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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Nuovo governo

IL PUNTO - Per governare Bersani dovrà dialogare con Berlusconi

Grillo non tratta. Così il segretario del Pd per formare un nuovo esecutivo dovrà porgere attenzione alle richieste del Pdl. Ciò non toglie che alla fine il premier potrebbe non essere comunque lui, ma Pietro Grasso

Grillo saluta la curva e scappa via, Bersani si appella al cambiamento, Berlusconi chiama alle grandi intese. In mezzo il Presidente della Repubblica con in mano due carte: l’ipotesi A e la B. Due strade conseguenti e parallele, già nel vivo della in corsa. La prima lettera dell’alfabeto conduce diritta a Pierluigi Bersani. Lo scenario più atteso in giornata dovrebbe ottenere il semaforo verde da Napolitano. Difficile pensare ad un mandato pieno, piuttosto ad uno esplorativo.

Il segretario del Pd, ottenuto il lascia passare dal Capo dello Stato, farò il suo giro di consultazioni, “C’è bisogno di un esecutivo del cambiamento”. Che non può prescindere dal Pd, con o senza Bersani: “Senza personalismi, spero di poter dare una mano per trovare una soluzione ma non metto davanti me stesso”.

Cambiamento, responsabilità, le parole di sempre, pronunciate 24 ore dopo la batosta elettorale, riconfermate prima di salire al Quirinale. Un programma di otto punti fermi, paletti imprescindibili per far ripartire il Paese e semmai strappare l’alleanza con i 5 Stelle. Poi nella mattinata di ieri l’ennesimo no di Beppe Grillo. Un conto è scriverlo nel blog, un altro dentro lo studio ‘alla Vetrata’ del presidente. Di mezzo c’è una cosa chiamata Costituzione, che stabilisce le posizioni, i ruoli e le parole. Con Napolitano che ha preso i suoi appunti.

Gli stessi che in serata deve aver mostrato a Bersani. Tanto che il segretario di Bettola è uscito dallo studio con uno sguardo sul futuro più aperto. “Non ci sono né piani A né piani B”, ha affermato ai microfoni. Eppure novanta minuti prima la strada sembrava segnata. E invece: “Ci rivolgiamo a tutto il Parlamento”, c’è bisogno della “corresponsabilità di tutte le forze politiche”. Che cosa è successo? Che cominci a girare il vento?

Ancora è presto per dirlo ma è possibile che Bersani abbia capito la musica: il suo piano non ha strada su cui camminare. Da qui due ipotesi: o il passo indietro in favore di Pietro Grasso, il nome più chiacchierato della XVII legislatura, alla guida del cosiddetto governo di scopo – strutturato da un’agenda snella, con punti concordati, come la legge elettorale, e l’elezione del nuovo inquilino del Colle – oppure la sterzata. Andare a cercare quei voti bussando alla porta di Silvio Berlusconi. In questo caso tuttavia le consultazioni di Bersani, più che all’esterno, si trasformerebbero, come sottolinea bene il Foglio, in una sorta di referendum interno. O in una sorta d’incarico esplorativo che faccia le veci dell’attuale presidente del Senato.

Sempre che il segretario del Pd non rinunci ai rimborsi elettorali, come nuovamente chiesto in mattinata dai 5 Stelle: “Non lo farà mai”, ha affermato il capogruppo al Senato dei grillini, Vito Crimi. “Nel caso lo facesse sarebbe il primo atto di un cambiamento vero, reale, provato. Faccia questo gesto e poi ne riparliamo”. A Bersani la scelta.

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