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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Conte vs Di Maio

Chi sono i big del M5s che rischiano di dire addio al parlamento

Di Maio, Crimi, Dadone, Taverna: sono tanti i nomi celebri che senza deroghe alla regola aurea dei due mandati potrebbero non essere ricandidati alle elezioni politiche 2023

"Nel Movimento nessuno deve sentirsi indispensabile, nemmeno io. Se Di Maio deve uscire dal M5S? Io sono qui per costruire e rilanciare il Movimento, non ho mai lavorato per distruggere o provocare divisioni. Ci saranno dei momenti di confronto dove potremo analizzare quanto successo anche al fine di evitare che questi errori si ripetano. Né possiamo tollerare per il futuro guerre di logoramento interno: la nostra comunità è sana e si opporrà in modo compatto a queste degenerazioni della 'malapolitica' da chiunque provengano. La forza del Movimento è sempre stata quella di non cedere al correntismo della vecchia politica". Così il presidente del M5S Giuseppe Conte in una intervista a La Stampa.

Una decisione sul terzo mandato "non è ancora all'ordine del giorno, ma comunque nella decisione saranno coinvolti gli iscritti", spiega Conte, per il quale ora le priorità sono "il caro bollette per la ripresa e gli interventi sanitari slittati per il Covid". E Draghi vari un nuovo scostamento di bilancio: "Noi lo chiediamo da settimane perché riteniamo che occorrano risposte coraggiose per assicurare una stabile ripartenza e assecondare una robusta ripresa".

Il terzo mandato è il vero snodo di Conte e del futuro del M5s. Chi deciderà le prossime candidature, alle Comunali prima e alle Politiche poi. Su 230 parlamentari rimasti nel M5S (73 senatori e 157 deputati) ben 66 stanno per completare il secondo mandato. Un parlamentare su tre, secondo le regole interne in vigore, oggi non sarebbe ricandidato nel 2023. È una lista lunga e con tanti big .

Conte tra pochi mesi avrà il potere maggiore di decidere le candidature. Sarà un momento chiave. Oggi come oggi le truppe sono molto frammentate e una discreta fetta di eletti è fedele a Di Maio.

Il regolamento pentastellato dice che un parlamentare non può essere eletto per più di due volte: rischiano di dover salutare il parlamento Di Maio, ma anche Sergio Battelli o Laura Castelli. E poi il presidente della Camera Roberto Fico e la vicepresidente del Senato Paola Taverna. Via anche tutti i membri M5S del governo, come Fabiana Dadone e Federico D’Incà. Salvo Stefano Patuanelli. Non sono ricandidabili poi l'ex ministro Danilo Toninelli, il capogruppo alla Camera Davide Crippa, il sottosegretario Manlio Di Stefano, il probiviro del partito Riccardo Fraccaro, l’ex capo reggente Vito Crimi, l’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, il tesoriere Claudio Cominardi.

Difficile che Conte abolisca in blocco il terzo mandato, ragiona il Corriere della Sera, "perché così il Movimento perderebbe la presa sulla macchina politico-istituzionale, traguardo raggiunto solo grazie all’esperienza accumulata dai parlamentari di lungo corso". La battaglia per le deroghe è appena iniziata.

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