Mercoledì, 27 Gennaio 2021
Roma

Roma, l'accoglienza che non c'è: migranti sgomberati, picchiati e dispersi

Polizia in assetto antisommossa, agenti che si fanno strada con gli idranti tra i rifugiati eritrei che da cinque giorni dormono sulle aiuole di piazza Indipendenza dopo lo sgombero del palazzo occupato di Via Curtatone in cui vivevano dal 2013: era il simbolo dell'accoglienza fai-da-te alla romana, ora il simbolo dell'assenza della politica

Tensioni tra le forze dell'ordine e gli immigrati accampati da giorni in piazza Indipendenza, al centro di Roma, dopo lo sgombero del vicino edificio di via Curtatone occupato da quattro anni da circa 400 richiedenti asilo etiopi ed eritrei, Roma, 24 agosto 2017. ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA - Gettati in strada senza un posto dove andare: voi qua non potete più stare. Via Curtatone era il simbolo dell'accoglienza alla romana: il palazzo già sede dell'Ispra era occupato dal 2013, uffici trasformati in alloggi per centinaia di migranti, moltissimi regolari, i più eritrei a cui lo Stato Italiano aveva riconosciuto lo status di rifugiato, alcuni bambini che nelle scuole del primo municipio studiano per diventare italiani, aspettando che la politica faccia il suo corso. 

Quella politica assente da quest'angolo di Roma, così vicino ai palazzi ma mai tanto lontana. Assente il Comune, assenti le istituzioni in un Agosto sonnolento risvegliato solo dalla paura del terrorismo. Così mentre in Campidoglio andava in scena l'ennesima rotazione di assessori, nessuna posizione è stata portata avanti dal Movimento 5 stelle che amministra la Capitale d'Italia. A gestire tutto sono le forze dell'ordine. Il Comune latita, tace, nonostante l'assessore alle politiche sociali, Laura Baldassarre, provenga dall'Unicef.

Cronaca dei cinque giorni in cui Roma ha scoperto di non essere in grado di dare accoglienza

"La presenza a via Curtatone era nota da anni, ma nessuna iniziativa è stata messa in atto dalle autorità competenti per dare accoglienza ai profughi". Afferma il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana-Possibile Giulio Marcon

"Ancora una volta si usa la forza di fronte al l'incapacità di prevenire le situazioni di degrado e di intervenire per trovare soluzioni adeguate di fronte a persone che scappano dalla guerra e da situazioni di persecuzione". 

In questo vuoto di senso politico la polizia in assetto antisommossa è arrivata di nuovo a piazza Indipendenza, poco dopo le sei di mattina, gli agenti si sono fatti strada con gli idranti e hanno caricato le persone che dormivano sulle aiuole e i marciapiedi.

Erano tutti regolari in Italia

Le persone che abitavano il palazzo di via Curtatone sono infatti tutti rifugiati politici, provenienti dal corno d'Africa. Molti hanno permessi di soggiorno regolari, molti i rifugiati, richiedenti asilo politico o destinatari di protezione sussidiaria. Insomma tutti sono regolarmente in Italia, ma nessuno viene inserito in un programma come avviene negli altri paesi europei. Nessuna alternativa: o l'occupazione o gli accampamenti di fortuna da dove in effetti provengono tanti di quelli che quattro anni fa hanno occupato.

I rifugiati eritrei hanno cercato di opporre resistenza: dal primo piano del palazzo di via Curtatone, donne e i pochi rifugiati a cui è stato consentito di rientrare in un'ala del palazzo, hanno lanciato oggetti e barattoli di vernice. Sulle finestre è apparsa anche una bombola del gas. "Ve la lanciamo contro se provate ad entrare".

Questa volta la polizia ha usato la violenza. I poliziotti si sono messi a rincorrere chi scappava. Secondo Medici senza frontiere, dopo le cariche ci sono stati almeno sei feriti. Nella piazza sono rimaste le valigie e gli oggetti delle famiglie sgomberate, e la polizia ha detto ai pochi ancora sulla piazza di recuperare le loro cose.

Dopo aver sgomberato la piazza, gli agenti sono entrati nel palazzo occupato. I poliziotti hanno costretto le persone all’interno dell’edificio, una cinquantina di persone, tra cui venti bambini, a seguirli in Questura. Disordini sono proseguiti in zona della stazione ferroviaria di Roma Termini dove agenti sono intervenuti per impedire che il corteo spontaneo di migranti e associazioni per il diritto alla casa intralciasse il traffico. 

"Se tirano qualcosa spaccategli un braccio"

E proprio a Termini in un filmato pubblicato da Repubblica.it e Fanpage si vedono diversi agenti del Reparto mobile della polizia correre nel piazzale della stazione. Ad un certo punto un funzionario di polizia, dice: ‘Questi devono sparire peggio per loro….se tirano qualcosa spaccategli un braccio’. Un agente risponde: ‘Non c’arriviamo dottò’ e il funzionario conclude: ‘Ci arriviamo ci arriviamo’.

