Lunedì, 8 Marzo 2021

Come Draghi smentisce Salvini con il primo decreto su Covid-19 (e fa come Conte)

Mentre nessuno più grida "Dittatura sanitaria" quando il governo vara una stretta, il segretario della Lega chiede "un ritorno alla vita" e di riaprire palestre, piscine e ristoranti anche la sera. SuperMario fa il contrario. Esattamente come il suo predecessore

Sembra ieri eppure era solo il luglio scorso: Matteo Salvini durante un convegno in Senato (che diventerà famoso come quello "dei negazionisti") litiga con un commesso perché non vuole mettere la mascherina e poi dal palco arringa la folla: "Torniamo liberi, torniamo a produrre, torniamo italiani, basta reclusione alla faccia di ogni vincolo e di ogni legge". E ancora: "La mascherina non ce l'ho e non la metto. Il saluto con il gomito è la fine della specie umana".

Come Draghi ha smentito Salvini con il primo decreto su Covid-19 (e fa come Conte)

Appena sette mesi dopo la Lega di Matteo Salvini è uno degli azionisti più importanti del governo Draghi, che nel suo primo decreto legge su Covid 19 del 22 febbraio 2021 prolunga il divieto di spostamento tra regioni di un mese fino al 27 marzo e vieta di uscire per incontrare parenti e amici ad adulti e bambini nelle zone rosse locali (ma la regola vale anche se pure qualche intera regione entra nell'area a maggiori restrizioni). Con uno status su Facebook pubblico e le pressioni private nei confronti dei governatori il Capitano era riuscito a far recedere la Conferenza delle Regioni dalla proposta di una zona arancione scuro per tutta Italia già da febbraio, che era stata fatta dal presidente Stefano Bonaccini e all'inizio appoggiata anche da big leghisti del calibro di Luca Zaia e Attilio Fontana. Ma non ha potuto fare nulla nel consiglio dei ministri di ieri, anche perché i tre ministri del Carroccio (Garavaglia, Giorgetti e Stefani) sono lontani dalla sua politica (e sono stati scelti per stare al governo proprio per questo). 

E così ieri non poteva che essere ammirevole lo strano attivismo di Salvini mentre arrivava la prima stretta del governo Draghi (e il Dpcm previsto per il week end potrebbe confermarla, mandando in lockdown alcuni territori in base alla situazione epidemiologica): a Radio 24 diceva già dal mattino presto che "c'è bisogno di un ritorno alla vita, con serenità, prudenza e attenzione serve trovare delle soluzioni per ripartire", mentre faceva sapere che "la zona rossa nazionale non ha senso, si deve intervenire su zone rosse a livello comunale o provinciale e occorre un cambio di passo nella comunicazione da parte dei virologi e dei tecnici per evitare confusione e messaggi contraddittori". Poi, su La7, aggiungeva che "con estrema cautela e prudenza, ma serve un graduale ritorno alla vita, riaprendo in sicurezza, palestre, piscine, teatri e oratori, altrimenti i danni anche mentali oltre che economici rischiano di essere devastanti". Infine, incontrava nel suo ufficio a Palazzo Madama alcuni rappresentanti dei ristoratori ''Io Apro'' - Umberto Carriera e Antonio Alfier - che ieri hanno manifestato a Roma e prometteva un "via libera alle aperture dei ristoranti anche a cena, con le stesse attenzioni previste per pranzo, e ristori chiari e in tempi certi". 

La prima stretta del nuovo decreto di Draghi e il Dpcm in arrivo già nel week end (con il rischio lockdown)

Certo, l'attivismo di Salvini si spiega chiaramente con la paura che sia Giorgia Meloni con Fratelli d'Italia, in qualità di unica opposizione al governo Draghi, a prendersi tutta quella fetta di Italia che protesterà veementemente se Draghi farà davvero Draghi, ovvero terrà a mente le sue parole sul no ai ristori per le aziende fallite e le tradurrà in appositi provvedimenti di legge, così come sulle tasse e sull'Irpef vorrebbe rimodulare le aliquote per tassare i più ricchi. Intanto però la gestione "realista" e non "rigorista" dell'emergenza coronavirus ci dice che Draghi fa l'esatto opposto di quello che dice Salvini. E si avvicina anche a quello che ha fatto il suo predecessore Giuseppe Conte. 

