Domenica, 17 Ottobre 2021
Politica

Impeachment, il Comitato "salva" Napolitano: "Infondata richiesta dei cinque stelle"

Il Comitato parlamentare per la messa in stato d'accusa ha votato per l'archiviazione della richiesta di impeachment di Giorgio Napolitano presentata dal Movimento cinque stelle. Forza Italia non ha partecipato

ROMA - Dal 30 gennaio all'11 febbraio. Tanto è durata la "paura" per Giorgio Napolitano. Già nella bufera per un presunto accordo segreto fra il Colle e Monti per far cadere il governo Berlusconi, oggi il Presidente della Repubblica può sorridere. Il Comitato parlamentare per la messa in stato d'accusa ha infatti votato per l'archiviazione della richiesta di impeachment di Giorgio Napolitano presentata dal Movimento cinque stelle

L'istanza è stata ritenuta "manifestamente infondata" con 28 sì. Per l'archiviazione hanno votato Pd, Ncd, Sel, Scelta Civica, Popolari d'Italia e Socialisti. Contro, naturalmente, i cinque stelle. Non hanno partecipato al voto Forza Italia e Gal perché, per regolamento, è impossibile astenersi.

Delusione per il Movimento Cinque stelle che aveva "scommesso" sulla messa in stato d'accusa. "Questa mattina il Movimento 5 Stelle ha presentato la denuncia per la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica italiana", si leggeva sulla pagina Facebook del gruppo Cinque stelle al Senato il 30 gennaio scorso. La notizia era stata commentata così sui social dai grillini: "E impeachment fu!", aveva twittato la senatrice Paola Taverna mentre Laura Castelli, deputato aveva chiosato: "Consegnato, depositato impeachment a Napolitano. Le promesse si mantengono, soprattutto se si fanno ai cittadini".

Sul blog di Beppe Grillo venivano spiegate in un post le sei ragioni della messa in stato d'accusa del presidente della Repubblica.

"Il Presidente della Repubblica nell'esercizio delle sue funzioni, ha violato - sotto il profilo oggettivo e soggettivo, e con modalità formali ed informali - i valori, i principi e le supreme norme della Costituzione repubblicana - si leggeva -. Il compimento e l'omissione di atti e di fatti idonei ad impedire e a turbare l'attività degli organi costituzionali, imputabili ed ascrivibili all'operato del Presidente della Repubblica in carica, ha determinato una modifica sostanziale della forma di stato e di governo della Repubblica italiana, delineata nella Carta costituzionale vigente".

Poi venivano elencati "i principali atti e fatti volti a configurare il reato di attentato alla Costituzione, di cui all'articolo 90 della Costituzione: espropriazione della funzione legislativa del Parlamento e abuso della decretazione d'urgenza; riforma della Costituzione e del sistema elettorale; mancato esercizio del potere di rinvio presidenziale; Seconda elezione del Presidente della Repubblica; improprio esercizio del potere di grazia; rapporto con la magistratura: Processo Stato-mafia".

"Il Presidente della Repubblica in carica non sta svolgendo, dunque, il suo mandato, in armonia con i compiti e le funzioni assegnatigli dalla Costituzione e rinvenibili nei suoi supremi principi - si concludeva -. Gli atti e i fatti summenzionati svelano la commissione di comportamenti sanzionabili, di natura dolosa, attraverso cui il Capo dello Stato ha non solo abusato dei suoi poteri e violato i suoi doveri ma, nei fatti, ha radicalmente alterato il sistema costituzionale repubblicano. Pertanto, ai sensi della Legge 5 giugno 1989, n. 219, è quanto mai opportuna la presente denuncia, volta alla messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica per il reato di attentato alla Costituzione".

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