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Giovedì, 19 Maggio 2022
Politica / Italia

Bersani getta l'esca ai Cinque Stelle, ma quota 159 è lontana

Con l'appoggio dei montiani di Scelta Civica il segretario del Partito democratico arriva a quota 144 in Senato, ma per formare un governo ha bisogno di 159 voti. Per Bersani il compito è difficilissimo

Secondo giorno di consultazioni per il premier pre-incaricato Pierluigi Bersani. Il segretario del Pd questa mattina, a partire dalle 10.30 nella sala del Cavaliere di Montecitorio, ha incontrato i rappresentanti di Confagricoltura, Cia, Copagri, Confcoperative e Coldiretti. Alle 12.30 incontro con il presidente del Censis, Giuseppe De Rita. Nel pomeriggio alle 16 sarà la volta di Confindustria, alle 17 di Alleanza Cooperative Italiane, alle 18 di Confapi e Confprofessioni e infine alle 18.30 Abi e Ania.

E' tempo di conti.  I voti sicuri al Senato per ora sono 123. Poi nel Pd sono convinti che il premier pre-incaricato Pierluigi Bersani possa fare affidamento anche sui 21 senatori di Scelta Civica che lo porterebbero a 144, ovvero a 15 voti soltanto da quota 159, la maggioranza minima dell'Assemblea di Palazzo Madama composta da 319 senatori (315 più i quattro senatori a vita).

In questo momento i voti sicuri del segretario dei democratici sono i 105 del Pd (tolto il presidente del Senato, Pietro Grasso, che non vota), 10 dal gruppo Misto (7 di Sel più Stefania Pezzopane, Emilia Grazia De Biasi, Renato Guerino Turano mentre esclusi dal computo sono i voti degli altri due componenti del Misto, la senatrice ex M5S Giovanna Mangili e il senatore a vita Carlo Azeglio Ciampi) e 8 dal gruppo Per le Autonomie che conta 10 membri ma il voto del senatore a vita Giulio Andreotti è escluso e quello di Emilio Colombo è considerato in bilico.

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Siamo a quota 123. Il resto dell'Assemblea dove Bersani dovrà trovare i voti mancanti per poter dimostrare al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di avere una maggioranza certa (cioè almeno 159 voti) è composta dai 21 montiani, dai 53 senatori del Movimento 5 Stelle, dai 16 della Lega, dai 91 del Pdl e dai 10 di Grandi autonomie e libertà, gruppo nato dall'unione di esponenti dell'Mpa, del Pdl e della Lega: "Il motivo per cui siamo nati era dare all'Mpa la possibilità di non restare in un misto dominato da Sel. Loro hanno permesso la nascita del gruppo leghista alla Camera, noi ricambiamo il favore al Senato", spiega un senatore. Ma se il motivo della nascita del gruppo è strettamente tecnico, non è escluso che possa diventare quello il contenitore per un 'soccorso verde-azzurro' al tentativo Bersani: "Vedremo...".

"Non c’è nulla di impossibile" dice Pier Luigi Bersani, che ieri ha iniziato le consultazioni con le partisociali (ieri i Comuni, oggi le imprese). "Con la squadra che ho in mente e il programma che faremo, i numeri ci saranno perché li staneremo sui fatti". "Non rincorriamo il M5S - ha detto il segretario Pd - io farò proposte di cambiamento sul piano programmatico, il M5S si prenda le sue responsabilità".

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