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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
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Napolitano: "Basta scontri politica-giustizia: rispetto reciproco"

Il capo dello Stato chiede equilibrio sia ai politici che alle toghe. "Non posso interferire", ha detto il presidente che ha espresso rammarico per la manifestazione dei parlamentari del Pdl a palazzo di Giustizia a Milano

ROMA - Fermare lo scontro frontale tra politica e giustizia. E' questo l'obiettivo dell'appello lanciato da Giorgio Napolitano dopo aver ricevuto al Quirinale prima i vertici del Pdl e poi il Csm.

La tensione salita alle stelle negli ultimi giorni per le inchieste che vedono coinvolto il leader del Pdl Silvio Berlusconi culminate con la manifestazione di protesta davanti al palazzo di Giustizia di Milano lunedì non poteva lasciare indifferente l'inquilino del Quirinale che negli anni del suo mandato ha sempre sottolineato l'importanza di un clima corretto e costruttivo tra giustizia e politica senza il quale il paese sarebbe esposto a "gravi incognite e rischi".

INCONTRO CON IL PDL - Il Presidente della Repubblica ha perciò deciso di affrontare la delicata questione e quindi ha prima ricevuto in mattinata al Palazzo del Quirinale - su loro richiesta - il segretario, Angelino Alfano, e i presidenti uscenti dei gruppi parlamentari del PdL, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, che gli hanno rappresentato "preoccupazioni di carattere politico-istituzionale per recenti sviluppi delle vicende giudiziarie riguardanti il leader del loro partito e capo della loro coalizione". Napolitano al termine del colloquio ha reso pubblico il suo "vivo rammarico per il riaccendersi di tensioni e contrapposizioni tra politica e giustizia. Rammarico, in particolare, per quanto è accaduto ieri ed è sfociato in una manifestazione politica senza precedenti all'interno del palazzo di giustizia di Milano".

Subito dopo ha convocato i vertici del Csm al Quirinale per un "ampio scambio di vedute". Infine ha lanciato il suo appello "al rispetto effettivo del ruolo e della dignità tanto della magistratura quanto delle istituzioni politiche e delle forze che le rappresentano". Un gesto che, spiegano, esprime la "fiducia che i magistrati possano raccoglierlo anche in considerazione dei principi costituzionali di autonomia e indipendenza di cui Napolitano è sempre stato difensore" anche in quanto presidente del Csm.

Al Colle si respinge quindi la semplicistica interpretazione di chi lega questo intervento alle vicende politiche e alla complessa formazione del governo. Anche se il passaggio della dichiarazione di Napolitano sul Cavaliere e sulla "comprensibile preoccupazione che il leader del Pdl possa partecipare adeguatamente alla complessa fase politico-istituzionale" è piaciuta a chi attacca i giudici milanesi che prima hanno negato a Berlusconi il legittimo impedimento e poi hanno inviato non una ma due visite fiscali all'ex premier ricoverato al San Raffaele. Eventi che però per il Capo dello Stato non giustificano "l'aberrante ipotesi di manovre tendenti a mettere fuori giuoco - 'per via giudiziaria' come con inammissibile sospetto si tende ad affermare - uno dei protagonisti del confronto democratico e parlamentare nazionale". Insomma al di là di quello che avverrà in Parlamento e di qualunque ipotesi di governo che si potrà o non potrà realizzare con il supporto del centrodestra a Napolitano premeva mettere fine alla "allarmante nuova spirale di polemiche" tra politica e giustizia.

"A più riprese, anche e in particolare dinanzi al Csm, ho sottolineato come i protagonisti e le istanze rappresentative della politica e della giustizia 'non possano percepirsi ed esprimersi come mondi ostili, guidati dal sospetto reciproco, anziché uniti in una comune responsabilità istituzionale' - ha ricordato questa sera -. E ho indicato nel 'più severo controllo di legalità un imperativo assoluto per la salute della Repubblica' da cui nessuno può considerarsi esonerato in virtù dell'investitura popolare ricevuta".

"Con eguale fermezza - ha aggiunto Napolitano - ho sollecitato il rispetto di rigorose norme di comportamento da parte di 'quanti sono chiamati a indagare e giudicare', guardandosi dall'attribuirsi missioni improprie e osservando scrupolosamente i principi del 'giusto processo' sanciti fin dal 1999 nell'art. 111 della Costituzione con particolare attenzione per le garanzie da riconoscere alla difesa". Quindi ha fatto suo l'auspicio espresso dal Csm lo scorso 4 febbraio ad evitare in vista del voto "interferenze tra vicende processuali e vicende politiche" e ha invitato "tutte le parti in conflitto a utilizzare freddezza ed equilibrio, senso del limite e della misura il cui venir meno esporrebbe la Repubblica a gravi incognite e rischi".

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