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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Politica Italia

Pdl e Lega a Bersani: "O governi con noi o al voto"

La delegazione di centro-destra ha ribadito al presidente del consiglio in pectore l'urgenza di una soluzione politica condivisa tra i due schieramenti parlamentari

“C’è una grande confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”. La massima, che viene bene in questi giorni complicati, è attribuita a Mao. Presa e virgolettata, potrebbe tranquillamente fare da sottotitolo allo stallo politico di queste ultime settimane. Può andar bene all’Italia tutta, al Pd, a Matteo Renzi, a Silvio Berlusconi, a Beppe Grillo e perfino a Mario Monti. Anche se, ad oggi, tocca a Pierluigi Bersani sbobinarne il significato, far l’analisi logica: dare un volto al caos e a chi può uscirne più forte di prima.

La strada è “strettissima”, serve un “governo che faccia miracoli”, va dicendo da giorni Bersani. Con Monti che probabilmente andrà a dar mano al leader del Pd. Che in queste ore è in cerca dell’assenso, almeno per quel che sarà la fiducia, di Berlusconi, della Lega e del Gal (Grandi Autonomie e Libertà). Camera dei Deputati, Sala del Cavaliere (senza il Cavaliere di Arcore che ha preferito mandare avanti i suoi), Bersani da una parte del tavolo, il segretario del Pdl Angelino Alfano, Roberto Maroni, Mario Ferrara dall’altra. In mezzo un’intesa politica, una tecnica oppure il nulla di fatto.

ALFANO – Un faccia a faccia durato un’oretta scarsa, poi la delegazione di centro destra si è presentata ai microfoni. Il primo a parlare è stato Alfano: “La soluzione più sperimentata in Europa è quella della corresponsabilità tra le forze principali. Questa collaborazione non può non tenere conto che il turno elettorale coincide con l’elezione del presidente della Repubblica. Le forze politiche che hanno avuto massima rappresentanze vanno coinvolte in momento così delicato”.

ASSE PDL O VOTO – Niente tecnici né tecnicismi ma un governo (o governissimo) di larghe intese, alla tedesca. Pena, un’opposizione senza quartiere: “Noi non abbiamo posto preclusioni ma abbiamo detto che considereremmo incomprensibile un atteggiamento di chiusura da parte di chi ha vinto solo con uno scarto relativo dello 0,3% se questo atteggiamento vi fosse mancherebbe il nostro sostegno in ogni forma alla nascita di un governo Bersani”. Come dire, i Pdl non contempla nessuna possibilità riguardo un governo di minoranza. Men che meno è disposta a concedere lascia passare per poi, semmai, trovarsi forza di minoranza, relegata al palo. Così o a nuove elezioni: “Le posizioni restano molto distante e se resteranno distanti nelle prossime 48 ore noi ribadiremo che l’unica strada è quella del voto”.

MARONI – Pochi minuti per ribadire un concetto noto. Poi è stata la volta della Lega Nord e del suo segretario Roberto Maroni, assieme al Pdl per mostrare compattezza di scopi. “La Lega condivide la posizione espressa da Alfano, auspichiamo un governo a guida politica, basta con i tecnici. Serve un governo di legislatura che duri, solo così si affrontano e risolvono i problemi e lo dico in veste di governatore”.

monti_0-2-3MONTI – Bersani, chiuso dentro Montecitorio, si segna la proposta che gli arriva da destra, poi si ributta a capofitto dentro le consultazioni. Dopo il Pdl, a bussare alla porta del premier in pectore sono i rappresentanti di Scelta civica. Gli emissari di Monti, decisivo perché il piano Bersani non può prescindere dal semaforo verde del primo ministro uscente. Il Professore si è sempre appellato alle larghe intese, maggioranze ampie. Difficilmente tuttavia, come ipotizzato in mattinata, farà mancare la stampella al segretario del Pd. Così pareva, così è stato. Almeno a metà. Si perché se da una parte i moderati hanno espresso “la ferma determinazione di dare un governo al Paese per affrontare problemi che tutti quanti conosciamo”, dall’altra si sono detti indisposti a firmare un assegno in bianco: “Abbiamo apprezzato – ha sottolineato all’uscita dal colloquio Andrea Olivero, di Scelta Civica – il metodo indicato dal premier incaricato (ndr. ‘doppio registro’) ma abbiamo chiesto a Bersani un ulteriore sforzo per un più ampio coinvolgimento di tutte le forze e a fronte di questo passo ci riserviamo valutazioni per il nostro apporto fattivo”.

Bersani-8-9BERSANI – Per ultimo, dopo una giornata fitta di appuntamenti, riscosso il ‘ni’ dei montiani, è uscito dalla Sala del Cavaliere proprio Pierluigi Bersani. “Bisogna continuare a lavorare, rimangono difficoltà ma si continua a lavorare”, ha subito esordito ai microfoni di Montecitorio. E Ancora, rivolto ai giornalisti: “Sarà tutto in trasparenza, non inseguite dietrologie e strani cunicoli. Ciascuno avrà il quadro e potrà decidere se prendersi le responsabilità nella gradazione che preferirà”.

C’è il tempo anche per un bilancio di questa prima giornata di sguardi incrociati con le forze parlamentari: “Mi pare si cominci a comprendere meglio che cosa intendo per quel famoso doppio registro e in particolare qual è la proposta che si delinea”. Il segretario del Pd, in questo, non ha mancato di porre l’accento sulla cosiddetta ‘convenzione’ (o ticket Pd-Pdl) per affrontare il capitolo delle riforme che “può essere una grande novità”. Il senso dell’operazione starebbe nel testimoniare quell’intenzione “di produrre una corresponsabilità sui grandi temi istituzionali”.

Corresponsabilità che tuttavia, nei piani del Pdl, ha solo un nome: governo bicolore. Bersani tuttavia marca il confine: difficile un approdo politico, quasi impossibile. Meglio un’intesa su alcuni punti strategici, chiaramente istituzionali: “Le distanze le avete potute misurare anche voi, ma credo di poter dire che su questo piano si può continuare a discutere. Non c’è una preclusione a discutere”. La doppia velocità di Bersani e il governissimo del Pdl. Si riparte domani dalle 10 con l’appuntamento più atteso, quello con il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Vito Crimi e Roberta Lombardi; stavolta non ci sarà il blogger genovese.

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