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Venerdì, 20 Maggio 2022
POLITICA / Italia

Matteo Renzi e il piano B del Partito democratico

Dopo la direzione lampo, Bersani va avanti con Monti e chiede il ‘permesso’ a Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Intanto nel Pd si parla già di piano B: larghe intese per poi lanciare Matteo Renzi

Meno di un’ora. E’ durata poco ieri sera la direzione del Pd, pochissimo. Giusto il tempo di salutarsi, stringersi le mani, ascoltare Bersani, salutarsi e andare a casa. Avanti con Monti per un governo di minoranza. Il tutto con la benedizione di Silvio Berlusconi e Beppe Grillo che in due contano circa 170 senatori. Una sorta di silenzio assenso, almeno per quel che riguarda la fiducia. Tradotto nel tecnico, la fuoriuscita dall’aula di Palazzo Madama nel giorno del voto. Con i grillini che potrebbero misurarsi sul programma Bersani attuando il modello Sicilia e il Pdl che potrebbe far da spalla a Bersani per quel che riguarda le riforme istituzionali. Sempre che al Quirinale faccia base un moderato, un uomo cioè gradito al Popolo delle Libertà. L’idea è questa.

Un progetto su carta per adesso senza fondamenta né impalcature. Con Beppe Grillo che non vuol sentire parlare di escamotage in stile ’94, quando a ‘nascondersi’ furono i senatori a vita, e con il Pdl, parola di Alfano, disponibile solo ad un governissimo politico. Larghe intese e governo bi-colore. Altrimenti il voto, prima possibile.

Bersani, che vede la strada sempre più in salita, proverà ogni soluzione. A cominciare, pare, dal richiedere un prolunga a Napolitano della sua missione esplorativa. Il tutto sapendo che la via è “strettissima”. Per questo c’è chi ipotizza altri scenari, ‘sommersi’ e meno dibattuti sulle piazze pubbliche e istituzionali. Come quello comparso sulle pagine del Corriere della Sera che vorrebbe il segretario del Pd corteggiare quei grillini “che fanno capo all'associazione ‘agenda rossa’ di Salvatore Borsellino (che peraltro hanno già votato per Pietro Grasso in dissenso dal Movimento 5 Stelle) e con quelli che sono vicini a Libertà e giustizia di Gustavo Zagrebelsky”. Ipotesi.

BERSANI INCONTRA PDL E LEGA: "O GOVERNI CON NOI O SI VA AL VOTO"

PIANO B – E questo per quel che riguarda il capitolo Bersani. Poi c’è quello del Pd, il partito del non voto, che nelle ultime ore sta aumentando di consenso. Se il piano A è ‘roba’ del segretario, quello B è in pancia e in seno al Partito democratico. Un governo a scadenza, tra Pd, Pdl e Scelta Civica, che poggi su una piattaforma programmatica condivisa, che passi dalla riforma della legge elettorale, e che reintroduca il Paese a nuove elezioni nella primavera 2014.

Reggi-2REGGI – A quel punto il Partito democratico comincerebbe a muoversi in autunno con Matteo Renzi, una volta passato in carrozza per la via delle primarie, pronto a guidare con un anno di ritardo la partita del centro – sinistra. Un’ipotesi avvalorata questa mattina da Roberto Reggi, l’ex responsabile della campagna elettorale per le primarie del sindaco di Firenze, che sulle pagine del Foglio ha dichiarato: “E’ inutile negarlo, nel Pd ci sono due partiti nel partito. Uno, in caso di fallimento di Bersani, vuole le elezioni. L’altro semplicemente no. Ecco. Noi siamo per il partito del semplicemente no”. “Qui – continua Reggi – non si tratta di voler fare inciuci con Berlusconi, si tratta di saper fare i calcoli. I numeri dicono che se vuoi fare un governo, ti allei con chi quel governo può permetterti di farlo; e in questo senso Berlusconi di matematica ci capisce più di Fassina. Ecco. Bisogna essere saggi. E in un momento come questo sarebbe una pazzia non seguire la saggezza di Napolitano”.

NAPOLITANO – Renzi che tifa per Bersani, Renzi lealmente allineato agli otto punti del segretario e con lui i quel sentiero strettissimo. Ma dall’altra parte, c’è sempre un Renzi a cui una transizione breve – e dal consenso allargato –  troppo dispiacere non farebbe. Giusto il tempo per organizzare e pianificare la sfida, il suo giro di giostra. A meno che Napolitano non alzi il telefono e lo inviti a recitare la parte del traghettatore. “Mi auguro – dice con un sorriso Reggi – che questo non accada. Ma se Napolitano dovesse chiamare è ovvio che in quel caso la risposta non potrebbe essere che una: ‘Sì’”.

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