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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Il caso

Napolitano a Grillo: "Abolire il vilipendio? Decide il Parlamento"

Il Colle, chiamato in causa dal leader dei 5 Stelle, risponde con una nota: "La contestazione di ipotesi di reato avviene indipendentemente dall’intervento del Capo dello Stato"

È bagarre tra il Movimento 5 Stelle e il Quirinale. La mina è stata innescata da Beppe Grillo che si è messo in testa di abolire il reato di vilipendio al Presidente della Repubblica. La polemica è nata dopo l’avvio di una serie di provvedimenti a carico di alcuni simpatizzanti dei 5 Stelle, e in seguito alla pubblicazione sul blog di Grillo di un post sibillino e pieno zeppo di domande dal sapore amaro. Dubbi del tipo: “Chi può essere al sicuro di un'eventuale denuncia per una critica al presidente della Repubblica?”

Il capo indiscusso del Movimento accende la miccia e in giornata è arrivata la risposta del Colle. Il tutto sotto forma di nota: sul reato di vilipendio “la contestazione di eventuali ipotesi di reato avviene del tutto indipendentemente da ogni intervento del Capo dello Stato, che non è chiamato a dare alcun parere né tantomeno autorizzazione all'autorità giudiziaria”.

E nella nota non sono mancate le precisazioni. Come quelle che chiarisco la posizione del Quirinale sull’eventuale abrogazione del reato di vilipendio. Secondo la presidenza della Repubblica il ruolo spetta “a chi ha potere di iniziativa legislativa, e dunque non al Capo dello Stato", e "per una decisione su proposte del genere è sovrano il Parlamento”. Ma dal Colle si precisa: “Resta come problema reale di costume politico e di garanzia democratica quello della capacità di distinguere tra libertà di critica e ciò che non lo è, specialmente quando si scada in grossolane, ingiuriose falsificazioni dei fatti e delle opinioni”.

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