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Lunedì, 4 Marzo 2024
Politica

Riace, la Procura di Locri chiede il rinvio a giudizio per Mimmo Lucano

Assieme a Lucano la richiesta riguarda altri 29 indagati nell'operazione Xenia. Il sindaco sospeso di Riace è attualmente sottoposto al provvedimento di divieto di dimora nel comune della Locride

La Procura di Locri ha chiesto il rinvio a giudizio per Domenico Lucano, il sindaco sospeso di Riace sottoposto al provvedimento di divieto di dimora nel centro della Locride divenuto modello di accoglienza per i migranti. Insieme a Lucano, la richiesta riguarda altri 29 indagati nell'operazione Xenia. L'udienza preliminare davanti al Gup di Locri Amelia Monteleone è fissata per il primo di aprile.

Migranti, chiesto il rinvio a giudizio per Mimmo Lucano sindaco di Riace

I reati contestati, a Lucano e agli altri indagati sulla base delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza, sono associazione per delinquere, truffa con corrispondente danno patrimoniale per lo Stato per oltre 350.000 euro, abuso d'ufficio ottenendo un ingiusto vantaggio patrimoniale per oltre 2.000.000 di euro, peculato distraendo fondi pubblici per oltre 2.400.000 euro, concussione, frode in pubbliche forniture, falso e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Il reato associativo e quello di abuso d'ufficio non avevano superato il vaglio del gip locrese, che all'epoca aveva disposto gli arresti domiciliari per Lucano solo per i reati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta rifiuti. In seguito a un ricorso presentato al Tribunale del Riesame di Reggio Calabria dai difensori di Lucano, gli avvocati Antonio Mazzone e Andrea Daqua, era stato disposto quindi per l'ex sindaco di Riace il divieto di dimora, provvedimento poi confermato in Cassazione solo in relazione all'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Intanto è stata annullata la misura cautelare dell’obbligo di firma a Tesfahun Lemlem, la compagna di Lucano, anche lei coinvolta nell’inchiesta su Riace. La sesta corte penale della Cassazione ha accolto il ricordo della difesa e ha dichiarato cessata l’efficacia della misura. Alla donna vengono contestati gli stessi reati del sindaco sospeso di Riace, tra cui il favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, in particolare per aver cercato di far venire in Italia il fratello combinando un falso matrimonio. Inizialmente le era stato imposto il divieto di dimora, trasformato nell’ottobre scorso dal tribunale del riesame in obbligo di firma.

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