Domenica, 7 Marzo 2021

Vaccini e Pil, la (mezza) retromarcia di Moratti in mezzo alle polemiche

“Mai pensato di declinare vaccino e reddito”, dice l’assessora al Welfare della Lombardia. Il ministro Boccia parla di “affermazione infelice”, per una proposta che “mi pare sia stata già superata dal buon senso”

Il neo assessore alla Sanità e vicepresidente della Regione Lombardia Letizia Moratti prende parte al consiglio regionale, Milano, 19 gennaio 2021. ANSA / MATTEO BAZZI

"Non ho mai pensato di declinare vaccini e reddito”. La neo assessora al Welfare Letizia Moratti prova a correggere il tiro dopo le indiscrezioni emerse sulla proposta di nuovi criteri da inoltrare al commissario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri, ossia distribuire le dosi di vaccino anti Covid alla Regione in base anche al prodotto interno lordo. Una proposta che fin da quando era filtrata ha scatenato critiche e accuse all’indirizzo di Moratti, compresa la replica del ministro della Salute Roberto Speranza: “Tutti hanno diritto al vaccino indipendente dalla ricchezza del territorio in cui vivono. In Italia la salute è un bene pubblico fondamentale della Costituzione. Non un privilegio di chi ha di più”. 

Dall’assessorato al Welfare avevano poi diffuso una precisazione, quando già la polemica era esplosa, per spiegare che il concetto non era quello di dare più vaccini alle Regioni più ricche ma "se si aiuta la ripresa della Lombardia, si contribuisce in automatico alla ripresa dell'intero Paese”. 

Un concetto che Moratti oggi ha ribadito intervento durante il Consiglio regionale: “Il Pil è un indicatore economico-finanziario che attesta l'attività in una Regione che, ho detto, è il motore dell'Italia. In questo senso questa Regione ha la necessità di essere tenuta in considerazione".

Moratti: "Mai pensato di declinare vaccini e reddito"

"Per quanto riguarda il piano vaccinale - ha rimarcato Moratti - io ho fatto una riflessione, che ho voluto condividere coi capigruppo del Consiglio, per proporre al commissario Arcuri una riflessione da sviluppare poi in sede di Conferenza Stato-Regioni per il miglioramento del piano vaccinale, tenendo conto che la salute è naturalmente e indiscutibilmente diritto prioritario, costituzionale, di tutti i cittadini, senza differenza alcuna e solennemente sancito dall'articolo 32 della Costituzione".

Moratti ha aggiunto: "Gli spunti che intendo suggerire al commissario Arcuri partono dal tema delle zone più colpite e che potrebbe riguardare mobilità e densità abitativa, perché sono fattori di accelerazione della trasmissione e del contagio". Quanto alla zona rossa, "indubbiamente il rischio per la Regione è di fermarsi - ha sottolineato Moratti - di fermare il lavoro, le attività e la vita sociale. Per questo con il presidente Fontana abbiamo ritenuto di voler presentare un ricorso, per uscire dalla zona rossa. La Lombardia, secondo i criteri che è giusto utilizzare, non merita la zona rossa”.

La polemica non si placa

Le reazioni alla proposta di Moratti sono state durissime, sia a livello nazionale sia locale. Il sindaco di Milano Giusepe Sala ha scritto oggi sui social: “Ci sono mattine nelle quali ti possono cadere le braccia: il tuo Paese in preda a una crisi politica difficile da decifrare e nel momento sbagliato, la tua Regione che chiede l'assegnazione dei vaccini in base al Pil”. 

“Si fa fatica a credere che si possa subordinare l’uguale diritto alla vita di tutti a dati economici. Si direbbe che siamo a un passo dalla barbarie”, ha tuonato il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Dopo il commento nella serata di ieri del ministro Speranza, è toccato poi al ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia replicare, che ha parlato di “ipotesi contraria alla civiltà e ai diritti universali”. Boccia poi ha aggiunto: “Immagino - ha detto - sia stata solo un'affermazione infelice e non una proposta formale, che comunque non abbiamo mai ricevuto, e mi pare sia stata già superata dal buon senso”. 

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