentre, con una mozione di censura, l'opposizione chiede le dimissioni dell'assessore.

Romano La Russa, fratello del più famoso Ignazio, fondatore con Giorgia Meloni e Guido Crosetto di FdI, avrebbe potuto difendersi sostenendo che il suo gesto si ispirava al saluto romano, quindi magari a Giulio Cesare, e non a Benito Mussolini. Ma, coerente con la sua storia personale, è stato più sincero: “I fatti – ha scritto in una lettera indirizzata alla giunta regionale – sono lontani anni luce da tutto ciò che può essere accostato al fascismo. Si è trattato dell'ultimo saluto destinato a una vita che è volata in cielo, nel cordoglio dei cari e degli amici fraterni e nel rispetto delle sue ultime volontà”.

Il cognato camerata

Il defunto, Alberto Stabilini, oltre che cognato di La Russa, è stato anche suo compagno... pardon, camerata di battaglie e scontri di piazza negli anni Settanta. E il governatore lombardo della Lega, Attilio Fontana, ha preso le distanze: “Sono comportamenti che non fanno parte del nostro modo di vedere - ha commentato Fontana -. Noi sostanzialmente ai funerali preghiamo”. Fine della storia? No, perché il partito di Giorgia Meloni e Romano La Russa ha risposto con una nota che sembra prendere per orbi (o per fessi) tutti quanti hanno visto il video. Leggiamola.

"Quel che preme sottolineare, e che non emerge dal video, è che Romano ha invitato tutti a non fare il saluto romano”. Ma come? Lui stesso ha ammesso che si è trattato dell'ultimo saluto nel rispetto delle ultime volontà di un camerata defunto. Se non era un saluto romano, era dunque un saluto fascista?

No, sostiene la nota: “Emerge invece con chiarezza che il movimento del braccio di Romano non ha nulla a che fare col saluto fascista, ma al contrario testimonia il suo invito ai presenti ad astenersi dal saluto”. Allora va ascoltato l'audio. Una voce fuori campo ordina: “Camerati a posto, camerati attenti”. L'assessore La Russa è in seconda fila, nel plotoncino di nostalgici, tutti ripresi di spalle. “Camerata Alberto Stabilini”, grida tre volte la voce fuori campo. E, a ogni chiamata, tutti in coro alzano il braccio teso e rispondono: “Presente”.

Ricostruzione incredibile

“Basta verificare il movimento del suo braccio peraltro assente durante le chiamate consecutive, che comunque – aggiunge, riferendosi sempre a La Russa, la nota di Fratelli d'Italia – la Cassazione ha sancito non essere reato se effettuato in un funerale”. È falso per due terzi: la prima volta l'assessore alza il braccio come tutti e non sembra affatto stia invitando i camerati ad astenersi dal saluto; la seconda volta lo alza un po' meno; la terza, è vero, lo muove appena appena.

Il centrodestra governa democraticamente la Lombardia dal 1995 e nessuno è mai stato obbligato a credere e obbedire a ideologie del Novecento. Ma un partito che si candida a guidare l'Italia dovrebbe per primo adeguarsi alle regole della comunicazione in una democrazia: non si può smentire ciò che le immagini e le dichiarazioni dei protagonisti confermano.

Se lo facessero in Germania

Se chi ha vissuto quegli anni di contestazione a destra ci aiutasse a rileggere i legami occulti con gli apparati dello Stato e la criminalità organizzata, di alcune frange estreme, sarebbe un passo avanti nella riconciliazione storica del nostro Paese. Ma la questione è anche un'altra. Ed è di immagine.

La Lombardia è la prima regione italiana per numero di abitanti e Prodotto interno lordo, come se fosse uno Stato nello Stato. I suoi imprenditori e i suoi lavoratori competono faticosamente ogni giorno con i mercati di tutto il mondo, a cominciare dall'Unione Europea. Ve lo immaginate che scandalo scoppierebbe se il ministro di un partito al governo in Germania venisse oggi sorpreso a fare il saluto nazista? A meno che non si voglia credere che la differenza, nel galateo politico, la faccia l'inclinazione del braccio dell'assessore alzato al cielo.

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