Martedì, 27 Luglio 2021
Politica

Migranti, indagato il candidato al Nobel per la Pace Padre Zerai

Mussie Zerai offre assistenza telefonica ai migranti stimolando l'intervento delle autorità nei luoghi in cui si trovano imbarcazioni in difficoltà. Nel frattempo dalla Commissione Ue arriva il sostegno all'iniziativa italiana di dotare le Ong di un codice di condotta

Padre Zerai nel 2013 è stato accolto con tutti gli onori dalla presidente della Camera Laura Boldrini, che da portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ne aveva conosciuto da vicino l’attivismo

La procura di Trapani indaga per "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina" il sacerdote eritreo Mussie Zerai, candidato al Nobel per la pace nel 2015, fondatore e presidente dell'agenzia di informazione Habeshia, definita "il salvagente dei migranti". Padre Zerai offre assistenza telefonica ai migranti in partenza, stimolando l'intervento delle autorità nei luoghi in cui si trovano imbarcazioni in difficoltà. 

L'apertura del fascicolo risale al novembre 2016 e le indagini sono eseguite dalla squadra mobile della città siciliana. L'avviso di garanzia notificato solo lunedì a Mussie Zerai che si difende dicendo di aver agito solo a scopo umanitario, allertando sempre la centrale operativa della Guardia Costiera italiana e maltese. 

Nel frattempo dalla Commissione Europea arriva un forte sostegno all'iniziativa italiana di dotare le Ong di un codice di condotta. "Il codice di condotta contribuisce a 'fornire certezza legale' alle Organizzazioni non governative, ha detto una portavoce dell'esecutivo comunitario, Mina Andreeva. La Commissione invece non ha voluto commentare la denuncia dell'Ong spagnola, Open Arms, che ha accusato l'Italia di non aver autorizzato lo sbarco di migranti salvati al largo della Libia.

Condanna invece per "l'incidente" avvenuto al largo delle coste della Libia durante il quale la Guardia costiera libica ha sparato contro una imbarcazione della Ong spagnola Open Arms. "Ogni violenza in alto mare è da deplorare con forza", ha detto Catherine Ray, portavoce dell'Alto rappresentante per la politica estera e vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini, ricordando come l'Unione Europea "non finanzia" direttamente la Guardia costiera libica, ma che si limita a "addestrare" alcuni sui membri "per rafforzare la loro capacità di controllare la frontiera libica nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani". .

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