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Sabato, 10 Dicembre 2022
La polemica

Il nuovo ministro Valditara e il suo controverso libro: "L’impero romano distrutto dagli immigrati"

I titoli dei libri del neo ministro dell'Istruzione fanno discutere sui social

Basta il titolo di un libro scritto dal nuovo ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara per far risuonare la grancassa della polemica sui social network. In realtà di libri a sua firma, finiti nella bufera, ce ne sono diversi ma quello che ha fatto più discutere, non solo gli utenti social ma anche alcuni accademici, è il libro intitolato: "L’immigrazione nell’antica Roma". Anzi, quello era il titolo dell’opera originale, che di per sé non aveva fatto scalpore. Fa invece discutere il titolo dello stesso libro, ripubblicato nel 2016 per Il Giornale ma con un titolo diverso: "L’impero romano distrutto dagli immigrati". Apriti cielo. 

Su Facebook è proprio un insegnante a pubblicare la copertina in un gruppo "Professione insegnante", ponendo l’accento non tanto sul titolo quanto su alcuni contenuti: "Se avessero letto il libello di Valditara, si sarebbero accorti che il concetto di merito va ben oltre il mondo della scuola come semplice istruzione. Titoli di paragrafo come: "L'accoglienza, una questione di merito" o "L'assorbimento premessa dell'integrazione" oppure: "Miglioramento e romanizzazione di ciò che si accoglie" dicono parecchio della visione del ministro su migrazioni, globalizzazione o multiculturalità". Poi l’insegnante cita un passaggio: "Senza la consapevolezza della propria superiore civiltà, Roma non avrebbe mai potuto egemonizzare e poi assimilare popoli diversissimi e fare di tante genti un’unica nazione (pag 33). Le parole sono pietre, diceva Carlo Levi. - conclude l’utente Facebook - E termini come "civiltà superiore" e "assimilazione" erano già stati banditi o presentati con accezione molto negativa nei vecchi manuali di antropologia culturale su cui ho studiato negli anni '80/'90". 

Giuseppe Valditara nuovo ministro dell'istruzione

Polemiche sul libro di Giuseppe Valditara

Contro il libro del ministro anche accademici di spessore come lo scrittore Christian Raimo: "Il merito. Consigli bibliografici" twitta Raimo, che già il giorno della nomina aveva scritto: "Ministro dell'istruzione e del merito, da ora in poi sappi che io a scuola insegno solo storia militare per formare le truppe scelte che domani vi verranno a assediare". Raimo poi entra nel merito: "Quel titolo sulla caduta dell'impero romano è facilmente confutabile, il mondo è sempre stato multicentrico e multietnico, pensare a categorie di dentro e fuori rispetto a un periodo complesso come il tardo antico, che negli ultimi anni ha avuto enorme sviluppo nella ricerca storica, è strumentalizzare la storia a fini propagandistici". 

Contro di lui ovviamente anche la politica, con il deputato del Pd Mauro Berruto, che coglie la palla al balzo per ribadire come i democratici sono pronti a dare battaglia in Parlamento: "Testi fondamentali del neo ministro all’Istruzione e al merito (?) Giuseppe #Valditara. Io sto con Alessandro Magno!" rilanciando gli hashtag "opposizione" e “scuola". 

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Tra l'altro quello non è l’unico titolo al centro della polemica perché non sono mancati altri utenti alla caccia di altri libri compromettenti. Sono così spuntati su Twitter "Sovranismo, speranza della democrazia” e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria", scritto con altri due autori. 

Il ministro si difende ricordando che quel libretto nasce per Rubettino editore, appunto "L’immigrazione nell’antica Roma". Il punto è che poi viene rilanciato dal quotidiano con un titolo ancora più forte. "Come sempre succede quando un giornale pubblica un libro come allegato è l'editore che sceglie il titolo per rendere il lavoro più accattivante. Il mio è, comunque, un pamphlet che riconosce il valore storico delle migrazioni che vanno tuttavia governate e non subite. Spiace che con scarso metodo scientifico ci si limiti a leggere i titoli per esprimere giudizi, senza aver letto i contenuti" ha spiegato proprio il ministro Valditara, che ha poi ribadito: "Quanto al sovranismo "speranza della democrazia", pure qui l'ho sempre inteso riferito alla sovranità popolare, insomma a quanto ancora oggi conta la volontà del popolo e dunque il diritto di ogni cittadino di essere partecipe delle decisioni che lo riguardano. In questo senso la sovranità popolare è il pilastro della democrazia, come insegna l'articolo 1 della nostra Costituzione". 

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