Venerdì, 26 Febbraio 2021

Ministri governo Draghi: i possibili tecnici e i politici

Il premier incaricato non fa trapelare nessun nome sulla squadra che lo accompagnerà a Palazzo Chigi, ma c'è uno schema che prevede tre posti per il M5s, due per il Partito Democratico e la Lega e uno ciascuno agli altri partiti della maggioranza

Oggi incontrerà le parti sociali mentre guarda con preoccupazione al rinvio del voto su Rousseau che potrebbe rallentare o addirittura fermare la sua corsa verso Palazzo Chigi visto che senza il MoVimento 5 Stelle l'ampia maggioranza che voleva appoggiasse il suo governo comincia ad assottigliarsi. Intanto però Mario Draghi lavora alla lista dei ministri che dovranno comporre il suo esecutivo, con l'intenzione di non sottoporla a nessun altro se non al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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Come costituzione prevede, certo, ma anche per dare un segnale di indipendenza ai partiti che hanno già detto sì al suo governo e a quelli ancora titubanti: Draghi non si farà ricattare e non tratterà sulle poltrone ma prenderà decisioni e farà scelte soltanto in base alle competenze. E nel suo governo, pare ormai acclarato, ci saranno molte donne. E chissà se darà retta a Matteo Salvini, che vuole fare il ministro ma intanto sbarra la strada a Roberto Speranza che potrebbe essere riconfermato alla Salute anche se il suo partito, Liberi e Uguali, non ha ancora deciso di entrare in maggioranza. Ma è lo stesso Draghi, dicono i retroscena, a giocare a carte coperte con i partiti visto che non ha ancora sentito né il leader della Lega né Di Maio anche se ieri circolava uno schema di composizione del suo governo che prevedeva fino a tre ministri del MoVimento 5 Stelle, due per la Lega e il Partito Democratico e uno ciascuno per gli altri partiti che dovrebbero comporre la sua maggioranza (in attesa di sapere chi ci starà). Il resto della squadrà dovrebbe essere composto da tecnici e questa scelta porta a pensare che l'ex presidente della Banca Centrale Europea si sia nel frattempo allontanato dal modello Ciampi che sembrava voler perseguire nei giorni scorsi (ovvero un esecutivo guidato da un tecnico ma composto per lo più da politici) per approdare al cosiddetto modello Dini, che invece prevedeva più tecnici che politici. 

Due che faranno parte della squadra sono certamente Marta Cartabia e Daniele Franco. Se l'ex presidente della Corte Costituzionale vicina a Mattarella sembra destinata al ministero della Giustizia, per l'ex Ragioniere dello Stato ora in Bankitalia che venne apostrofato come "pezzo di m..." da Rocco Casalino ai tempi del governo Conte con Lega e M5s però le opzioni sul tavolo sembrano essere due. Una è quella di ministro dell'Economia ed è sicuramente quella più prestigiosa. L'altra è quella di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, per la quale è in corsa anche l'intramontabile Antonio Catricalà. Per via XX Settembre, secondo il Corriere della Sera, si pensa anche a uno spacchettamento come ai tempi della divisione con il Tesoro (ovvero la Prima Repubblica) oppure all'interim a Draghi con due viceministri o sottosegretari di peso. Ernesto Maria Ruffini dell'Agenzia delle Entrate potrebbe essere un altro candidato di peso mentre il quotidiano parla anche di Alessandra Dal Verme, ispettrice per gli affari economici del Mef. Al ministero dell'Interno dovrebbe essere riconfermata Luciana Lamorgese mentre per il ministero degli Esteri, oltre all'ipotesi di conferma di Luigi Di Maio, girano i nomi di Marta Dassù ed Elisabetta Belloni. Linda Laura Sabbadini, oggi all'Istat, potrebbe andare al ministero delle Pari Opportunità. 

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Poi ci sono i politici. Pronti per il Partito Democratico ci sono Dario Franceschini, Andrea Orlando e Lorenzo Guerini mentre per il MoVimento 5 Stelle in corsa ci sono Luigi Di Maio, Stefano Buffagni e Stefano Patuanelli. Per Forza Italia si fanno i nomi di Anna Maria Bernini, Mariastella Gelmini e Antonio Tajani mentre la Lega vede schierati Giancarlo Giorgetti, Riccardo Molinari, Massimo Garavaglia ed Erika Stefani oltre a Salvini (interessato alla Difesa o all'Agricoltura). Per i centristi-europeisti i nomi più spendibili sono quelli di Emma Bonino e Carlo Calenda. La Bonino dovrebbe andare ai Rapporti con il Parlamento. 

Repubblica invece dà per saltato lo schema dei tre e due ministri e dice che Dario Scannapieco, vicepresidente della Bei, è destinato a guidare Cassa depositi e prestiti mentre in corsa per il ministero dello Sviluppo c'è l’economista Lucrezia Reichlin oltre a Marcella Panucci, il cui nome girava nei giorni scorsi. La rettrice della Sapienza Antonella Polimeni potrebbe, nel caso Leu restasse fuori, prendere il posto di Roberto Speranza alla Salute. Carlo Cottarelli potrebbe andare alle Infrastrutture e Tito Boeri al Lavoro per La Stampa, che pronostica anche all'Istruzione il professor Patrizio Bianchi, già assessore in Emilia Romagna e coordinatore degli esperti del ministero; per lo stesso posto è in corsa anche Cristina Messa

Intanto dal M5s arriva un segnale forte: ''Mario Draghi ha un approccio pragmatico e ci ha presentato un programma di notevole spessore. Ha ascoltato con interesse la nostra proposta di mettere sotto il cappello dell'ambiente il Mise, i Trasporti e le Infrastrutture", dice Vito Crimi in un'intervista al Corriere della Sera, ma ''non andremo al governo a tutti i costi, ci stiamo confrontando. Alcune garanzie le abbiamo chieste, ottenendo rassicurazioni sul Mes, sulla scuola, sulla continuità con il governo Conte. Sarebbe troppo povero scrivere come quesito del voto su Rousseau 'Draghi sì o Draghi no'. Quando avremo qualcosa su cui votare scriveremo nei quesiti 'vogliamo stare in un governo che ha queste caratteristiche?'. Dobbiamo mettere ai voti un programma, aspettiamo che Draghi veda le parti sociali e tiri le conclusioni''.

Se vincono i sì al governo, Di Battista e Casaleggio faranno la scissione? ''Anche quando siamo andati al governo con la Lega e poi con il Pd sembrava fossimo al redde rationem - risponde il capo politico M5S - invece in dieci anni non ci siamo mai spaccati. Non c'è una scissione in atto, ci sono persone che la pensano in modo diverso. Gli iscritti ci hanno sempre chiesto di capitalizzare quel 32% di voti nelle urne e non lasciare il governo nelle mani sbagliate. Ancora una volta ci diranno 'non perdete questa occasione, non lasciate ad altri la possibilità di cambiare le carte del Recovery che avete scritto voi'. Fin qui hanno abbandonato una ventina di senatori, forse. Se qualcun altro deciderà di non adeguarsi al voto degli iscritti ne prenderemo atto, ma non si può definire scissione. Quanto ai singoli ministri, i nostri sono tutti bravissimi, li avrei riconfermati tutti. Di certo chiediamo un governo politico con personalità di alto profilo, ma su questo penso che Draghi si confronterà con il presidente della Repubblica''. 

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