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Martedì, 18 Gennaio 2022
Politica Italia

Montiani, grillini, un po' di leghisti e un pizzico di Pdl: Bersani ci prova

L'altra strada è quella del 'governissimo'. Il premier 'in pectore' ha incontrato le parti sociali. Giovedì sarà al Quirinale per riferire a Napolitano del primo giro di consultazioni

Per i segretari di Cgil, Cisl e Uil, serve un governo “a tutti i costi” e in tempi brevi. Bersani, impegnato nel suo giro serrato di consultazioni, ha annotato. La soluzione? Un vero rompicapo. Si perché l’appello alla perentorietà prima di Confindustria poi delle parti sociali deve per forza di cose attraversare il principio di realtà. Il mondo del lavoro ha bisogno di un governo. La politica di un come. Nel mezzo Bersani, che preannuncia tempi scuri, chiama allo sforzo e ai miracoli: “Avete visto quello che ha detto Confindustria? La verità è che c’è una situazione drammatica”. C’è la crisi e serve subito un governo, “anzi – sorride – servirebbe un governo che fa miracoli”. Bersani, da buon emiliano, si lascia andare ad un sorriso. La birra dopo l’incarico affidatogli da Napolitano, qualche sorriso nelle pause tra una delegazione e l’altra durante le consultazioni a Montecitorio. Ma sa benissimo di essere ad un bivio. Un incrocio tra la sostanza e la forma. Due parole da coniugare insieme. Ma come?

BERLUSCONI: SI' A BERSANI SE ALFANO VICE PREMIER

Intanto, così come è trapelato in mattinata durante le consultazioni, puntando su una squadra autorevole in grado di dialogare con tutti. La mossa alla Grasso Boldrini, per interdirci. Ma può bastare? No. C’è da far altro, molto di più da qui a quando risalirà al Colle (probabilmente giovedì) per riferire dell’esito della missione affidatagli dal Presidente della Repubblica. Non può bastare e, a dir la verità, questa faccenda sta prendendo fattezze algebriche. La somma dei numeri che possono sbloccare la partita al Senato. Un’unica partita, tre moduli: il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo arroccato a difendere il no alla fiducia e semmai giocare di rimessa; Silvio Berlusconi, galvanizzato dal fiume azzurro di piazza de Popolo, che va all’attacco; ed il Pd che per adesso è costretto a palleggiare a centrocampo.

GOVERNISSIMO – Il tweet  del Cavaliere arriva verso l’ora di pranzo è subito fa discutere: "#Berlusconi ai parlamentari: pronti a governo Bersani, con Alfano vice e presidente Repubblica moderato. No occupazione”. Se a Bersani fosse venuto in mente di bussare alla porta di Berlusconi i patti comincerebbero da qui. Il suo vice, Angelino Alfano, come vice premier e come nuovo inquilino del Colle una personalità proveniente dal mondo dei moderati. Non proprio di casa, ma quasi. C’è chi lo chiama ‘accordicchio’, detrattori, chi grande coalizione o, visto il precedente, modello tedesco. Possibile? Sì e no. Una dicotomia che sta tutta racchiusa dentro al Pd. Renzi e i renziani (Delrio prima, Bonefè dopo) vedrebbero di buon grado questa soluzione. Non a Stefano Fassina, il responsabile economico del Pd che prima attacca Renzi (il suo è un gioco per “indebolire il tentativo del Presidente incaricato Bersani”), con tanto di telefonata chiarificatrice tra il numero uno di Palazzo Vecchio e il segretario dei democratici, poi apre alla Lega Nord di Roberto Maroni. Attenzione, non al Pdl, alla Lega.

BERSANI E IL NO A BERLUSCONI

LEGA – Lo scenario, Pd-Sel, Scelta Civica più Lega è uno di quelli chiacchierati. Forse perché un barlume d’intesa nacque con D’Alema che definì il Carroccio una costola della sinistra (31 ottobre 1995, pagina 3 del Manifesto: “La Lega c’entra moltissimo con la sinistra, è una nostra costola”), forse perché la Lega è l’unico partito che dentro al centro destra che prima degli interessi del gruppo bada al sodo del progetto federale, forse perché parte del consenso elettorale del movimento operaio del nord è confluito nella creatura di Umberto Bossi. Sta di fatto che anche questo scenario sta in piedi. Sta in piedi nella sinistra di Fassina, meno nella Lega di Maroni. Che prima fa intendere di voler guardare Bersani negli occhi da solo, senza la super visione di Berlusconi: “Dovremo decidere se riproporre lo schema delle consultazioni al Quirinale, o se sarà più opportuno andare in delegazione, così come sperato dal Pdl. Ma anche se saranno due delegazioni separate nei tempi, la posizione sarà concordata”. Poi precisa: “Comunque l’intesa con l’alleato di coalizione c’è, sia per la posizione già espressa al Quirinale sia per quanto riguarda l'incarico di Bersani. Ho letto delle cose stravaganti sui giornali a proposito di scambi. Il principio è molto semplice: concorderemo col Pdl una posizione comune”.

IL CAVALIERE: O IL QUIRINALE O BLOCCHIAMO IL SENATO

SPEZZATINO – Ricapitolando: il no senza se e senza ma di Grillo (a meno che Bersani ed il Pd non rinuncino in toto ai finanziamenti pubblici destinati al partito). La chiamata alle larghe intese di Monti e dei montinai ma che alla fine, anche se turandosi il naso, non faranno mancare l'appoggio a Bersani. La proposta ‘folle’ di Berlusconi. Le incertezze della Lega. Cosa rimane? Lo spezzatino misto, con tanto di precedente dal sapore dei corsi e ricorsi storici. Era il 1994, sempre in Senato. Il governo Berlusconi passò il fossato della fiducia per un voto, grazie all’assenza studiata a tavolino dei senatori a vita che quel giorno permise di abbassare a quota 158 la stanghetta della maggioranza. Lo scenario è stato dipinto perfettamente sulle pagine del Corriere della Sera che parla di un “soccorso a Bersani sotto forma di spezzatino: 163 voti a favore della fiducia. La “stampella”, sempre autorizzata da Berlusconi, non arriverebbe dal blocco della Lega ma da un concorso di più partiti: i 9-10 di Grandi autonomie e libertà, 5 o più grillini (pronti a vestire i panni dei paladini della governabilità dopo aver dato il via libera a Grasso), 5 leghisti autorizzati da Maroni, 5 pidiellini pontieri e/o responsabili. E il colmo sarebbe se Silvio Berlusconi, senza il cui apporto questa missione impossibile non riuscirà, rispedisse al mittente anche i veri “responsabili” (Scilipoti e Razzi, per intenderci) per garantire almeno l’avvio del governo Bersani”. Come chiude il pezzo il Corsera? Con un ritornello che dai bar, ai marciapiedi, agli uffici, ai salotti, sta facendo il giro d’Italia ottenendo un’unica risposta: “Questo sarebbe il più grande dei regali per Beppe Grillo”.

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