La Questura ha fatto sapere di aver aperto una procedura per per accertare eventuali irregolarità "in relazione al video in cui si sentono frasi concitate di invito ad intervenire con decisione, in caso di lancio di oggetti, contro i manifestanti in fuga".

Per il segretario generale del Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia Felice Romano le immagini sono "l’ennesima testimonianza della elevata professionalità, del consolidato equilibrio, ma anche dell’umanità con cui i colleghi dei reparti mobili operano quotidianamente anche su situazioni delicate".

La Questura ha fatto sapere che ‘tutte le persone presenti sui giardini sono state allontanate, mentre gli occupanti dello stabile, comprese le ‘fragilità’, sono state trasferite presso l’Ufficio Immigrazione di via Patini, dove la Sala operativa sociale del Comune di Roma si sta occupando della loro assistenza. Gli uffici investigativi della polizia hanno già isolato le immagini delle aggressioni alle forze dell’ordine, effettuate anche attraverso bombole del gas, lanciate o accese. E’ al vaglio la posizione di 4 cittadini stranieri.

Il prefetto della capitale, Paola Basilone, ha parlato di una ‘accurata e scrupolosa pianificazione dell’intervento e ha denunciato una ‘azione di infiltrazione posta in essere dai Movimenti di Lotta per la Casa, che ha indotto gli occupanti accampatisi in piazza Indipendenza a rifiutare sistemazioni alloggiative alternative, determinati a rimanere in strada fino alla manifestazione con corteo indetta dagli stessi Movimenti per sabato prossimo’.

I racconti dei migranti

"Siamo stati svegliati con l'acqua degli idranti. Hanno preso alcune di noi per i capelli colpendole anche con i manganelli. E' assurdo: siamo rifugiati politici, abbiamo i documenti in regola". A parlare è una delle donne sgomberate all'alba da piazza Indipendenza.

"Ci hanno preso per i capelli quella donna con il braccio fasciato è stata colpita con un manganello e ora sta andando in ospedale. Anche io ho i segni sul fianco. Non è giusto. Abbiamo dormito per strada per 5 notti. Vogliamo solo una casa". "Questo è uno stato accogliente? No è un paese fascista, disumano", urla una donna con la voce spezzata dal pianto.

Mussie Zerai, il prete candidato al premio Nobel per la pace, che da anni è un punto di riferimento per la comunità eritrea italiana, alle 7.51 aveva mandato un appello al ministro dell’interno Marco Minniti. “La prego d’intervenire, la polizia sta usando la forza per sgomberare le persone anche dalla piazza, ma queste persone non hanno dove andare”, era scritto nel messaggio che poi è stato ripreso da diverse agenzie di stampa. “Vi prego di trattarli come esseri umani”.

Intersos: "Gravi responsabilità"

“Ci sono gravi responsabilità di chi in questi giorni ha gestito la situazione, si tratta di una operazione mal pensata e male organizzata – sottolinea Giovanni Visone, portavoce di Intersos -. Come Intersos avevamo un progetto all’interno, lavoravamo con i bambini che frequentano le scuole del municipio. Ora questi percorsi sono stati interrotti da trasferimenti forzati”.

Unicef: "Bambini terrorizzati"

“800 persone con status di rifugiato, sopravvissute a guerre, persecuzioni o torture che in alcuni casi hanno anche ottenuto la cittadinanza italiana, buttate in strada in condizioni disumane senza una reale alternativa sostenibile da parte del Comune di Roma, che abbiamo invano atteso in piazza - dichiara Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia.

Medici Senza Frontiere: "Neppure un'ambulanza"

Tredici feriti sono stati curati dagli operatori di Medici senza Frontiere. "Molti - riferisce MsF - hanno fratture e lesioni causate da idranti e manganelli". E' stata la stessa ong, in 4 casi, a chiamare l'ambulanza: nessun mezzo infatti, denunciano, stazionava in piazza. "Non c'erano ambulanze a trattare i feriti solo il nostro team".

Le alternative insufficienti

La soluzione offerta dal Comune di Roma erano 80 posti in due diverse strutture di accoglienza Sprar a Boccea e Torre Maura. La società proprietaria del palazzo sgomberato aveva invece prospettato l'utilizzo per sei mesidi alcuni alloggi in provincia di Rieti.

"I bimbi vanno a scuola a Roma e molti degli adulti lavorano - continua Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia - segno di un percorso di integrazione ed emancipazione dal sistema di accoglienza che verrebbero interrotti di netto e non valorizzati, in particolare gli 80 posti Sprar di cui si parla verrebbero sottratti ai nuovi arrivati titolari di protezione o in attesa di riconoscimento. Per quanto riguarda la proposta del privato di mettere a disposizione per 4 mesi alcune villette presenti in provincia di Rieti la distanza territoriale non garantirebbe continuità a scuola e lavoro e sradicherebbe queste persone dal tessuto sociale".

"La verità va detta tutta: questa situazione non è legata alla cosiddetta emergenza migratoria, è una situazione storica di Roma, sintomo dell’assenza di politiche adeguate e lungimiranti. Si continua con interventi emergenziali quando sarebbe stato possibile valutare soluzioni strutturali"

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