Lunedì, 1 Marzo 2021
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Migranti, Malta chiude i porti alle Ong: "muro contro muro" a Bruxelles

Il governo maltese ha annunciato la chiusura dei propri porti alle ong, fino a quando non sarà conclusa l'inchiesta sulla Lifeline, la nave con a bordo 234 migranti approdata sull'isola dopo un rimpallo diplomatico durato giorni. Salvini: "Avevamo ragione"

La "Lifeline" nel porto di Malta. FOTO ANSA EPA/DOMENIC AQUILINA

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è riservato di valutare il voto sull'intero documento delle conclusioni del Consiglio Europeo, che ha un unico numero di protocollo, non solo su una parte. Lo si apprende da fonti italiane, mentre è in corso il summit dei capi di Stato e di governo, che a cena dovrebbe affrontare il nodo delle migrazioni.

Per Conte, insomma, "nothing is agreed until everything is agreed" come si ripete sempre a proposito dei negoziati sulla Brexit, cioè niente è concordato finché non c'è accordo su tutto. In pratica, perché le conclusioni del Consiglio Europeo vengano approvate occorrerà prima trovare un'intesa sul punto più delicato, quello delle migrazioni.

Malta chiude i porti alle Ong

Il governo maltese ha annunciato oggi la sospensione di ogni operazione delle navi delle ong nei propri porti in attesa di conoscere le conclusioni delle indagini sul natante Lifeline, arrivato mercoledì sera a La Valletta con 234 migranti a bordo. In un comunicato pubblicato da Malta Today si afferma che, alla luce delle informazioni "finora sconosciute" emerse dagli ultimi eventi è necessario "accertare che le operazioni condotte da entità che utilizzano i servizi portuali e che operano nell'area di responsabilità maltese siano in accordo con le norme nazionali e internazionali".

Accertamenti che riguarderanno anche la certificazione o la registrazione delle navi coinvolte. Secondo alcune fonti sentite dallo stesso quotidiano, al capitano della nave Lifeline dovrebbe essere contestato proprio la "irregolare" registrazione della nave.

"Dato che sono in corso indagini da parte di autorità indipendenti, e fino a quando tali questioni non verranno chiarite, Malta non può consentire alle entità, la cui struttura potrebbe essere simile a quella oggetto di indagini, di usare Malta come porto di operazioni e di entrare o uscire dallo stesso porto", si legge nella dichiarazione.

Oggi la nave Open Arms ha fatto sapere che Malta gli ha negato l'accesso alle proprie acque territoriali. Secondo il Malta Today, tale decisione comporta anche che le navi attualmente presenti nell'isola - Seefuchs e Sea Watch 3 - non possono partire.

OpenArms: "Italia e Malta negano l'accesso"

"Italia e Malta negano l'accesso nelle loro acque alla nave Open Arms, una barca umanitaria che ha salvato più di 5.000 vite in 1 anno sotto il coordinamento del Guardia Costiera, dissequestrata dalla magistratura italiana e il cui equipaggio e bandiera sono europei". Lo afferma in un tweet l'Ong Proactiva Open Arms.

Intanto in Europa sfida "a carte" al Consiglio Europeo

Dalla riunione del Consiglio europeo in corso arrivano voci di possibile blocco opposto dall'Italia su tutti i temi in discussione (pesa il potere di veto al documento conclusivo), le fonti italiane in realtà lasciano trapelare il desiderio di una intesa.

"Il nostro è un governo nuovo, è naturale che vogliamo dare un segno del cambiamento. Non possiamo tornare a casa senza un segnale"

Roma torna a ribadire i punti che a giudizio del governo Conte debbono essere condivisi dagli alleati europei, ma la sensazione è che quello che conta è il principio di base: "Chi sbarca in Italia arriva in Europa".

Anche Angela Merkel ha ipotizzato di affrontare il problema con una "coalizione dei volenterosi" nell'ipotesi della mancanza di un consenso globale sul tema. Eppure all'Italia potrebbe forse bastare una dichiarazione di principio senza le indicazioni conseguenti.

Il Governo ha posto alla base per una intesa il "modello Malta", cioè la distribuzione dei profughi una volta sbarcati "anche se il nostro desiderio sarebbe che si rendessero direttamente disponibili i porti degli altri Paesi costieri".

In discussione anche la creazione dei "centri di protezione" (e ai giornalisti tedeschi si raccomanda di non parlare di "lager", cioè campi) nei paesi di provenienza e di transito tutto accompagnato da "un fondo per il Nordafrica" sulla scia degli aiuti alla Turchia per la gestione dei profughi in Medio Oriente.

L'Onu: "Obbligo di salvare immediatamente naufraghi"

La portavoce italiana dell'Unhcr, l'agenzia Onu per i rifugiati, Carlotta Sami in un'intervista a Tv2000 spiega come "il salvataggio delle persone in mare non può essere disgiunto dalla loro immediata assistenza a terra".

"Ogni Paese europeo può dare assistenza, accogliere e gestire le domande d'asilo. Noi insieme all'Oim, l'organizzazione internazionale per l'immigrazione, abbiamo proposto un meccanismo di sbarco a livello regionale in cui le persone possano fare domanda d'asilo nei diversi Paesi".

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