Il testo del decreto legge 23 febbraio 2021 in pdf

Draghi fa l'esatto contrario di quello che dice Salvini

E allora ecco in arrivo la prima stretta sulle zone rosse, anche se sono salve - per ora - le seconde case anche fuori regione. Ecco, soprattutto, che mentre nessuno più grida alla "dittatura sanitaria" e all'emergenza democratica anche se il governo non spiega nel decreto legge 22 febbraio quale sia l'aggravamento della situazione epidemiologica che lo ha costretto a varare una stretta (esattamente come si imputava all'esecutivo Conte), Draghi fa l'esatto contrario di quello che dice Salvini. Di più: òe cronache dei giornali tornano a raccontare di un consiglio dei ministri diviso tra aperturisti e rigoristi, anche se sono cambiate - di poco - le parti in commedia, visto che adesso ci sono Lega e Forza Italia a rinforzare il primo asse. Ma con scarso successo, finora. Anzi: scrive oggi Repubblica che il Dpcm che dovrebbe "liberare" l'Italia il 5 marzo programmando graduali riaperture alla fine del mese per passare una Pasqua in tranquillità per ora non ha esattamente quel verso, anzi: 

Un ulteriore inasprimento è atteso col provvedimento al quale sono già al lavoro a Palazzo Chigi e al ministero della Salute. La scadenza del Dpcm dell’ultimo Conte è il 5 marzo, ma la linea della discontinuità imporrà il varo diversi giorni prima, a quanto pare entro questo fine settimana.

Non solo: La Stampa spiega che riguardo le chiusure di cinema, teatri, palestre, piscine, oltre che bar e ristoranti la sera, in scadenza il 5 marzo, l'orientamento di Draghi è l'esatto contrario dell'ansia da "liberazione" che promulgano Salvini e altri nel governo: 

I primi contatti del Cts con gli uomini di Draghi a Palazzo Chigi sono serviti per mettere almeno su questo un punto fermo: con le varianti che minacciano una terza ondata, riaprire attività considerate dagli scienziati a più alto rischio sarebbe un suicidio. Così come è da rispedire al mittente per gli esperti la proposta delle Regioni di dare meno peso all’Rt e maggior rilievo ai ricoveri.

Intanto i supporter anti euro di Salvini si sentono traditi "dall'abbraccio entusiasta al governo di Mario Draghi", scrive il Financial Times in un articolo a pagina 2 intitolato "gli elettori anti-euro perdono la fede nel 'Capitano'". Ma il giornale londinese nota che "nonostante la rabbia degli anti-euro che votano per la Lega sia palpabile" e si sia manifestata anche sui social media, "gli analisti suggeriscono che la decisione di Salvini di appoggiare Draghi sia in effetti una risposta pragmatica e calcolata al cambiamento d'umore sulla scena politica in Italia". Recenti sondaggi mostrano che più dell'80% dei votanti della Lega è favorevole al nuovo governo. "Gli imprenditori del nord Italia, che formano la base storica del partito sono molto più concentrati sulla ripresa economica e il taglio delle tasse, e non si sono mai innamorati dell'agitazione anti-euro di Salvini" dice il Financial Times, evidenziando che se la Lega non avesse aderito al governo Draghi avrebbe rischiato una rivolta interna dei "potenti baroni regionali del partito" nel nord del Paese, oltre che della grossa ala pro affari. Secondo il Financial Times la decisione di Salvini potrebbe far migrare i suoi sostenitori anti euro verso Fratelli d'Italia (e in effetti si vede che sta già accadendo nel sondaggio politico di oggi di Swg per il Tg di La7), ma potrebbe anche permettere alla Lega di guadagnare i voti dei moderati di centro destra. 

E così, mentre Salvini incontra e parla, Draghi sta zitto e fa, parlando con gli atti di legge - come aveva promesso - secondo quel piano che è un percorso politico del suo governo ma che non potrà non influire anche sulle posizioni della maggioranza che lo appoggia e su un Carroccio che rischia di finire politicamente all'angolo se i dati e i numeri dell'emergenza costringeranno il governo a un nuovo lockdown. E stavolta Salvini la mascherina dovrà per forza mettersela. 

Aggiornamento: Su Facebook Salvini ci tiene a far sapere di aver incontrato Draghi: "Ho incontrato il presidente Draghi, bisogna accelerare su piano vaccinale (a rilento per errori nei contratti, se di Arcuri o di Bruxelles lo giudicherà la storia), riaperture, salute, rimborsi e lavoro. Proprio questa settimana al ministero dello Sviluppo economico ci sarà un incontro con le industrie farmaceutiche per ragionare di una produzione italiana, visto che dovremo contrastare il Virus anche per i prossimi anni e occorre diventare indipendenti nella produzione dei vaccini. Sono inoltre contento che governatori di tutti i colori politici, come Stefano Bonaccini, convengano con noi che riaprire i ristoranti alla sera sia una proposta di buonsenso: se puoi pranzare in tranquillità e a distanza e in tranquillità, puoi anche cenare. No a lockdown nazionali, sì a interventi mirati ove sia necessario - come in provincia di Brescia - perché con la salute della gente non si scherza. Rimborsi immediati ma anche riapertura, dove la situazione sanitaria territoriale lo consenta, di altre attività come palestre, impianti sportivi, teatri e cinema in grado di adottare rigorosi protocolli. Dove c’è una realtà lavorativa che chiede aiuto, la Lega c’è: siamo entrati al governo per contare e portare la loro voce".

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