Lunedì, 17 Maggio 2021
Italia

La via dell’Emilia Romagna, autonomia senza spendere milioni per il referendum

Il referendum era indispensabile? No, almeno seguendo il modello di "autonomia negoziata" tracciato dal governatore dell'Emilia Romagna che ha aperto una trattativa con il Governo per chiedere maggiori competenze alla Regione, senza spendere un euro di soldi pubblici

Il governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini firma con il Presidente @PaoloGentiloni per l'avvio del confronto tra Palazzo_Chigi e e la Regione su richiesta autonomia attraverso art.116 della Costituzione. (Foto da Twitter @sbonaccini)

Una firma che segna la storia del rapporto, molto spesso complesso tra Stato e Regioni, siglata mentre ancora si stavano allestendo le urne del referendum in Lombardia e Veneto sull'autonomia. Il governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini ha tracciato una strada maestra che permette di realizzare una maggiore autonomia dallo Stato centrale, e rivendica non senza meriti il 'modello Emilia Romagna'.

Un modello suggellato da una firma tra il premier Paolo Gentiloni e lo stesso governatore che formalizza l'avvio del percorso per il riconoscimento da parte dello Stato di una maggiore autonomia all'Emilia Romagna, senza passare attraverso la consultazione popolare. 

Diversamente dalla richiesta di uno statuto speciale, come già avvenuto in Veneto, l'Emilia Romagna ha chiesto allo Stato, secondo le regole sancite dalla Costituzione, di poter gestire direttamente l'amministrazione di tematiche importanti come salute, lavoro e ambiente.

"Continueremo con grande determinazione nel perseguire gli obiettivi attraverso il tavolo avviato con il governo nella consapevolezza che l'unità nazionale è sacra e di Regioni a Statuto speciale non ne vogliamo una di più sottolinea Bonaccini.

La giunta regionale ha infatti deciso di ricorrere alla Costituzione che all'articolo 116, comma III, consente l'attribuzione alle Regioni a statuto ordinario di "ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia" attraverso una legge dello Stato approvata a maggioranza assoluta, sulla base di un'intesa fra il governo e la Regione interessata. Nello specifico l'Emilia Romagna punta a ottenere maggiore autonomia legislativa e amministrativa per poter gestire direttamente, e con risorse certe, materie fondamentali per l'ulteriore crescita sociale ed economica dei propri territori, oltre che per la semplificazione delle procedure amministrative e dei meccanismi decisionali, in quattro macro aree strategiche: lavoro, istruzione tecnica e professionaleinternazionalizzazione delle imprese, ricerca scientifica e tecnologica, sostegno all'innovazione, sanità, territorio e rigenerazione urbana, ambiente e infrastrutture.

In particolare, nella dichiarazione di intenti siglata a Palazzo Chigi si sottolinea che, "a seguito della risoluzione adottata il 3 ottobre dal Consiglio regionale dell'Emilia Romagna, al fine di ottenere forme e condizioni particolari di autonomia, il governo e la giunta regionale intendono dare corso a tale proposito. Quanto al governo, anzitutto mediante i necessari approfondimenti con tutti i ministeri interessati, tenendo conto delle possibilità e dei limiti stabiliti dalla Costituzione".

"Le materie interessate saranno oggetto di ogni necessaria valutazione, da compiere anche in forma bilaterale, in modo - si conclude nella dichiarazione di intenti - da perseguire un esito positivo sia per la Regione sia per l'ordinamento repubblicano sia, soprattutto, nell'interesse del Paese".

In attesa dei passi 'post-referendum' di Veneto e Lombardia, che va ricordato non ha valore vincolante per lo Stato, per l'Emilia Romagna il percorso, insomma, è già tracciato: una volta finiti i negoziati con l'esecutivo ci sarà la presentazione del disegno di legge governativo alle Camere che recepisce l'accordo raggiunto con la Regione e, a conclusione dell'iter, l'esame e approvazione a maggioranza assoluta del progetto di legge da parte della Camere. 

A sostengo della bontà della via tracciata l'endorsment dello stesso governatore della Lombardia Roberto Maroni, che si è prenotato per “un lavoro comune” con il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

"La nostra è stata una firma storica - spiega Bonaccini - Adesso arrivano anche Maroni e Zaia. Sono i benvenuti perchè, insieme, possiamo provare a trattare per avere nelle nostre regioni una maggiore autonomia".

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