Mes, gelo Conte - Di Maio: in Parlamento il giorno più lungo del premier

L'informativa urgente sul Fondo Salva Stati alle Camere del presidente del Consiglio Giuseppe Conte crea l'incidente diplomatico col M5S

Il ministro delle finanze Gualtieri il premier Conte e il ministro degli esteri Di Maio. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Un giorno sulle barricate per il premier Giuseppe Conte sul Mes: prima alla Camera poi al Senato il presidente del Consiglio è costretto alla difesa del trattato di riforma del fondo salva Stati ma le sue parole dirette a Matteo Salvini e alla Lega sono state lette dal Movimento 5 stelle come un messaggio rivolto anche a Luigi Di Maio che sedeva a Montecitorio proprio al fianco del premier. Nessuno sguardo e solo un breve conciliabolo tra i due.

Gelo si direbbe tanto che le comunicazioni sono affidate alle diplomazie di Palazzo Chigi.

"Di Maio ha espresso delle criticità per conto del Movimento, ma in un negoziato così complesso questo è pienamente comprensibile"- spiega il presidente del consiglio uscendo da Palazzo Madama dove sugli scranni del M5S si sono registrate numerose assenze - "Ci sono questioni aperte su aspetti importanti che riguardano sia il funzionamento del Mes che la road map sull'unione bancaria e l'Italia affronterà il negoziato con determinazione".

Mes, Di Maio a Conte: "Criticità evidenti"

Luigi Di Maio si affida ad una nota per recitare la posizione del Movimento 5 stelle. Se da una parta plaude all'intervento di Conte per aver messo a tacere falsità e fake news, ribadendo altresì l'apprezzamento per la logica di pacchetto delle misure da approvare insieme alla riforma del mes, il capo politico del M5s ha ribadito la necessità di "dover rivedere questa riforma che, ad oggi, presenta criticità evidenti".

Il nervosismo tra i 5 Stelle é palpabile, il premier sotto accusa per un intervento che è considerato ''totalmente sbilanciato sul Pd'', dicono all'Adnkronos alcune fonti di governo pentastellate. "Un chiaro scudo", l'accusa mossa, alla posizione del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, protagonista di un duro braccio di ferro proprio con Di Maio sul Mes nel vertice di palazzo Chigi.

Alla fine il testo di riforma del trattato e il suo percorso compiuto attraverso due differenti governi, è rimasto blindato. Conte ha contestato le preoccupazioni dei critici, che si annidano anche nella sua maggioranza, nel M5S:

  • nessun automatismo sulla ristrutturazione del debito dei Paesi che eventualmente faranno ricorso al Mes, "il nuovo trattato - ha spiegato - non modifica affatto la disciplina".
  • Quanto all'ipotesi che il fondo possa mettere in difficoltà l'economia nazionale, "abbiamo cercato e ottenuto - ha aggiunto - regole vantaggiose per l'Italia", anche "nel remotissimo caso in cui" dovesse fare ricorso ai fondi Mes.

Conte a Salvini: "Scarsa cultura delle regole"

Ma l'asse del suo ragionamento, corredato di una puntigliosa cronologia e da fitte citazioni delle sedute parlamentari, è stato centrato sulla ricostruzione della vicenda e quindi sullo scontro frontale con le opposizioni che lo hanno accusato di "tradimento", in particolare la Lega, partner nel Conte 1. Se le accuse fossero vere "mi dovrei dimettere all'istante", ha ammesso, ma siccome "nessuno può insinuare velatamente l'idea" che il negoziato "sia stato condotto segretamente o, peggio, firmato nottetempo", allora nel mirino di Conte è finto ancora una volta Matteo Salvini, leader della Lega.

"Se fosse dimostrato che chi ha mosso le accuse nei suoi confronti era ben consapevole della loro falsità, avremmo la prova - ha detto Conte - che chi ora è all'opposizione e si è candidato a governare il Paese con pieni poteri, sta dando prova, e purtroppo non sarebbe la prima volta, di scarsa cultura delle regole e della più assoluta mancanza di rispetto delle istituzioni".

"Non rispondo agli insulti", gli ha poi replicato Salvini in Senato, citando Confucio per dargli dell'arrogante e concludendo con un sonoro "si vergogni!".

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