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Mercoledì, 24 Aprile 2024
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Napolitano si "riprende" il Colle: "Decido io quando lasciare"

La nota del Colle, che non smentisce né conferma l'ipotesi dimissioni, "nasconde" un messaggio del capo dello Stato. La decisione è sua "esclusiva responsabilità": sarà Re Giorgio a decidere quando dire basta

ROMA - Era il 22 aprile 2013. Giorgio Napolitano aveva appena smesso i panni di capo dello Stato e si preparava, con il secondo giuramento ufficiale consecutivo, a indossare di nuovo i panni di presidente della Repubblica. Questo gli avevano chiesto la situazione - una chiamata alle urne senza un vero vincitore - e i partiti, dai quali lui stesso aveva preteso responsabilità per il bene del Paese. Dicendo sì per la seconda volta, una cosa mai successa prima nella storia della Repubblica italiana, aveva precisato che sarebbe restato "fino a quando la situazione del Paese e delle istituzioni me lo suggerirà e comunque le forze me lo consentiranno". E, soprattutto, aveva chiarito che esistevano "limiti e condizioni, anche temporali, entro cui accetto il nuovo mandato". Ora, dopo che le voci su un addio di Napolitano sono sempre più insistenti, il Presidente ha voluto ribadire e rivendicare con forza che sarà lui, lo stesso che aveva accettato il mandato per "spirito di servizio" all'Italia, a decidere quando e come dire basta. 

Il senso della nota arrivata dal Colle sull'ipotesi dimissioni è evidentemente questo. Poche parole del Quirinale, che non smentiscono né confermano, per dire che le decisioni restano "esclusiva responsabilità del capo dello Stato". Come a voler riaffermare che fu Napolitano a decidere di accettare di nuovo il ruolo e sarà lui a decidere di abbandonarlo. 

Così il Palazzo ha sottolineato con una nota ufficiale che "il bilancio di questa fase di straordinario prolungamento e di conseguenza le decisioni che riterrà di dover prendere", restano "esclusiva responsabilità" di Napolitano, il quale, chiarisce sempre il Quirinale, "come sempre offrirà ampia motivazione" dei suoi passi "alle istituzioni, all’opinione pubblica, ai cittadini". 

L'Italia, assicura l'ufficio del Capo dello Stato, saprà tutto. Probabilmente verranno rese note, senza troppi giri di parole, anche le condizioni che hanno portato, o meglio porteranno, Napolitano a salutare tutti. Nel suo discorso d'insediamento aveva spiegato che molto, se non tutto, sarebbe dipeso dall'atteggiamento dei partiti, ai quali aveva detto sì in cambio di un impegno serio per il bene del Paese. Probabile che la solite fase d'impasse della politica italiana, tra patti e maggioranze in Aula mai troppo ampie, abbiano dato un colpo molto duro alle aspettative di Napolitano. Così come è probabile che Re Giorgio senta il peso dei suoi quasi novant'anni e per questo abbia deciso di dire basta. 

Il momento, secondo indiscrezioni, dovrebbe essere tra fine anno e inizio gennaio, quando l'Italia avrà chiuso il semestre di presidenza europeo e avrà avuto l'ultima possibilità di tornare a essere un Paese decisivo per le sorti dell'Ue. Ma quando dire basta, giurano e fanno sapere dal Colle, resta "esclusiva responsabilità del capo dello Stato". 

Re Giorgio, un (altro) anno da presidente della Repubblica

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