Tap, al sit-in del movimento anti gasdotto bruciata la bandiera del M5s

I 5 stelle prima e durante la campagna elettorale delle politiche si erano schierati in maniera decisa contro l'infrastruttura che ha ricevuto il via libera del governo Conte. Ma a quanto ammontano le penali citate dall'esecutivo? Ecco la risposta del Mise al movimento No Tap

A Melendugno, in provincia di Lecce, manifestanti protestano contro la decisione del governo di proseguire con la costruzione del gasdotto della Trans Adriatic Pipeline (Ansa)

Nonostante il vento forte e la pioggia, circa duecento persone hanno partecipato al sit-in organizzato a Melendugno, in provincia di Lecce, per protestare contro la decisione del governo di proseguire con la costruzione del gasdotto della Trans Adriatic Pipeline che trasporterà gas naturale all'Azerbaijan all'Europa. Il motivo della protesta del Movimento No Tap è il punto dell'approdo previsto sula spiaggia di San Foca.

Durante la manifestazione è stata bruciata una bandiera del Movimento 5Stelle che, prima e durante la campagna elettorale delle politiche era schierato in maniera decisa contro l'infrastruttura e i manifesti con le foto dei leader dei grillini. Come è già accaduto ieri, via social, alcuni aderenti al Movimento hanno distrutto le proprie tessere elettorali.

"In questo momento - scrive il Movimento No Tap in una nota - può sembrare che le speranze di veder bloccato il gasdotto Tap siano appese alle iniziative dei parlamentari del movimento 5stelle che hanno ancora a cuore il bene di questo Paese e delle comunità che lo abitano".

Tap, perché il gasdotto potrebbe essere ancora fermato

"Le speranze dei cittadini di Melendugno - spiegano dal Movimento NO Tap - sono appese a una fronda che per adesso è molto esile" (solo qualche parlamentare, per ora).

Tap, a quanto ammontano le penali 

Il Movimento No Tap ha reso nota la la risposta fornita il 27 settembre scorso del direttore generale del Ministero dello Sviluppo Economico Gilberto Dialuce alla richiesta di accesso generalizzato agli atti inviata il 2 agosto scorso al Mise dall'avvocato Michele Carducci, a nome dei vari gruppi e movimenti che si oppongono al Tap.

"Le cifre citate, 70 o 40 miliardi - precisa Dialuce in merito alle penali da pagare in caso di abbandono del progetto - sono emerse durante gli incontri avvenuti col Ministro degli esteri azero nel corso della visita del Ministro degli affari esteri e la cooperazione internazionale Moavero e del Presidente della Repubblica Mattarella in Azerbaijan lo scorso 23 luglio"

Il direttore generale del Ministero specifica altresì che ''il Tap è un'opera la cui realizzazione non prevede finanziamenti dello Stato italiano".

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"Una eventuale revoca dell'autorizzazione rilasciata e riconosciuta legittima da tutti i contenziosi amministrativi, col conseguente annullamento del progetto, causerebbe una serie di danni a soggetti privati (la società costruttrice, le società che hanno avuto appalti di lavori, gli esportatori del gas azero, gli acquirenti che hanno già firmato contratti di acquisto venticinquennali del gas con consegne del gas in Italia a partire dal 2020) e pubblici, configurando richieste di rimborso degli investimenti effettuati nonché dei danni economici connessi alle mancate forniture, anche al di fuori del territorio italiano, nei confronti dello Stato italiano, attivando cause o arbitrati internazionali in base alle convenzioni internazionali firmate dall'Italia che proteggono gli investimenti esteri effettuati da privati, motivati anche dalla violazione dell'Accordo Intergovernativo sottoscritto e ratificato dal Parlamento italiano''.

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