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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Nuovo governo

Bersani, via alle consultazioni "per il governo del cambiamento"

E' per ora un incarico esplorativo quello che il presidente Napolitano ha consegnato nelle mani del segretario Pd. Ora la partita si sposta al Senato. Obiettivo: cercare una maggioranza che permetta di costruire un esecutivo 'allargato'

Qualche minuto prima delle 17 la vettura con a bordo Pierluigi Bersani ha attraversato il piazzale del Quirinale. Qualche istante prima dell’ora fissata, così forse per non iniziare la sua avventura di governo alle 17 di un venerdì molto chiacchierato e discusso nelle cronache nostrane. Mezz’ora di faccia a faccia con Giorgio Napolitano, poi l’ufficialità di quell’incarico certo fin dalle prime ore del mattino. "Ho conferito, in continuità con eloquenti precedenti, all’onorevole Bersani l’incarico di verificare un sostegno parlamentare certo, a un governo che abbia la fiducia delle Camere", ha subito sottolineato il Capo dello Stato. Con due premesse: far presto e un deciso richiamo alla coesione politica (se pur difficile).

"Ringrazio il presidente Napolitano per l'incarico che mi ha dato. Lo svolgerò con la massima determinazione ricercando quell’equilibrio a cui il presidente della Repubblica ha fatto riferimento". Sono state queste le prime parole della nuova vita da premier del segretario del Pd. Da qui a quello che dovrà essere il suo esecutivo: "Un percorso di riforma che sia in grado di realizzare quello non e' stato fatto qui e cioè aspetti rilevanti di riforme costituzionali e politico-elettorale".

La palla ora dal Colle passa nelle mani di Bersani. Non un mandato pieno, ma uno esplorativo. Quindi dalle consultazioni del Quirinale a quelle di Bersani, chiamato a trovare i numeri della fiducia. La sfida dell’uomo di Bettola passa tutta da qui: "Mi metterò al lavoro certamente con un primo necessario riferimento alle forze parlamentari che chiederò di incontrare senza dimenticare il dialogo, il colloquio con i soggetti sociali". Senza indugi, come chiesto a fine colloquio: "Inizierò da subito", assicura Bersani, "cercherò di corrispondere l'incarico nel solco delle parole di Napolitano e cioè l'avvio di una legislatura che abbia un governo in condizioni di generare il cambiamento necessario".

Come? Cambiamento, responsabilità, le parole di sempre, pronunciate 24 ore dopo la batosta elettorale, riconfermate ieri prima di salire al Quirinale. Ma anche con una leggera sterzata, quella di ieri sera, arrivata al termine del primo colloquio con il Presidente della Repubblica: "Non ci sono né piani A né piani B". E ancora: "Ci rivolgiamo a tutto il Parlamento", c’è bisogno della "corresponsabilità di tutte le forze politiche".
 
Anche al Pdl? Ancora è presto per dirlo ma è possibile che Bersani abbia capito la musica: il suo piano, un governo Pd, 5 Stelle, non ha strada su cui camminare. Da qui due ipotesi: o il passo indietro in favore di Pietro Grasso, il nome più chiacchierato della XVII legislatura, alla guida del cosiddetto governo di scopo – strutturato da un’agenda snella, con punti concordati, come la legge elettorale, e l’elezione del nuovo inquilino del Colle – oppure la sterzata. Andare a cercare quei voti bussando alla porta di Silvio Berlusconi. Larghe intese, insomma; il modello tedesco. In questo caso tuttavia le consultazioni di Bersani, più che all’esterno, si trasformerebbero, come sottolinea bene il Foglio, in una sorta di referendum interno. O in una sorta d’incarico esplorativo che faccia le veci dell’attuale presidente del Senato.

Sempre che il segretario del Pd non rinunci ai rimborsi elettorali, come nuovamente chiesto in mattinata dai 5 Stelle: "Non lo farà mai", ha affermato il capogruppo al Senato dei grillini, Vito Crimi. "Nel caso lo facesse sarebbe il primo atto di un cambiamento vero, reale, provato. Faccia questo gesto e poi ne riparliamo". A Bersani e al Pd la scelta.

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