Martedì, 26 Gennaio 2021

In Niger per chiudere la rotta dei migranti: così l'Italia va alla guerra

Bruxelles lo aveva annunciato: obiettivo Africa per salvare l'Unione Europea. Anche l'Italia è chiamata a far la propria parte: i soldati italiani partiranno per il Niger nei primi giorni del 2018. Primo problema le regole d'ingaggio: è zona di Isis e Al-Qāʿida

Il team di ricognizione è già sulla via del ritorno dall'Africa, il decreto è pronto alla firma: nel 2018 l'Italia darà il via alla missione militare in Niger. Uno sforzo che nasce all'interno di una più ampia operazione euro-africana nel Sahel decisa durante il vertice al castello di Celle Saint Cloud e fortemente voluta dal presidente francese Emmanuel Macron.

L'Unione Europea stanzierà 50 milioni di dollari, ma a far parte della missione come finanziatori saranno anche gli Stati Uniti e i cinque Paesi africani coinvolti: Mali, Burkina Faso, Mauritania, Ciad e appunto il Niger. Poi l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno promesso rispettivamente di mettere 100 milioni e 30 milioni: per loro il contrasto ai jihadisti del Sahel equivale a far guerra al rivale Qatar all'indice come finaziatore del franchising jihadista che mina il potere wahhabita di Riyad.

Per Parigi una boccata d'ossigeno: l'esercito francese è impegnato da quattro anni contro i jihadisti nel Sahel. Ed è per Macron la conferma dell'influenza sulle ex colonie francesi.

Cosa faranno i militari italiani in Niger

L’obiettivo della missione, secondo quanto dichiarato dal presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni durante la conferenza stampa di fine anno, sarà quello di "di addestrare le forze nigerine per consolidare il Niger, contrastare il traffico degli esseri umani e il terrorismo". Ma sarà davvero cosi? L'area in cui i militari italiani si trova in una zona tra le più sensibili per la presenza di cellule dello Stato Islamico che hanno trovato tra le tribù del deserto facile proseliti. Qui, tra piste nel deserto e isolati villaggi e fortini simili a quelli romanzati nel "deserto dei tartari" da Dino Buzzati, avvengono inoltre i principali traffici illeciti di droga, armi ed esseri umani.

Il capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Claudio Graziano, ha assicurato che non sarà "una missione combat". Eppure ai militari italiani in pattugliamento della zona al confine tra Libia e Niger portrebbe toccare di imbattersi nei trafficanti che cercano di raggiungere il Paese nord africano.

L'alleanza euroaraba per il Sahel

L’operazione nel Sahel rappresenterà un test per le capacità della tanto sbandierata difesa europea, ma era davvero necessario rischiare di schierare truppe in Niger quando già l'Italia finanzia, addestra ed equipaggia la Guardia costiera libica che blocca le partenze dei migranti? Nei giorni scorsi inoltre sono partiti i primi "corridoi umanitari" con voli tra la Libia e l'Italia per assicurare l'assistenza ai richiedenti asilo identificati dalle agenzie dell’Onu.

Il Niger sta quindi diventando un Paese sempre più importante per l’Italia, giacché il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha reso noto che i confini meridionali della Libia con il Niger e il Ciad stanno divenendo aree da tenere sotto controllo con particolare attenzione.

Indipendenta dal 1960, il Niger è uno dei Paesi più poveri del mondo e le sue difficoltà sono aggravate dagli scontri tra il governo locale e il gruppo terroristico Boko Haram che ha la sua base nella confinante Nigeria. Inoltre lo scorso 17 ottobre una cellula dello Stato islamico ha attaccato il centro di detenzione di massima sicurezza di Koutoukalé, vicino alla capitale Niamey. Qui gli jihadisti di Isis e Al Quaeda trovano canali di finanziamento attraverso il "mercato dei migranti": Agadez è divenuta il principale nodo di transito per i migranti provenienti dai paesi dell’Africa Occidentale.

Quanto costerà la missione italiana in Niger

Il premier Paolo Gentiloni ha collegato la missione al ritiro di forze oggi in Iraq: a Baghdad resteranno solo 4/500 istruttori mentre un migliaio di militari tra forze aeree, elicotteri e fanteria potranno rientrare in Italia o essere rischierato in Niger.

I costi sono ancora da quantificare ma nell'intenzione dell'esecutivo verrebbero compensati dalla sensibile riduzione delle forze in Iraq e in Afghanistan: per queste missioni all'estero l'Italia ha speso qualcosa come un miliardo di euro dal 2015.

Per la missione in Niger si stima l'impegno di cinquecento militari e un centinaio di veicoli da schierare nella base francese di Madama realizzata intorno ai resti di un forte della Legione Straniera: qui le forze di Parigi hanno realizzato nel 2014 una base avanzata, costruendo anche una pista d’atterraggio lunga 1.800 metri che ha ridotto i tempi di trasferimento. La struttura si trova a meno di 100 chilometri dal confine libico, in posizione ideale per tenere sotto controllo le piste utilizzate dai trafficanti che attraversano i 600 chilometri di una frontiera fatta di dune, sabbia e orizzonti.

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